Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80

Matteo Berardini
2022-09-14 10:16:25
Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80

Il testo di Matteo Berardini, Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80, spazia liberamente tra il polo analitico e quello descrittivo, utilizzando la griglia teorica disegnata da Lynch per edificare un discorso sulle immagini della città nel cinema USA anni ’70 e ’80.
Più o meno negli stessi anni in cui Kevin Lynch pubblicava The Image of the City, testo imprescindibile di architettura e antropologia urbana, Italo Calvino, dall’altra parte dell’Atlantico, componeva Le città invisibili, poema d’amore dedicato alle città “nel momento in cui stanno scomparendo”. Il ricco testo di Matteo Berardini, Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80, spazia liberamente tra questi due poli, l’analitico e il descrittivo, utilizzando la griglia teorica disegnata da Lynch per edificare un discorso sull’immagine (o meglio, sulle immagini) della città nel cinema USA anni ’70 e ’80.
Nato da una tesi di laurea magistrale, lo studio di Berardini funziona come un ascensore di cristallo, trascinando il lettore in un movimento trasversale che attraversa piani molteplici – storico, politico, cinematografico, interpretativo – restituendo con chiarezza la complessità di un periodo cruciale per la comprensione del cinema e della contemporaneità. Un cosmo regolato da due opposti poli di attrazione: “La small town – o cittadina di provincia – nasce come soluzione abitativa alternativa alla metropoli, ma diventa presto parte fondante dell’immaginario collettivo statunitense; un mitologema che si radica nella cultura nazionale e trova il suo elemento complementare e opposto nella dark city, la città oscura e tentacolare.”
Entrambi gli archetipi, argomenta Berardini, trovano grazie a Hollywood una vivida e piena rappresentazione. All’anti-urbanesimo degli anni ’70, espresso nelle feroci metropoli di Taxi Driver, Il braccio violento della legge, Klute, Hardcore, risponde la small town idealizzata (ma non idillica) di Ritorno al futuro, Velluto blu, con il suo portato di nostalgia per il perduto Eden degli anni ’50. Agli anni ’50 guardava anche la Reaganomics, la politica delle presidenze Reagan (1980-1989), che contribuì a radicalizzare le differenze economiche e sociali in un divario che si riflette in titoli come Il giustiziere della notte, I guerrieri della notte, 1997. Fuga da New York, Cruising, dove le città si trasformano in teatri di battaglia divisi tra bande, attraversate da vendicatori solitari. Proprio “l’immagine della città” codificata da Kevin Lynch viene messa sistematicamente in crisi dal cinema, scrive Berardini: “L’esplosione di distopie, pastiche, frontiere urbane che rendono impossibile una figurazione ordinata e usufruibile del tessuto metropolitano.”
La tendenza si accentua nei frenetici anni ’80, in cui la città si muove “tra cinefilia e pastiche” secondo un filtro postmoderno, testimoniando il dilagare di “una memoria ludica, all’interno della quale il culto eighties per la patina dell’immagine si intreccia a reminiscenze noir sempre più insistite.” Sono gli anni delle metropoli mitologiche di Strade di fuoco, Fuori orario, Blade Runner, ma anche della ricostruzione iperreale di Las Vegas di Un giorno lungo un sogno e della Gotham City espressionista di Tim Burton. Derive surreali o fantascientifiche che però raccontano e per certi versi anticipano alcuni aspetti autentici, e dunque più inquietanti, dell’urbanismo americano di fine secolo: le walled cities, città-fortezza militarizzate, le gated communities, forme sperimentali di segregazionismo socio-economico, e il neighborhood watching, una sorta di panopticon autogestito dai residenti.
Con gli anni ’90, l’archetipo della dark city tende a sparire, volgendosi piuttosto al recupero, culturale e cinematografico, di “una risorsa da coltivare, un patrimonio da difendere […] Detroit, Chicago e altre superstiti della Rust Belt sono ancora il patrimonio, distorto e paradossale, lasciato da un’era figlia dell’eccesso e di un cieco perseguimento del benessere.” Qui si arresta Strade di Fuoco, alle porte dell’attualità, dopo avere vagabondato in un ventennio cinematografico ricchissimo, irripetibile, fervido di contaminazioni, in cui New York ha incontrato Senofonte (I guerrieri della notte). Il volume di Berardini è una dettagliata, fiabesca geografia di un territorio che conosciamo bene, ma che non finiremo mai di esplorare.

Rudi Capra ©Ondacinema settembre 2022

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