"La cugina". Amori licenziosi sulla scia di Ercole Patti

Andrea Giorgi
Aldo Lado n. 9/2019

Zie, nipoti, cognatine, belle matrigne, cameriere, insegnanti e governanti. Di colore, talvolta. Il rosario dei titoli dei primi Settanta si può mandare a memoria come i tamburini sui quotidiani delle vecchie sale a Milano: Abadan, Abanella, Abanera, Abc…

Memorie del cinema (erotico) e delle “parentele maliziose”, che come quello delle “professioni domestiche” è univocamente riconducibile al Samperi prima maniera, sessantottino, e al suo fondamentale Grazie zia (1968). Tempi di pugni in tasca e calci al perbenismo. Amore e rabbia, sogni e bisogni. C’era l’alto e c’era il basso, il triviale, l’osceno. Come dire che se i panni sporchi si lavano in famiglia, quelli puliti si sfila(va)no volentieri tra due camere e cucina. C’era e c’è Aldo Lado, che nel 1974 s’inserisce in un filone da una trentina di miliardi di allora (nel periodo 1969-1975, secondo «Il Giornale dello Spettacolo»). La cugina fa parte dell’ampio campionario, elevandosi dalla media per stile, interpreti, ispirazione. Cioè il racconto di Ercole Patti, romanzo di formazione di un amore giovanile. Pubblicato nel 1965, è il primo capitolo della “trilogia siciliana” completata da Un bellissimo novembre (1967), portato al cinema da Mauro Bolognini, e Graziella (1970), diventato La seduzione (1973) con Fernando Di Leo. Samperi aveva cominciato come aiuto di Marco Ferreri proseguendo sull’onda della rabbia giovane di Agosti, Faenza, Pasolini, Bellocchio. E aveva lanciato Lisa Gastoni, prima che l’icona della Malizia diventasse Laura Antonelli. Se l’era presa con la famiglia come istituzione in crisi, luogo di follie e violenze. Non dev’essere un caso se Lado fu sodale proprio di Samperi, come aiuto e sceneggiatore. E del regista padovano mantiene un po’ di quel piglio di critica e satira ai riti e miti, ai vizi (tanti) e alle virtù (poche) dell’istituzione familiare. Qui è il tema dell’adolescenza a farsi centrale, con i primi friccicori della pubertà in un crescendo di tensione erotica, un lungo tira e molla di infinita attesa del piacere (che è essa stessa il piacere). Massimo Ranieri, con la voce di Roberto Chevalier che sarà di Tom Cruise, offre una tribolata allegrezza a Enzo, studente gaudente, scapolo, felice nelle campagne che ha ereditato, beato fra le cosce di contadine e cameriere che lavorano per lui. Dayle Haddon è Agata, formidabile cugina, indecisa se dare retta al senso dei sensi (e quindi a Enzo) o all’interesse per Ninì Scuderi, grassoccio e imbranato, ma ancora appartenente a quel che resta di un’aristocrazia in decadenza e comunque appetibile agli occhi della giovane rampante. Lo interpreta un debuttante Christian De Sica: «Un film importante per me perché mi ha messo per la prima volta di fronte, come se fossi stato nudo, alla macchina da presa» spiegò lui, ai tempi, non senza ironia, riferendosi alla scena in vasca da bagno di fronte a Laura Betti, sua madre nel copione. Ranieri, invece, all’epoca era già idolo di Canzonissima, al cinema passato senza indugio da Bolognini a Mariano Laurenti.

Tutto accade nell’atmosfera calda e polverosa del profondo Sud di un secolo fa. Ogni cosa sembra sonnecchiare, ma le passioni covano sotto la cenere, ispirate al naturalismo di Patti: «Quell’odore di sacco, di noci schiacciate, di sorbe appese a maturare, di pollaio, di foglie di castagno ammucchiate…». Esterni di sole e d’azzurro e interni di grandi case di aristocrazie in decadenza e signorotti, dove le dame della buona borghesia all’ora del tè si trovano a cinguettare di facezie e doppi sensi, ginecologi e uso del diaframma, in un tripudio di cannoli da assaporare sporcandosi la bocca. La macchina da presa di Lado s’intrufola fin da subito sotto le gonne e nelle scollature. L’occhio impuro è proprio quello di Nino, dieci anni o poco più all’inizio del film, che spia da un buco nel muro. Che finge di studiare sfogliando disegni erotici e sospirando per Agata: «Ah, che cugina!». È con lei che vive la prima cotta in una Sicilia in cui gli echi della politica e i grandi accadimenti della Storia arrivano solo per radio. L’illibatezza è il più grande dei problemi di scapoli e sposine, per loro che non devono mettere insieme il pranzo con la cena. «Le ragazze che arrivano vergini al matrimonio sono le più pericolose, pretendono di guadagnare dopo il tempo che hanno perduto prima».

Anni di case chiuse e gambe aperte. Francesca Romana Coluzzi è un’inconsolabile coscialunga, perché alle mogli degli onorevoli piacciono gli uomini (nonostante le apparenze e purché la nazione non lo sappia). Ma tutto gira intorno ai due giovani parenti che a volte sono tentatori come serpenti, che si sfiorano e poi si perdono di vista, ritrovandosi solo diversi anni più tardi. «Il romanzo mi aveva particolarmente colpito per la sensualità che bagna questo rapporto insieme delicato e morboso», disse Lado. Agata sposa il barone anche se non lo ama e continua ad amoreggiare con Enzo, seppure in modo praticamente platonico. Il continuo rincorrersi culmina in un finalissimo, come raramente si è visto nelle tiepide abitudini del cinema di genere. I due amanti si ritrovano al balcone della villa. Lui, lei e tutto il mondo fuori.

Ninì, bambascione, che quando la moglie voleva fare all’amore lui s’intimoriva, adesso gongola per una nuova cavallina da far trottare. «Rannicchiato dietro l’alta finestra Enzo le si fece addosso e lei si piegò sul davanti per facilitare la manovra», scrive Patti, e ancora, «Il gusto di fare all’amore col cugino sotto gli occhi del marito». Lado sottolinea il climax girando al rallentatore, quasi a far perdurare quell’orgasmo atteso da una vita lunga un film. Che nel trailer diventa una sublime sinfonia per musica e piccole natiche. E decide di chiudere così, tralasciando quel cupio dissolvi che nel libro coinvolge i protagonisti. La solitudine, la noia, la bellezza che svanisce. La nascita di un figlio, frutto della colpa: «Quel senso di trionfo della vita sul limite del nulla»1. La chiave del regista, al contrario, è gioia di vivere l’assolata campagna, accompagnati dall’allegria dello swing. E con le note maliziose, ma pure malinconiche di Morricone, con quel refrain che torna, come si usava allora, ogni volta che le situazioni puntano al pruriginoso. Con pure un po’ di licenze rispetto al testo e a supporto della commedia, ad esempio il ruolo di Stefania Casini creato per il film: «All’epoca avevo il sacro fuoco dell’arte», ci ha raccontato lei, «sceglievo i film se c’era qualcosa che mi piaceva o se il regista mi era simpatico. Ci sono delle alchimie che nascono…». Onde di capelli fulvi, labbra carminio, pelle candida, la sua Lisa è imparentata con gli Scuderi. Scappa in camporella con Enzo: «Minchia, mi pare di fottere Rita Hayworth!».

 

Note

1 Marabini Claudio, in Zappulla Muscarà Sarah (a cura di), Ercole Patti, Maimone Editore, Catania 1989.

 

CAST & CREDITS

Regia: Aldo Lado; soggetto: Ercole Patti (dal suo omonimo romanzo); sceneggiatura: Luisa Montagnana, Massimo Franciosa; fotografia: Gábor Pogány; scenografia: Elio Balletti; costumi: Fabrizio Caracciolo; montaggio: Alberto Gallitti; musiche: Ennio Morricone; interpreti: Massimo Ranieri (Enzo), Dayle Haddon (Agata), Laura Betti (Rosalia Scuderi), Conchita Airoldi (cameriera, come Cristina Airoldi)), Luigi Casellato (Peppino), Stefania Casini (Lisa Scuderi), Loredana Martinez (Giovannella, come Loredana Martínez)), Francesca Romana Coluzzi (moglie del deputato), Christian De Sica (Ninì Scuderi), José Quaglio (Fragalà); produzione: Testa Gay Cinematografica, Unidis; origine: Italia, 1974; durata: 92’; home video: dvd Ripley’s Home Video, Blu-ray inedito; colonna sonora: Gdm Music.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

“L’opera di Spike Lee ha molto da dirci e tutti possiamo impararvi qualcosa, almeno a guardare oltre l’apparenza”. Da sempre li chiama “joint” i suoi film, Spike Lee: termine di uso comune nel linguaggio americano per la sigaretta di hashish o marijuana, la “canna” diremmo noi, al punto che nei suoi titoli di testa appare sempre con fierezza la scritta “A Spike Lee Joint”. Ma il joint di Spike Lee non c’entra nulla con tutto questo, egli ha da sempre ripudiato l’uso di qualsiasi droga, va bensì inteso come “comune”, un’unione di forze che non riguarda solo il regista ma tutta [...]
Spike Lee, il regista afroamericano di film cult come Fa' la cosa giusta, Malcolm X e La 25a ora (primo film girato a New York dopo l'11 settembre), è autore dall’ironia caustica e intelligente: il suo cinema dall’andamento altalenante, che alterna grandi successi ad altrettante clamorose rovine, è in grado di osservare come pochi altri la complessa società americana, attraversata da conflitti, contraddizioni, pregiudizi, questioni razziali e di gender. L’ultima fatica di Spike Lee, BlacKkKlansman, è stata osannata da pubblico e critica, ricevendo il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2018 e il Premio del Pubblico al Festival di [...]