La realtà (stra)ordinaria del governo occulto

Mauro Scacchi
Un’altra modernità – Appunti per una critica metafisica del nostro tempo n. 2/2013
La realtà (stra)ordinaria del governo occulto

Teoria del complotto, cospirazione globale, che brutte parole. Al solo nominarle si rischia d’esser tacciati di creduloneria ed ingenuità, se non di follia o addirittura di spirito sovversivo. A meno che, sia chiaro, non si affermi senza tentennamenti che si tratta di termini inseriti in un gioco, un divertissement letterario, cinematografico o semplicemente verbale. L’ostilità nei confronti di chi vuole cercare di capire i limiti dell’ipotesi di un complotto su scala mondiale, di una cospirazione di respiro planetario, del tentativo di certi poteri forti di manipolare la storia indirizzando l’umanità verso obiettivi oscuri ai più – ebbene, questa ostilità deve avere una spiegazione. In effetti, si trattasse di cosa di poco conto, al più di fronte a tali creduloni si dovrebbe rimanere indifferenti, salvo il caso in cui questo “credere” diventi “fanatismo” e dunque si potrebbe sollevare una ragionevole preoccupazione, la stessa che si ha ad esempio di fronte ai casi di fanatismo religioso.

Eppure l’ostilità verso chi cerca “la verità dietro il velo” promana a prescindere dall’intensità della ricerca e dell’interesse che alcuni mostrano di avere nei confronti di tutto ciò che è nascosto e poco cristallino. La spiegazione più semplice, e forse la più veritiera, è che in generale le persone non vogliono avere problemi e, dato che per loro la serenità risiede nell’accettare come vero tutto ciò che è lineare, convenzionale, uniforme e “normale”, viceversa ciò che è curvilineo, non convenzionale, non conforme ed è riconosciuto come valido solo da una minoranza di soggetti è senz’altro fonte di fastidio, un problema, una perdita di tempo e motivo d’ansia, e infine un falso. La gente comune preferisce che siano altri a dirle come vestirsi, pensare, mangiare, ecc. ecc., e, seppure pochi lo ammetteranno, ai più risulta preferibile che altri decidano financo quali debbano essere i valori morali da ritenersi corretti e quali invece siano da evitare come la peste.

Un discorso, questo, che sposterebbe l’attenzione su diatribe di stampo filosofico, sociale e giuridico, cioè inerenti a quelle materie che trattano, da angolazioni differenti, i comportamenti da tenere al fine di convivere pacificamente in una data comunità. L’aver richiamato quanto sopra è pero fondamentale, in quanto il parlare di cospirazione globale e di governo occulto del mondo si scontra proprio con le assunzioni, erroneamente pensate come innate, che gli aggregati umani si sono dati per garantire a se stessi maggior coesione e forza. Chi pensa in modo diverso dalla massa va isolato, chi canta fuori dal coro è un pazzo. Chi non si mostra d’accordo con un articolo di un regolamento interno di un’azienda, non verrà di certo ostracizzato, chi invece dovesse esprimersi contro la Costituzione italiana rischierebbe di incorrere in pesanti critiche: più e vasto il contenitore che si scuote, più dura sarà la risposta di chi lo vuole tener fermo. Chi contesta l’ordine costituito, dunque un intero sistema inteso come un complesso ordinamento di norme, sia in se stesso sia nelle sue applicazioni concrete, si può dire che “se la va a cercare”. Se poi questo sistema è il “sistema mondo”, contestarlo o anche solo azzardare qualche ipotesi che insinui dei dubbi sulla sua validità (non sulla sua efficacia) può essere molto controproducente per chi volesse comunque cercare di farsi strada, appunto, in questa stessa realtà.

Va detto che tanto i cosiddetti “cospirazionisti” (termine che suona già dispregiativo) quanto i loro detrattori, appartenendo allo stesso sistema (sociale, giuridico, “sistema mondo”), muovono dagli stessi presupposti, divergendo solo nelle scelte successive: i primi scelgono di essere sospettosi e guardinghi verso tutto ciò che i secondi invece prendono per oro colato.

Le dichiarazioni di personalità pubbliche, i motivi della crisi economica e i documenti ufficiali per i cospirazionisti non sono la verità, anzi la occultano, la narrano nella forma e nei contenuti convenienti a chi intende gestirci come delle marionette; per i loro detrattori dette dichiarazioni assumono invece i contorni di certezze scientifiche, nel bene o nel male. Come si vede, l’unica nota che distingue le due fattispecie è la volontà: volontà di non credere ad occhi chiusi a tutto ciò che ci viene raccontato, o volontà di fidarsi acriticamente. Se poi il primo caso possa derivare da paranoia e il secondo da cieca fiducia, non è qui che lo si negherà. Anzi, entrambe le situazioni sono chiaramente estreme e disdicevoli per chiunque voglia pensare a se stesso come “vivo”, “essere razionale” e “libero” (inteso come dotato di autonomia di pensiero e sovrano delle proprie sensazioni, percezioni ed intuizioni).

Poiché in questa sede la paranoia non è ben vista, né tanto meno si vuole rimanere ciechi senza possedere almeno un’ombra di curiosita verso la realtà che ci circonda, procediamo con l’esaminare alcuni gruppi di potere che, nell’epoca attuale, hanno deciso di non nascondersi, anzi di prendere le redini dell’umanità in un modo che mai prima d’ora era risultato tanto visibile. Tracciamo perciò, come ipotesi di lavoro, un breve profilo della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg e della Tavola Rotonda.

La Commissione Trilaterale, anzi la Trilateral Commission (Tc), è un’associazione privata fondata nel 1973 da David Rockefeller e il suo obiettivo è, citando dal sito ufficiale www.trilateral.org, ≪to draw together the highest-level unofficial group possible to look together at the key common problems≫ delle tre aree supervisionate dalla Trilaterale: Nord America, Europa e Giappone. Si tratta di un gruppo di persone altolocate, influenti e ricche, che si riunisce periodicamente per parlare dei problemi comuni al mondo capitalista. Nulla vieta di fare una cosa del genere, ci mancherebbe. Invece di un’associazione bocciofila che calendarizza gare tra pensionati, la Tc si presenta come un’associazione di banchieri, imprenditori, politici, giornalisti, rappresentanti di parti sociali rilevanti ecc., che organizza e pianifica il ritmo con cui l’Occidente (e non solo) deve svilupparsi, e il modo in cui deve farlo. Un salotto elitario in cui si effettuano scelte e si prendono accordi, come in ogni salotto che si rispetti. Con la differenza non trascurabile che poi quelle decisioni, quegli accordi, vengono ribaltati e riproposti agli organismi sovranazionali che, invece, privati non sono. I membri e gli ex membri della Tc li ritroviamo ovunque, ai massimi vertici di ogni Istituzione. Nel sito internet già citato è pubblicato un elenco di membri in cui compaiono nomi molto noti, a sostegno di quanto appena affermato. Ne discende, senza la zavorra di un’ingenuità a questo punto fuori luogo, che a gestire il nostro futuro con regolamenti, direttive e financo leggi dei singoli Stati, in cima alla piramide si trovano quelle stesse persone che discutono nei salotti elitari di associazioni private. Un giro sul web non smentisce questo fatto e stavolta la rete torna in proposito utile, ricca d’informazioni illuminanti. Per gli amanti della buona e vecchia carta stampata, invece, non si può non menzionare un testo che, in larga misura, nelle sue tesi principali, regge: Massoneria e sette segrete. La faccia occulta della storia di Epiphanius (1). Nel libro si trova una citazione dell’autorevole Review of International Studies (n. 12/1986), secondo la quale la Trilaterale si prefigge di raggiungere il “mantenimento di favorevoli condizioni per l’accumulazione di capitale su scala mondiale”, e che la Tc è “forse la più importante istituzione per promuovere l’egemonia di una classe capitalista supernazionale e di incorporamento di elementi subalterni nell’alveo di tale egemonia”. Per fare cio, la Trilaterale si è dotata di “cerchi concentrici di partecipazione”, cioè di membri rappresentanti i Paesi la cui economia ed il cui sviluppo intende guidare, dai più potenti fino a quelli meno capaci d’influenzare la storia, perché e della storia dell’umanità che si parla.

Ancora più elitario è il Gruppo Bilderberg (2), il cui sito ufficiale è www.bilderbergmeetings. org, dove molto interessante è la sezione Governance che riporta i nomi dei suoi membri più influenti. Nel sito si legge che il nome del gruppo deriva da quello dell’hotel olandese in cui ebbe luogo la prima riunione nel maggio 1954, e che ≪that pioneering meeting grew out of the concern expressed by leading citizens on both sides of the Atlantic that Western Europe and North America were not working together as closely as they should on common problems of critical importance≫. Una finalità nobile, dunque, pare soggiacere alla formazione del Bilderberg Group. Tra i promotori del Bilderberg troviamo il principe Bernhard van Lippe di Olanda e Joseph Retinger. Del secondo, vero fondatore del gruppo, va detto che vantava l’appoggio dei Rockefeller oltre a quello di numerosi altri “potenti” (3). Le conferenze di questo club sono riservate a circa 120 partecipanti, come riporta il sito ufficiale. Sono incontri dove si discutono questioni pare più specifiche rispetto a quelle di cui si occupa la Trilaterale. Per il resto, l’inquadramento è il medesimo: si tratta di riunioni non istituzionali da un punto di vista squisitamente “pubblico”, in cui si discetta di cose pubbliche, e a prenderne parte sono ancora una volta rappresentanti di multinazionali, banche, associazioni e fondazioni con interessi sovranazionali, ecc. ecc. Quello che lì si decide non resta confinato pertanto tra le mura di un sontuoso albergo, ma esonda come un fiume su tutte le terre in cui quegli stessi potenti e gli organismi che essi rappresentano hanno interessi, data la ricchezza posseduta da molti di loro e la posizione che essi ricoprono anche presso istituzioni non private.

La Tavola Rotonda, Round Table, nacque invece nel 1909 dalla costola più significativa della Table Mountain, a sua volta fondata nel 1891 “sul modello degli Illuminati di Baviera da William Stead, Lord Rothschild e da Sir Cecil Rhodes” (4). La Table Mountain era espressione dell’imperialismo britannico. Nel 1895 il massone Rhodes ebbe a dire contestualmente: “la Gran Bretagna stabilirà un potere cosi schiacciante che le guerre cesseranno e il Millennio diventera una realtà” (5). La Round Table è da molti considerata una specie di “cerchio esterno” della PilgrimsSociety (una società “superiore”, cioè al di sopra delle altre di natura similare; essa è posta sotto l’alto patronato della regina d’Inghilterra Elisabetta II). Emanazioni della Round Table sembrano essere il RIIA (Royal Institute of International Affairs) di Londra, noto anche come Chatham House, e l’americano CFR (Council on Foreign Relations) (6). I gruppi sinora descritti, seppur superficialmente ma quanto basta per invogliare il lettore interessato ad operare maggiori approfondimenti, hanno tutti come scopo l’abbattimento delle sovranità nazionali e l’accentramento del potere mondiale in un unico punto, eventualmente dotato di una o più succursali locali. Non si deve pensare che queste lobbies concordino perfettamente tra loro, nei tempi e nei modi di esecuzione dei loro programmi. Ogni potere centrale ha bisogno di una cabina di regia posta in un luogo fisico (non è il caso, qui, di scomodare le teorie inerenti luoghi di potere non fisici) e le lobbies potrebbero avere idee contrastanti sull’individuazione di tale luogo, senza contare che in seno a questi gruppi di potere non è nemmeno detto che vi sia un perenne e sereno accordo su chi, tra i membri, sia effettivamente riconosciuto come il più autorevole al di là delle cariche formalmente assegnate.

Se qualcuno s’illude ancora si tratti di ricconi perditempo che si dedicano a svaghi oziosi, è il caso di citare un importante quotidiano italiano, La Stampa, in cui si legge: “Nove banchieri delle piu importanti istituzioni finanziarie di Wall Street si riuniscono il terzo mercoledì di ogni mese nel Distretto finanziario di Manhattan per assicurarsi il controllo e la floridezza del mercato […] giganti come JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Deutsche Bank e Morgan Stanley interessati soprattutto a mantenere il controllo di scambi annuali per molti trilioni di dollari che sfuggono a ogni supervisione visto che i derivati sono prodotti finanziari in gran parte non quotati in Borsa […] sollevando lo scenario di qualcosa che assomiglia a una setta segreta di banchieri nel cuore di Wall Street per gestire i prodotti derivati che continuano a essere quelli capaci di garantire i maggiori profitti economici” (7). Inquietante è dire poco. Oggetto dell’articolo era il gruppo noto come Ice Trust o Club del Mercoledì.

In egual modo si riuniscono periodicamente i potenti della Terra – in seno ad organizzazioni dai nomi più disparati alcune delle quali passate in rassegna in queste pagine – per decidere del futuro di noi tutti. Non ci si deve più stupire di queste cose, non ci si deve più porre la domanda “ma è vero?”, quanto piuttosto “fino a che punto posso trovarmi d’accordo con questo stato di cose?”. Vale la pena, a questo punto, menzionare alcuni lavori di un certo interesse, connessi all’argomento oggetto di questo studio.

L’altra Europa è un saggio che descrive il substrato occulto dell’unificazione europea attraverso ipotesi suggestive e avvalorate dalla documentazione presente nell’opera e dalla solida competenza dei suoi autori: Paolo Rumor, Giorgio Galli e Loris Bagnara. Il sottotitolo, Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, rimanda a una matrice esoterica sulle cui fondamenta si sarebbe successivamente strutturata l’organizzazione dell’Europa. In particolare, dal memoriale di Giacomo Rumor (importante democristiano vicentino, cugino del già Presidente del Consiglio Mariano) curato dal figlio Paolo, emerge l’incarico ufficioso che il suo estensore, molto vicino a mons. Montini, futuro Paolo VI, avrebbe ricoperto oltre i confini nazionali con Maurice Schumann, statista francese all’epoca del Trattato di Roma (1957), e con altre personalita più o meno note a livello continentale. Dalle pagine del libro emerge la Struttura, sorta di cenacolo paramassonico e mitostorico articolato su tre livelli: deliberativo, consultivo, attuativo. Il livello attuativo o Contingente Americano era un reparto operativo, definito anche L’unione dei migliori. Il livello consultivo era formato da politici, intellettuali, scienziati e religiosi; tra questi compare addirittura il nome di Charles De Gaulle. Del livello deliberativo non viene detto molto. Ne L’altra Europa troviamo collegamenti tra la Struttura, i Rosacroce, i misteriosi Priori e taluni documenti denominati Protocolli.

I Protocolli suddetti potrebbero a tutti gli effetti essere I Protocolli dei Savi di Sion, che comparvero nella Russia zarista già nel 1903 in forma abbreviata, poi nel 1905 nella loro forma definitiva. Vennero pubblicati a cura di Sergej Nilus il quale asserì trattarsi di verbali delle riunioni di una setta segreta ebraica, i “Savi di Sion”, tradotti dall’originale francese. Il documento è costituito da 24 capitoli o Protocolli, in cui si espone un piano per assoggettare il mondo, messo in atto fin dal 929 a.C.. La diffusione di quest’opera fu immediata e provocò clamore e scandali, finche nel 1921 Philip Graves scrisse sul The London Times di essere venuto in possesso di un libello francese della seconda metà dell’Ottocento dai contenuti pressoché identici a quelli

dei Protocolli. In effetti, fu poi appurato che il libello in questione era Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu ou la politique de Machiavel au XIX siecle, par un contemporain, scritto dall’avvocato Maurice Joly contro l’imperatore Napoleone III. Insomma, i Protocolli erano un falso, un plagio del Dialogue.

Chi li aveva dunque scritti e perché? La tesi più accreditata, ancora oggi più in voga, è quella della cosiddetta “pista francese” (9), secondo la quale i Protocolli furono redatti in francese a Parigi su ordine di Rackovskij, capo dell’ufficio estero della polizia segreta russa, l’Ochrana, sulla base di un libello scritto da un esule russo che a sua volta aveva attinto al Dialogue di Joly. Il libello era contro la politica del potente ministro delle finanze zarista, Sergej Vitte, dalle tendenze spiccatamente moderniste. Era perciò uno scritto a difesa dell’ordine tradizionale zarista. Rackovskij prese il testo, cancellò i riferimenti a Vitte e ne attribuì la paternita agli ebrei. Questa, in sostanza, la “pista francese”.

Un’altra pista, detta “russa”, è quella tracciata dall’insigne slavista e docente di lingua e letteratura russa all’Università Tor Vergata di Roma, Cesare G. De Michelis (10). Secondo lo slavista la “pista francese” non ha senso poiché nessuna indagine ha mai accertato il coinvolgimento dell’Ochrana nella stesura dei Protocolli. Inoltre, bisogna rammentare che Rackovskij era un uomo di Vitte e, sebbene i riferimenti all’importante politico fossero stati tolti dall’opera, rimane il fatto che i Protocolli mantengono, come afferma il De Michelis, un taglio violentemente ostile alla politica di Vitte. In pratica, con la pista francese nascerebbe una contraddizione, cioé quella per la quale Rackovskij avrebbe attaccato volontariamente la persona da cui, in qualche misura, dipendeva ed era protetto. Per il De Michelis, inoltre, la creazione dei verbali sarebbe potuta benissimo avvenire in Russia, dove giravano già alcune copie del Dialogue. E ciò, con buona pace dei sostenitori dell’astrusa e complicata teoria che vede coinvolti perfino i servizi segreti zaristi.

Ma cosa si leggeva nei famigerati Protocolli? Citiamo un paio di stralci, a titolo esemplificativo, per illustrare il tono generale dell’opera: “Il capitale deve ottenere l’assoluto monopolio dell’industria e del commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo”, e ancora: “il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e tutto questo sara stato preparato da noi) griderà: ≪Destituiteli e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause del dissenso, cioè le frontiere, le nazionalità, le religioni≫. Allo scopo di ottenere che la moltitudine debba formulare a gran voce una richiesta simile è tassativamente necessario promuovere ostilità, guerre, fame, carestia e l’inoculazione di malattie, in tal misura che i gentili non vedano altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la protezione al nostro denaro e alla nostra completa sovranità”. Infine: “Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modificazioni territoriali. In tal modo la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica”. Julius Evola, nell’Introduzione alla traduzione, asserì che dei Protocolli fece Giovanni Preziosi (11), “il problema della loro ≪autenticità≫ è da sostituirsi con quello della loro ≪veridicità≫”.

Detto ciò, non va comunque dimenticato che, trattandosi di uno pseudobiblium, e dunque di un falso acclarato, esso è nato dall’esigenza di dare voce a peculiari frustrazioni tangenziali alla mentalità dell’epoca, nello specifico circoscritte al problema russo. Avendo detta origine, i Protocolli sono un chiarissimo esempio di mitostoria, cioè di come da un falso storico possano poi nascere fenomeni di ordine realmente storico, basati sui presupposti racchiusi nello stesso pseudo-biblium.

Ne approfittiamo, a questo punto, per menzionare un testo d’indiscusso pregio, non fosse altro perché tra le sue pagine troviamo dei collegamenti con quanto sinora scritto. Si tratta di Governi occulti e società segrete di Serge Hutin (12). L’autore parla di Sinarchia dell’Impero, di Illuminati di Baviera e di molto altro ancora. Società segrete e gruppi di potere che da sempre vogliono porsi alla guida di un’umanità apparentemente incapace di mostrarsi consapevole riguardo ai disegni che altri stanno progettando per lei. Un’opera che sa distinguere tra società che hanno interessi mondani da altre più propriamente iniziatiche che ne hanno di sovramondani (13). Un connubio tra le due forme di società segrete non è da escludersi, ma ciò chiaramente farebbe nell’immediato decadere il fine trascendente.

La narrativa ha prodotto di recente alcune opere notevoli in cui si immagina un mondo governato da organizzazioni segrete. I falsificatori di Antoine Bello, vincitore del Prix du Livre France Culture Telerama nel 2009, e un romanzo che, al pari del seguito Gli illuminati (14), tratta il tema del complotto mondiale in maniera originale. Il protagonista, Sliv, si ritrova quasi per caso a far parte del CFR (Consorzio per la Falsificazione della Realtà), antica organizzazione segreta internazionale che influenza la storia agendo sulle fonti, modificando gli eventi presenti e passati. Sliv ne inventa gli scenari e i falsificatori creano i documenti necessari a dar loro consistenza, per trasformarli in fatti realmente accaduti. Il CFR, i cui vertici rimangono misteriosi, interviene su tutto: dall’economia alla politica, dalle questioni sociali a quelle religiose. Le sue strutture sono specializzate in ogni campo, i suoi agenti speciali sono infiltrati ovunque. I falsificatori descrive in dettaglio la burocrazia del CFR e dunque le sue procedure di falsificazione, talmente bene da far pensare che, in fondo, un’organizzazione del genere potrebbe davvero esistere. Si noti infine che tanto l’acronimo CFR quanto il termine Illuminati non sono certo casuali.

La guerra per il dominio del pianeta sta assumendo sempre più i tratti di una “guerra economica”, un tipo nuovo di conflitto in cui la guerra “classica” diviene al più uno strumento per vincere la prima. Le conquiste territoriali, infatti, non sono ormai il fine ultimo dello scontro, l’impero da costruire non è più geografico, quanto finanziario la cui mappatura mostrerebbe i conti correnti della gente comune, con al centro un concetto di moneta elevato ad unico dio della nostra epoca. In queste considerazioni finali non c’è catastrofismo bensì un realismo, forse cinico ma quanto mai opportuno.

Finché avremo consapevolezza di tutto ciò, non saremo burattini ciechi di questo dio-moneta e dei suoi sacerdoti. Le nostre menti faticano ad oltrepassare una “gabbia di controllo” le cui sbarre sono decifrabili attraverso un linguaggio dal sapore quasi magico, sbarre i cui nomi, peraltro entrati a forza nel gergo quotidiano, sono spread, bund, btp, ecc.; è necessario conservare intatta una forza d’animo capace di far brillare dentro di noi la scintilla della libertà, che non è una fiaccola in mano ad una statua, bensì un fuoco interiore che c’impone di pensare con la nostra testa.

 

(1) Cfr. Epiphanius, Massoneria e sette segrete. La faccia occulta della storia, Controcorrente, Napoli 2008. Epiphanius è uno pseudonimo, per certuni atto a celare il nome di Piero Mantero.

(2) Per una trattazione generale sul Bilderberg, cfr. D. Estulin, Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo, Arianna Editrice, Bologna 2011.

(3) Epiphanius, Massoneria e sette segrete, cit., p. 900.

(4) Ivi, p. 874.

(5) E. C. Knuth, The Empire of “The City”, The Noontide Press, California 1983, p. 63. Sugli interessi inglesi nei confronti dell’Italia, si veda il documentato saggio di G. Fasanella e M. J. Cereghino, Il golpe inglese, Chiarelettere, Milano 2011.

(6) Epiphanius, Massoneria e sette segrete, cit., p. 880.

(7) La Stampa, 13 dicembre 2010, Corrispondente da New York. Per rendersi conto di come la stampa italiana abbia, seppur sporadicamente e con una certa timidezza, trattato simili argomenti, si vedano pure i seguenti articoli inerenti al caso del panfilo Britannia: T. Danilo, Yatch da collocamento (Corriere della Sera, 29 ottobre 1996); M. Veneziani, Quel giorno sul Britannia in cui nacque Sir Drake (Libero, 30 dicembre 2005; consultabile sul sito di Arianna Editrice), Lo strano caso di Mister Drake (Il Giornale, 1 novembre 2011); I. Bufacchi, C. Marroni, Tremonti vara il piano Britannia 2 (Il Sole 24 Ore, 13 settembre 2011); M. Giannini, Signor dietrofront (La Repubblica, 14 settembre 2011). Il panfilo Britannia della Regina Elisabetta d’Inghilterra era attraccato nel porto di Civitavecchia il 2 giugno 1992 e fu sede di un incontro tra importanti banche come la Warburg e la Barclays ed esponenti della classe dirigente italiana, come Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro. Correva il governo Amato, che da quell’incontro contava di realizzare un piano di dismissioni relativo alla privatizzazione di alcune aziende di Stato. In seguito la Lira si svalutò e le finanziarie di Wall Street “poterono accaparrarsi i pezzi forti dell’azienda Italia a prezzi scontati. La carriera politica di Prodi, senior partner della Goldman, nacque lì”, si legge nell’articolo Lo strano caso di Mister Drake.

(8) L’altra Europa (Hobby & Work, 2010) è un testo peculiare. I contenuti dell’opera potrebbero apparire discutibili se non fosse per la reputazione della famiglia Rumor e del politologo di grande valore Giorgio Galli.

(9) La “pista francese” venne proposta dapprincipio dal francese Henry Rollin (L’Apocalypse de notre temps, Editions Allia, Paris 2005) e poi da Norman Cohn (Licenza per un genocidio, Einaudi, Torino 1969). Molti altri, tra cui Umberto Eco, ne furono convinti assertori.

(10) C. G. De Michelis, Il manoscritto inesistente, Marsilio, Venezia 2004.

(11) J. Evola, introduzione a G. Preziosi, I “Protocolli” dei “Savi Anziani” di Sion, supplemento de La Vita Italiana, Roma 1938.

(12) S. Hutin, Governi occulti e società segrete, a cura di G. de Turris e S.Fusco, Mediterranee, Roma 1996.

(13) Per approfondire questa distinzione, con particolare riferimento all’iniziazione vera e propria, si rimanda complessivamente ai lavori di René Guénon, tra i quali lo specifico Considerazioni sulla Via Iniziatica, Gherardo Casini Editore, Lavis 2010.

(14) Entrambi i titoli sono stati pubblicati in Italia dall’editore romano Fazi, nel 2010.

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