Coincidenze significative dell’opera di HPL

Rita Catania Marrone
H.P. Lovecraft #2 – L’orrore cosmico del Maestro di Providence n. 8/2014
Coincidenze  significative  dell’opera  di HPL

Ben lungi dall’essere costituito da monadi ermeticamente isolate fra loro, l’universo è illimitatamente aperto e l’uomo ha la possibilità di sfruttare i legami di cui esso è intessuto, per passare da un piano all’altro del cosmo. Questi sono gli insegnamenti di certa filosofia ermetica: Giordano Bruno si basava su tale principio per spiegare la possibilità d’influenzare il reale tramite un’azione magica. Molti secoli e svariati progressi scientifici dopo, la fisica moderna avrebbe formulato la teoria del “multiverso”, in base alla quale ogni punto dell’universo (del nostro e di tutti i possibili – ecco di nuovo Bruno) è collegato agli altri da fili invisibili. Sembrerebbe che il progresso scientifico non faccia che confermare le conoscenze degli Antichi. Anche Carl Gustav Jung, interessato tanto alle scienze moderne quanto a quelle tradizionali, riprese tale concezione per enunciare la sua teoria della sincronicità, secondo la quale due eventi contemporanei nel tempo e contenutisticamente identici possono essere legati da un rapporto diverso da quello di causa-effetto. Esiste una relazione trasversale fra gli enti, che genera una serie di coincidenze significative. Ed è proprio da Carl Gustav Jung che parte la riflessione di Renzo Giorgetti, nel suo libro dedicato a Lovecraft e la sincronicità. In questo brillante studio, l’autore prende in considerazione una serie di produzioni di Lovecraft, mettendole in relazione con fatti, racconti e personaggi apparentemente inconciliabili e distanti dal Solitario di Providence, ma collegati da straordinarie coincidenze. È il caso, ad esempio, di Massimo Bontempelli, scrittore italiano dell’inizio degli anni Venti, nella produzione del quale Giorgetti intravede una serie di affinità con l’opera e la biografia lovecraftiane. Nel romanzo La vita operosa, Bontempelli narra di uno scrittore che decide di rivoluzionare la propria esistenza, abbandonando la vita contemplativa per adeguarsi ai ritmi frenetici del mondo moderno: i suoi tentativi, naturalmente, sono votati al fallimento. Il protagonista è descritto come un uomo proveniente da un’altra epoca, incapace di comprendere le più elementari regole che reggono la società contemporanea. Questo dinosauro moderno – che non può non suscitare la nostra simpatia – deciderà di ritirarsi nuovamente nella sua vita precedente, ai confini della società. Ebbene, come sottolinea Giorgetti, il personaggio appena menzionato «ricorda molto da vicino Lovecraft, rendendo La vita operosa una curiosa “autobiografia scritta da altri”». Ma non è tutto: entrambi gli scrittori, infatti, percepito lo stile decadente della propria epoca, avvertirono la necessità di donare alla realtà un aspetto magico – fino ad arrivare a utilizzare i medesimi simboli, l’uno a insaputa dell’altro. Entrambi vollero farsi creatori di miti moderni, attingendo a un patrimonio comune all’umanità (non sarebbe difficile, a questo punto, richiamare nuovamente Jung, con il suo celebre “inconscio collettivo”). Questo libro, tuttavia, non si ferma alle sole affinità letterarie, assumendo come ambiti di ricerca svariati campi: cosa ha a che fare, ad esempio, Erik Satie, misterioso suonatore di violino della Parigi d’inizio Novecento, con Erich Zann? Com’è possibile che in Spagna siano state ritrovate incisioni preistoriche rappresentanti quegli uomini-pesce che Lovecraft avrebbe poi descritto milioni di anni dopo nei suoi racconti? L’esplorazione di nuove vie e l’apertura di nuovi scenari di ricerca non riguarda solo HPL quanto un modo alternativo di studiare la storia – e, in fin dei conti, l’uomo. Renzo Giorgetti, Lovecraft e la sincronicità, presentazione di Sebastiano Fusco, Solfanelli, Chieti 2013, pp. 128, € 11,00.

 

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