Gli Amanti dei Libri: «Cinque domande ad Andrea Scarabelli»

Antarès Prospettive Antimoderne
2015-04-14 15:04:37
Gli Amanti dei Libri: «Cinque domande ad Andrea Scarabelli»

Forse non tutti i lettori sanno che Bietti è una delle più longeve case editrici milanesi. Recentemente è stata “rifondata” e, oltre a dedicarsi all’editoria libraria, da qualche tempo pubblica anche una rivista, “Antarès”. Noi abbiamo incontrato Andrea Scarabelli, direttore della pubblicazione, e gli abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio questa realtà.

“Antarès” ha una storia particolare, ci può raccontare come nasce?

Nasce nell’Università Statale di Milano, per quello che, a mio parere, può essere considerato un curioso processo di “eterogenesi dei fini”. È quanto accade quando un’azione o un processo, che hanno certe finalità, finiscono per sortire effetti opposti. Questo è accaduto: che la cultura accademica, bigotta, provinciale e conformista, ha escluso dal suo campo tutta una serie di pensatori “eretici”, addestrando legioni di studenti e studiosi a fare lo stesso, per perpetuare quella “tradizione orale” assai peculiare nel nostro Paese. Orale, certo, che determina poi però quello che viene o non viene scritto, che viene o non viene pubblicato. In sintesi, ciò che è da considerarsi “interessante” e ciò che invece va emarginato. Gli stessi pregiudizi vengono poi comunicati a tutte le sfere della cultura “alta” che agiscono di conseguenza, ripetendo gli stessi cliché ad infinitum. Ma che accade? Un gruppo di studenti si accorge del trucchetto e decide di riaprire proprio quei libri, di frequentare le riflessioni di quegli autori che non piacciono ai cattedratici. E nasce Antarès. Tirata in poche copie, impaginate dal sottoscritto e stampate nel laboratorio di informatica della Statale. Un fascicolo su H. P. Lovecraft, il romanziere, certo, ma anche l’antimoderno, avverso al progresso, ad un Occidente che ha rinnegato la propria essenza. Contro il mondo e contro la vita (come scrisse Houllebecq). Un numero sulla metafisica del camminare ed un altro sugli antimoderni – Evola, Jünger, Mishima, Spengler, Pasolini.

Per quale motivo la Bietti, storica casa editrice libraria milanese, ha raccolto la sfida di realizzare “Antarès”?

Sinceramente, non me ne capacito tutt’ora! Per incoscienza, certo, assoluta incoscienza. Per due motivi: anzitutto perché ha voluto mantenerne la originaria formula gratuita. In secondo luogo, in quanto la stagione delle riviste ormai è inoltrata. Ma è una incoscienza che spesso e volentieri salva la cultura, quando quest’ultima è preda di un “politicamente corretto” il cui esercizio avviene sovente con strumenti culturalmente e politicamente scorrettissimi. Di editori “coscienti” ce ne sono a bizzeffe. Ecco perché, per leggere certuni autori, bisogna cercare i loro libri in librerie piccole e nascoste ovvero in biblioteche, perché non vengono più ristampati. Questo è il prodotto della “coscienza”. La storia degli editori “coscienti” è scritta ovunque, sulle pagine culturali dei giornali, nelle librerie del centro, nei talk-show televisivi. Quella degli editori “incoscienti” attende ancora di essere scritta. Credo che la Bietti potrebbe costituirne un capitolo piuttosto interessante. Perché è per merito di questa casa editrice, ad esempio, che da qualche tempo è possibile leggere “Carta da Visita” di Ezra Pound, la cui ultima edizione risale agli anni Settanta e venne approntata da Vanni Scheiwiller, altro editore che sempre si batté contro la censura e le tare della cultura ufficiale italiana. Un altro capitolo di questa storia eretica, s’intende.

Da quali figure professionali è composto lo staff che cura questa rivista? Quali obiettivi vi siete proposti e che cosa pubblicate?

L’organico è composto interamente da studenti (laureandi o appena laureatisi). La direzione editoriale è ricoperta dal sottoscritto. Direttore responsabile è invece il giornalista Gianfranco de Turris, che conobbe Antarès nella sua prima formulazione universitaria e ha collaborato in più occasioni con la casa editrice, con antologie e curatele. È una figura straordinaria della cultura italiana, il cui contributo è sempre stato volto alla circolazione delle idee, anche quelle scomode per le intelligenze che disciplinano la loro diffusione. Il che poi è lo stesso obiettivo di Antarès: far circolare le idee, quelle idee, “incoscienti” anch’esse, che malvolentieri accettano etichette e che sono i veri motori immobili della storia.

Un punto fondamentale che viene analizzato nel vostro manifesto, ed è anche citato nel sottotitolo, è il riferimento all’antimodernismo – possiamo spiegare cosa intendete?

Si tratta di un concetto che troppo spesso è stato frainteso. Molti hanno visto negli antimoderni degli intellettuali che si limitarono a mettere alla berlina il proprio presente, in nome di chissà quale insofferenza verso di esso. Nulla di più falso. Essi, al contrario, criticarono lo stato di fatto in nome di una visione alternativa delle cose. Qui ci si può riferire al libro di Davide Bigalli Un’altra modernità, dato alle stampe per i tipi della Bietti prima dell’estate. Esso è volto a mostrare questa ambivalenza, che è poi la stessa della modernità. Ovviamente, la discussione richiederebbe diversi volumi e non una chiacchierata. Due cose, però, mi preme sottolineare: già la semplice esistenza di questi autori vorrà pur dire qualcosa, no? Intendo dire che la presenza di intellettuali che non si lasciano abbindolare dalle sirene del presente è un simbolo del fatto che forse questo nostro tempo, nonostante spesso si dica il contrario, non è così univoco, unidimensionale, ma esibisce numerose falle. L’antimodernismo è un prodotto della modernità, una proiezione delle aporie del moderno, che divengono sempre più evidenti con il passare dei decenni. E qui arriviamo al secondo frangente del problema: le teorie degli “antimoderni”, spesso considerate stravaganti o retrograde, oggi trovano il loro compimento. Qualcuno si è forse accorto ad esempio che quanto si va denunciando circa la crisi economica era già stato detto decenni addietro da alcuni “antimoderni”? È il tema del prossimo numero, nel quale non mancheranno sorprese. Crisi della democrazia, ecologia, fallimento dell’idea di progresso – tutte tematiche già trattate, già sviscerate. E dagli antimoderni, per giunta. Peccato i loro libri siano introvabili, a causa della “coscienza” di cui sopra, da cui prima o poi sarebbe altrettanto “cosciente” liberarsi…

I lettori che desiderano sfogliare e leggere “Antarès” come possono fare?

Antarès è gratuita. Come ha detto poco tempo fa Luca Gallesi, ad una presentazione della rivista, se il moderno vede la mercificazione di qualsiasi attività umana, allora la gratuità è la forma antimoderna per eccellenza. È la gratuità del dono che non poche voci del nostro tempo hanno indicato come una possibile via per uscire dalla crisi. Idea che sottoscriviamo del tutto. Pertanto, essa non si affida alla distribuzione ma viene distribuita in tutta una serie di librerie fiduciarie il cui elenco è presente sul sito dell’iniziativa. Stiamo attualmente sviluppando l’idea di un mini-abbonamento, che copra le mere spese di spedizione, per poter raggiungere i lettori di quelle città non ancora coperte da questa forma di distribuzione. I numeri sono poi disponibili, in formato pdf, sul sito della rivista.

 

(Riccardo Barbagallo, «Gli amanti dei libri», 9 ottobre 2012)

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