Il Borghese: «Fernando Pessoa o della Moltitudine»

Angel Crespo
2015-04-14 14:45:14
Il Borghese: «Fernando Pessoa o della Moltitudine»

A pochi autori è stato concesso di rappresentare l’ubi consistam del “secolo breve”, quanto a Fernando Pessoa. Viene a ricordarcelo, con dovizia di particolari e persuasività d’accenti, una monumentale biografia intellettuale a lui dedicata da Angel Crespo, La vita plurale di Fernando Pessoa, edita da Bietti, per la cura del lusitanista Brunello De Cusatis. Si tratta di una seconda edizione, rivista completamente nella traduzione e dotata di un apparato di note del curatore, mirate ad aggiornare il lettore in merito ai nuovi rilievi esegetici cui è pervenuta la critica più accreditata e sulle novità editoriali di un’opera costitutivamente in fieri.

È noto che in vita Pessoa pubblicò quattrocentotrentuno testi, mentre il suo ricchissimo baule ne conteneva altri ventisettemila inediti, dati alle stampe, attraverso alterne vicende, negli ultimi decenni, la cui pubblicazione non è ancora conclusa. Il libro si rivela, fin dalle prime pagine, utile strumento di approfondimento per lo studioso di cose pessoane, quanto testo introduttivo all’universo multiplo del flâneur di Lisbona. La chiarezza espositiva dell’autore induce coinvolgimento emotivo nel lettore, tale da rendere il protagonista delle vicende narrate vividamente presente.

Fernando trascorse parte dell’infanzia nella capitale lusitana con il padre, Joaquim de Seabra, di origini ebraiche, e la madre Maria Madalena, colta e poliglotta. Con loro viveva la nonna, Dionísia Estrela, sofferente di disturbi nervosi che dovettero colpire l’immaginario del fanciullo. La prematura morte del padre lasciò la famiglia in condizioni economiche difficili, fin quando la madre non sposò, in seconde nozze, Miguel Rosa, membro della Marina Militare. I Pessoa lo seguirono in Sud Africa. Qui, il futuro scrittore mise in luce le proprie precoci qualità intellettuali e sviluppò gusto e vocazione per le lingue, imparando un inglese impeccabile, tanto da scrivere diversi componimenti in questo idioma.

Rientrato a Lisbona, iniziò una vita nomadica, soggiornando in appartamenti di parenti, in camere d’affitto, e traslocando spesso. Frequentò l’Università da straniero: “Poco comunicativo, amava conversare con gli studenti che conoscevano l’inglese e non prendeva parte ai divertimenti dei colleghi” (p. 85), compose versi con il significativo pseudonimo di Alexander Search, cioè “Cerca”, a sottolineare l’inizio di un percorso, cui fece seguire l’utilizzo di un altro nome “di penna”, Charles Robert Anon, abbreviazione di anonimous. Pessoa si presentò, pertanto, come un “Anonimo proteso nella Cerca”. Ardore mistico e curiosità filosofica connotarono l’animus del giovane, ma la filosofia “gli interessava soltanto in quanto arte” (p. 85). Negli stessi anni, cominciò a svolgere le più disparate attività commerciali, alle quali, per vivere, si dedicherà fino alla morte. Il Portogallo stava attraversando momenti drammatici, la vita politica era sospesa tra monarchia, esperienze repubblicane e dittature militari. Pessoa debuttò nel mondo culturale nel 1912, anno in cui uscirono diversi scritti sulla rivista A Águia; rispose ad un’inchiesta sullo stato della cultura portoghese, lanciata dal giornale República, prendendo posizione a favore del saudosismo, movimento che avrebbe potuto preparare la rinascita nazionale. Anzi, Pessoa si disse profeticamente convinto che presto vi sarebbe stata “la comparsa di un supra-Camões nella nostra terra” (p. 114), sarebbe cioè fatalmente sorto un “Grande Poeta”, capace di oscurare la figura stessa di Camões.

L’attraversamento delle avanguardie europee prese, in Pessoa, nomi disparati: paulismo, intersezionismo, futurismo. Il definitivo superamento del saudosismo lo si evince dalla pubblicazione della rivista Orpheu, che movimentò la vita culturale della capitale. La figura di Orfeo sintetizza la propensione esoterica, il nazionalismo mistico sebastianista, la lucida contraddittorietà creativa che caratterizzarono, dall’intero, la produttività del profeta del Quinto Impero. Come l’iniziato Orfeo aveva rimosso ostacoli con la musica, ricomponendo gli opposti in armonia, la realizzazione della renovatio Imperi non avrebbe richiesto forza materiale, ma un profondo cambio di cuore. Del resto, ci ricorda Crespo, proprio in quegli anni il poeta traduceva le opere più significative del movimento teosofico, del quale colse significatività, ma anche i limiti teorici. Ciò lo indusse ad un definitivo avvicinamento alle correnti più serie dell’esoterismo. In questo ambito, possiamo considerare sua guida Gurdjieff. Questi aveva insegnato che “tutti gli uomini sono composti di innumerevoli io” (p. 230). La cosa colpì profondamente Pessoa, che accompagnò sempre la sua scrittura ortonima con la creazione di svariati eteronimi, memore della lezione kierkegaardiana inerente la comunicazione d’esistenza. Gli eteronimi pessoani possono esser letti quali diversi momenti della vita profonda del rinnovatore supra-Camões, il Vate dell’Impero interiore. Alberto Caeiro rappresenterebbe il nazionalismo mistico, Álvaro de Campos, ingegnere navale, sarebbe personaggio votato all’autodistruzione, Ricardo Reis, medico e monarchico, si proporrebbe quale intelligente rinnovatore, in ambito compositivo, della tradizione classica. Tutti latori di un nuovo paganesimo rigeneratore, declinato secondo ottiche diverse. Tra gli eteronimi, oltre ai poeti, compaiono i filosofi António Mora, autore dell’opuscolo Il ritorno degli dei, e Rafael Baldaya, meno noto e studiato degli altri, ma assai importante: è Baldaya a cogliere la negatività del Principio e ciò segna, a dire di Crespo, in senso gnostico, la concezione teorica di Pessoa.

Questi era “un poeta che… si divideva per ricostruirsi, e costruire un nuovo paganesimo” (p. 234). Nel libro è ricordato il suo rocambolesco incontro a Lisbona con Aleister Crowley, avventuriero e “mago” sessuale, così come non vengono trascurate le polemiche politiche in cui lo scrittore fu coinvolto. Egli era al medesimo tempo avversario acceso della democrazia e del totalitarismo. Da sebastianista, si tenne lontano dallo Stato Nuovo di Salazar. Crespo ricostruisce, inoltre, la vita sentimentale di Pessoa. Il racconto dell’amore impossibile con Ofélia è narrazione d’atmosfera, sullo sfondo una Lisbona trasognata e intellettualmente vulcanica. I caffè in cui lo scrittore si intratteneva in interminabili discussioni, accompagnate da sontuose bevute d’acquavite che lo avrebbero portato alla morte, sono luoghi d’elezione di un’Europa altra, simboli dell’attesa del Quinto Impero, dell’utopia pessoana. Un non-luogo di significato, nel mondo insignificante delle masse.

 

(Giovanni Sessa, «Il Borghese», gennaio 2015)

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