L'impero del terrore. Il cinema horror statunitense post 11 settembre

Antonio José Navarro
2019-10-16 14:05:39
L'impero del terrore. Il cinema horror statunitense post 11 settembre

11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente

E il cinema, che si rapporta sempre alla società con un gioco di riflessi, come ha reagito alla tragedia delle Torri Gemelle? Ancora meglio, come ha reagito il cinema horror (da sempre, più di qualsiasi altro genere cinematografico, in continua mutazione sulle paure della società) a tutto questo?

A questa domanda risponde lo scrittore Antonio Josè Navarro in L’impero del terrore. Il cinema horror statunitense post 11 settembre, edito in Italia da Bietti.

Navarro ha dato vita ad un saggio corposo (338 pagine nell’edizione italiana) e denso di riflessioni critiche dove convivono la filosofia di Nietzsche e quella di Carl Gustav Jung. Un libro complesso, che prima di ogni cosa compie un’analisi profonda dei concetti stessi di Perturbante, di Orrore e Terrore, delle loro implicazioni sociali e psicologiche sugli spettatori, per dimostrare come “da un punto di vista filosofico, il cinema dell’orrore è il genere cinematografico più sovversivo che esista, il più congenitamente critico verso i valori della nostra società liberal-borghese”.

Nei dieci capitoli in cui è strutturato, il saggio analizza diversi sotto-generi dell’horror contemporaneo, dall’esorcistico al mockumentary, dall’home invasion all’hillbilly (genere horror che ha la sua ambientazione nelle zone collinari e rurali degli Stati Uniti) e cita una serie di titoli, dalle pellicole note e ad alto budget fino ai film del più oscuro circuito underground.

Ogni sotto-genere è analizzato nel suo rapporto con un determinato aspetto della società statunitense post-11/9 e spesso non il più ovvio: ad esempio, nel capitolo sul mockumentary quest’ultimo viene messo in rapporto con la crisi economica e l’esplosione della bolla immobiliare.

In definitiva L’impero del terrore è un libro complesso e una lettura stimolante, che anche nella sua formula impegnativa riesce a non perdere fascino.

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