"Autobiografia involontaria": intervista a Maurizio Nichetti sul Corriere del Trentino

Maurizio Nichetti
2017-04-17 08:34:15

Nel 1989, Maurizio Nichetti viene invitato al festival del cinema di Mosca per presentare Ladri di saponette. Mentre attraversa la Piazza Rossa viene riconosciuto da tre elettricisti di Como in trasferta per lavoro. I tre vorrebbero assistere alla proiezione del film ma di biglietti non se ne trovano più. Racconta Nichetti: «Ho detto loro: non c’è problema, entrerete con me. Alle sera i tre si presentano puntuali all’entrata degli artisti: «Italia Delegatia!» esclamo e così passano insieme a me e a mia moglie, come previsto. Solo che i responsabili della sicurezza non ci mollano un momento, ci tengono sempre uniti, ci spingono verso il palco: «Italia Delegatia…Italia Delegatia», insomma non riesco a farli sedere in platea. Così mi ritrovo sul palco davanti a duemila spettatori con tre elettricisti di Como applauditi come George Clooney». È uno dei tanti aneddoti raccontati
dal famoso regista nel suo primo libro: Autobiografia involontaria (Bietti Heterotopia, 232 pagine, 16 Euro), da pochi giorni in libreria. Un’autobiografia decisamente fuori dagli schemi. Intanto perché non segue un ordine cronologico: aneddoti, fatti, personaggi (da Charlie Chaplin a Jacques Tati, da Bruno Bozzetto a Nanni Moretti) si susseguono secondo un criterio emozionale piuttosto
che cronologico. Spiega Nichetti: «Ho cercato, in tutti i miei film, di trasmettere storie e raccontare
personaggi, ma soprattutto di descrivere emozioni. Quel mare di emozioni che ognuno di noi vive sin dalla nascita e che a volte riaffiorano, come e quando vogliono, dentro un pensiero, un’inquadratura, una pagina di libro». La seconda anomalia è che l’autobiografia si presenta anche come una sorta di Zibaldone di pensieri. Pensieri sul cinema come espressione artistica, ovviamente, ma anche sul contesto sociale e culturale in cui il cinema italiano ha operato dal dopoguerra ad oggi. La terza anomalia è data da un’inedita interazione fra testo e immagini. Grazie a una app gratuita, l’autobiografia diventa multimediale, con nove filmati che integrano ed esplicitano il racconto.
Nichetti, lei ha cominciato come pubblicitario e come mimo. Poi ha fatto l’attore, lo sceneggiatore e infine il regista. Oggi dirige la sezione milanese del Centro sperimentale di cinematografia e comincia a scrivere libri. Sta pensando di cambiare mestiere un’altra volta?
«Prima di Ratataplan ho fatto varie cose. Dopo ho continuato a fare il regista di cinema ma non ho mai smesso di fare anche quello che facevo prima: la pubblicità, il teatro, la lirica, l’insegnamento».
Le piace insegnare?
«Sì, mi è sempre piaciuto. Ho cominciato a 27 anni fondando la scuola di mimo Quellidigrock e continuo adesso con il Centro sperimentale».
È stato anche direttore del Festival del cinema della montagna di Trento…
«Sì, sono arrivato a Trento nel 2004 come giurato e sono stato nominato direttore artistico nel
2005. Nel 2001 avevo girato Honolulu Baby, il primo film europeo con una post produzione
digitale. Ero arrivato al massimo della sperimentazione, da lì in avanti avrei avuto bisogno di molti soldi per fare film come Il signore degli anelli, Harry Potter eccetera. Arrivando a Trento sono
rimasto affascinato dall’opposto, cioè dal fatto che una persona potesse andare in giro per il mondo girando, da solo, lungometraggi».
È stato tentato di diventare anche documentarista?
«No, no. Se mai la scoperta che il digitale stava diventando fondamentale anche per i documentari:
non potendo competere con l’industria cinematografia digitale, potevi diventare competitivo su altri fronti. Infatti oggi nessuno si stupisce se un documentario vince a Berlino a viene candidato all’Oscar».
A Trento ha fatto anche il regista di opere liriche.
«Sì, ho fatto il Barbiere di Siviglia nell’99, all’Auditorium Santa Chiara. L’ultima opera è
stata il Don Pasquale, messa in scena al Teatro Sociale».
Uno dei capitoli più interessanti del libro riguarda il trentino Fortunato Depero.
«Mi sono laureato in architettura con una tesi su Futurismo e avanguardie artistiche del Novecento.
Mi sarebbe piaciuto raccontare la vita artistica di Depero, genio creativo che anticipò i temi dell’arte applicata: arredamento, grafica pubblicitaria, packaging. Ad esempio l’inconfondibile forma conica della bottiglietta del Bitter Campari».
Forse in Italia non ha avuto il successo che meritava perché il Futurismo italiano viene identificato con Marinetti e con il fascismo.
«Già. Mentre il Futurismo russo veniva identificato con il comunismo. Sono i paradossi della storia, il Futurismo è stato in realtà un movimento autenticamente rivoluzionario, non riconducibile
a un’ideologia. Il mio interesse per Depero andava al di là del fatto artistico: il personaggio si prestava per raccontare la bellissima storia d’amore tra lui e Rosetta Amadori, storia sopravvissuta a due guerre mondiali, una dittatura, il crollo di Wall Street. A Rosetta, fra l’altro, si devono tutte le applicazioni su stoffa dei temi grafici del marito e la realizzazione dei famosi “arazzi”. Sui Depero
ho anche scritto una sceneggiatura per la Rai, che pubblico integralmente nel libro».
Che fine ha fatto?
«Dispersa nell’etere».
Spesso si scrivono autobiografie per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Non nella sua.
«Premesso che non ho molti sassolini da togliermi e che quei pochi me li tengo volentieri, penso che sarebbe stato molto banale scrivere un libro per attaccare chi non si è avuto il coraggio di attaccare nel momento giusto«.
Tra le cose più interessanti del libro ci sono sicuramente gli episodi che riguardano alcuni personaggi famosi, come Tati, Chaplin, Moretti.
«Ne avrei potuto raccontare molti di più. Mentre giravo a Cinecittà, Antonioni è venuto di
persona a chiedermi se per favore gli cedevo per qualche ora la sala in cui stavo lavorando. Ne
sono rimasto basito e onorato. Ma la cosa è finita lì, non sarebbe stato giusto spacciarla oggi
come chissà che cosa».
Vittorio Borelli ©Corriere del Trentino, 15 aprile 2017

Ultimi post dal blog

“L’opera di Spike Lee ha molto da dirci e tutti possiamo impararvi qualcosa, almeno a guardare oltre l’apparenza”. Da sempre li chiama “joint” i suoi film, Spike Lee: termine di uso comune nel linguaggio americano per la sigaretta di hashish o marijuana, la “canna” diremmo noi, al punto che nei suoi titoli di testa appare sempre con fierezza la scritta “A Spike Lee Joint”. Ma il joint di Spike Lee non c’entra nulla con tutto questo, egli ha da sempre ripudiato l’uso di qualsiasi droga, va bensì inteso come “comune”, un’unione di forze che non riguarda solo il regista ma tutta [...]
Spike Lee, il regista afroamericano di film cult come Fa' la cosa giusta, Malcolm X e La 25a ora (primo film girato a New York dopo l'11 settembre), è autore dall’ironia caustica e intelligente: il suo cinema dall’andamento altalenante, che alterna grandi successi ad altrettante clamorose rovine, è in grado di osservare come pochi altri la complessa società americana, attraversata da conflitti, contraddizioni, pregiudizi, questioni razziali e di gender. L’ultima fatica di Spike Lee, BlacKkKlansman, è stata osannata da pubblico e critica, ricevendo il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2018 e il Premio del Pubblico al Festival di [...]
Una delle presenze più forti di Profondo Giallo è un venerato maestro del cinema e del costume italiano, Enrico Vanzina: oggi pomeriggio alle 18 al Museo della Stampa di Libertà (via Benedettine 68), Vanzina presenterà il suo ultimo romanzo giallo, La sera a Roma (Mondadori) in un dialogo coordinato da Angela Marinetti, con il critico cinematografico Claudio Bartolini e con il giornalista e docente di Storia del cinema Rocco Moccagatta. Bartolini è autore di Il cinema giallo-thriller italiano (Gremese), completissima mappatura e analisi del cinema di genere italiano, mentre Moccagatta ha condotto una lunga, appassionante e interessantissima intervista ai Vanzina [...]

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Best seller

Autobiografia involontaria
Maurizio Nichetti è famoso come regista di Ratataplan, Ho fatto splash, Ladri di saponette, Volere volare, che sono stati visti [...]

Articoli piu' letti