Se Marilyn Monroe non fosse morta in un torrido inizio agosto del 1962, oggi, 1 giugno 2026, compirebbe cento anni. Anzi, Marilyn compie cento anni nel delizioso librino di Bruna Magi Marilyn, i miei primi cento anni (Bietti Fotogrammi, 80 pp., 6,99 euro) L’autrice ha scritto per numerose riviste (Panorama, Anna, Grazia, Gioia) e ora collabora con Libero per le pagine di cinema e spettacolo; già nel 2022 aveva realizzato una “intervista impossibile” a Marilyn, testo scritto nel sessantesimo anniversario della morte della diva. Ma qui si spinge oltre: immagina una vita alternativa, lunghissima e piena di soddisfazioni, per la più bionda delle bionde (Blonde era il semplice ed eloquentissimo titolo del romanzo della sua vita scritto da Joyce Carol Oates).
Il racconto comincia con quel premio che Marilyn non ebbe mai, anche se lo avrebbe meritato, oh se lo avrebbe meritato: l’Oscar. Alla faccia di chi pensava che fosse solo una adorabile svampita, che non recitava la parte dell’oca ma che lo era davvero. Marilyn era un’attrice di tutto rispetto, dai tempi comici e dalla mimica perfetta e una allieva dell’Actors Studio che, quando ebbe la possibilità di interpretare un film drammatico (e non l’eterna riproposizione della maschera della vamp svaporata e ammiccante), negli Spostati, diede un’ottima prova attoriale. E dunque, ecco che nell’incipit di Marilyn, i miei primi cento anni, Bruna Magi ci presenta la diva di Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo ricevere l’Oscar, non alla carriera, ma alla Leggenda, direttamente dalle mani del più bello dei belli del grande schermo, Brad Pitt.
Ma non è la sola soddisfazione che si toglie questa versione di Marilyn: dopo essere stata strapazzata, sedotta e abbandonata dal presidente Kennedy e dal fratello Bob, infatti, la Marilyn di Bruna Magi – sia questa una fantasticheria, un bellissimo sogno a occhi aperti o un racconto fantascientifico ambientato in una dimensione parallela – è riuscita anche a diventare la prima donna presidente degli Usa: quindi, parafrasando le parole, non proprio originalissime, della canzone intonata il 19 maggio 1962 al Madison Square Garden di New York per il quarantacinquesimo compleanno di John Fitzgerald Kennedy, “Buon compleanno Mrs. President!”.
Nel suo sfrenatamente fantasioso volo pindarico, Bruna Magi immagina anche che Marilyn abbia risposato il suo secondo marito, Joe DiMaggio, con cui si diletta in un viaggio in Italia, sorta di riproposizione della gloriosa tradizione del Gran Tour, e che si riveli davvero per quel che era sempre stata e che il pubblico ha scoperto solo dopo la sua morte: una donna intelligente e sensibile, e anche una grande lettrice (nella cui biblioteca compaiono centinaia di titoli): davvero non erano solo foto posate quelle in cui era immortalata in abbigliamento sportivo e con un libro sempre fra le mani – e uno di questi tomi era l’Ulisse di Joyce, mica robetta.
In questo godibilissimo divertissment Marilyn, complici i progressi della scienza, della cosmesi e della medicina, non è una vecchiatta grinzosa e immobile, che rievoca con nostalgia amara il passato: è una centenaria piena di brio, che dimostra molti meno anni della sua età, in formissima nel fisico come nello spirito. E che si diverte, per giunta, a togliersi alcuni – tanti – sassolini dalla scarpa, dicendo la sua sui film che avrebbe voluto interpretare, o sulle leggende del cinema (registi e attori che, benché incensati da pubblico e critica, non riscuotono le sue simpatie, in primis Visconti che non l’avrebbe proprio vista come Angelica nel Gattopardo), o sugli uomini politici e le icone del nostro tempo: anche su di loro la prima Mrs. President della storia americana esprime giudizi divertiti e tranchant.
Si dice che una volta Albert Einstein (ma l’aneddoto è riferito anche a G. Bernard Shaw e a una bella dama del suo tempo, dunque è lecito dubitare dell’autenticità) disse che se lui e Marilyn avessero avuto un figlio, sarebbe stata una fortuna per l’umanità se quest’ultimo avesse avuto l’aspetto di lei e il cercello di lui, e una catastrofe se fosse accaduto il contrario. In realtà, Marilyn aveva non solo un fisico mozzafiato, ma anche un cervello di tutto rispetto: e questo delizioso librino, che si legge in due ore e mette di buonumore per una settimana, è la vendetta di tutte le donne ritenute, a torto, troppo graziose, troppo formose, troppo seducenti per essere anche pensanti e intelligenti, e un invito a non giudicare mai dalle apparenze.
Silvia Stucchi ©Libero 1 giugno 2026