Gunther Anders, «Lo sguardo dalla torre»

Davide Balzano
L’altra faccia della moneta – Per una filosofia della sovranità politica e finanziaria n. 4/2013
Gunther Anders, «Lo sguardo dalla torre»

A vent’anni dalla scomparsa dell’autore, la casa editrice Mimesis propone Lo sguardo dalla torre, opera scritta nel 1968 da Gunther Anders e mai tradotta in italiano. Il testo, arricchito dalla prefazione di Goffredo Fofi e da un interessante e puntuale saggio di Devis Colombo (curatore del volume), ci offre una raccolta di favole la cui stesura si protrasse per quasi quarant’anni e che fornisce al lettore numerosi spunti di riflessione, i quali, nonostante il tempo trascorso dalla prima edizione, mantengono uno stretto legame con tematiche attuali. Filosofo, scrittore e poeta, antimilitarista convinto e profondamente coinvolto nei movimenti antiatomici, Anders usa in questa occasione il formato della favola per introdurre la sua visione del mondo e della filosofia, in un misto di ironia, cinismo e crudeltà non sempre immediatamente comprensibili, ma che lasciano spiazzati dopo una più attenta riflessione. Proprio la scelta di tale formato si rivela tuttavia vincente, provocatorio e tagliente al punto giusto, in grado di porsi senza scrupoli al cospetto dell’élite universitaria e di rivolgersi, al contempo, ad un pubblico più popolare, non avvezzo al linguaggio specialistico della filosofia accademica. In un susseguirsi di brani di varia lunghezza – dai semplici aforismi ai brevi racconti – l’autore espone la propria personale visione sull’uomo moderno; una visione in realtà amareggiata, che constata il dominio sempre meno controllabile della tecnica sulla vita, la quale ci obbliga ormai ad adeguarci ad essa per sentirci parte del mondo, ad inseguirla invece che ad utilizzarla realmente. Se difatti l’avvento della bomba atomica ha reso per la prima volta possibile che la specie umana ottenesse il potere di auto – esiliarsi dalla storia tramite la perenne minaccia della totale distruzione, resta presente anche un secondo tema di riflessione, spesso sottolineato da Anders: il funzionalismo sfrenato della tecnica umana ha fatto sì che l’uomo perdesse sempre più il contatto non con la semplice immaginazione, ma con la stessa capacità di immaginare, facendo precipitare l’umanità in quello che lo stesso autore definisce il “dislivello prometeico”, una frattura insanabile tra ciò che possiamo fare e ciò che possiamo immaginare; ed è proprio il progressivo allontanamento dell’uomo dall’elaborazione concreta dei prodotti del proprio lavoro ad averlo condotto allo stato attuale, alla perdita di interesse per i quadri d’insieme ed al lento appiattimento verso la mansione singola, il mero ritorno economico, la sicura incolumità della propria coscienza trincerata tra le sbarre degli ordini superiori. Tutti questi sintomi di un’umanità sempre meno “umana” e sempre più “tecnica” vengono abilmente parafrasati in brani semplici, ma efficaci, quali Il telefono, Il microscopio, La consuetudine, Le chiavi, ed altri brevi spaccati di una visione a tratti rassegnata, ma che ancora sembra vedere nella filosofia l’arma più potente che l’uomo abbia a disposizione per farsi luce nell’oscurità in cui sta precipitando. Impossibile non citare infine, quale ulteriore pregio della pubblicazione, la scelta più che opportuna di includere nel testo le litografie che Andreas Paul Weber inserì nella versione originale; anch’egli sostenitore delle medesime battaglie di Anders, l’artista tedesco mai presentato sin’ora in Italia, traspone in immagini quella stessa tagliente e cruda ironia che abita le favole riportate, dando il proprio contributo all’aumento del senso di amarezza e ambiguo disagio in cui si viene spinti dagli stessi racconti. G. Anders, Lo sguardo dalla torre, prefazione di G. Fofi, a cura di D. Colombo, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2012, pp. 194. € 16,00.

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