Se Rose gli facesse spazio, Jack si salverebbe? Finali alternativi di grandi film

Hilary Tiscione
2021-03-04 14:47:30
Se Rose gli facesse spazio, Jack si salverebbe? Finali alternativi di grandi film

Ammettiamolo, è stata una delusione cocente. Tutti, guardando Titanic, abbiamo sognato che Jack-Leonardo DiCaprio potesse starci su quel benedetto legno accanto a Rose-Kate Winslet, e abbracciati si salvassero dal gelo. E invece il finale alternativo del film di James Cameron, diventato virale pochi giorni fa, è un papocchio ridicolo dove l’unica cosa che conta è l’inestimabile collana di Rose e l’avidità che suscita. Ma c’è chi quel finale lo ha riscritto diversamente, in un libro uscito per bizzarra coincidenza proprio mentre i social impazziscono per quella brutta versione ritrovata e si scatenano in commenti al vetriolo. Rose salva Jack, ma niente scintille, sono anziani e dividono una quotidianità noiosa in Se Rose gli facesse spazio, Jack si salverebbe?, sesto volumetto di Fotogrammi, la nuova collana di ebook di Bietti.
La giovane autrice, l’esordiente Hilary Tiscione, assistente poco più che trentenne di Gianni Canova alla Iulm, si è immaginata i finali alternativi di sei grandi film, «scelti perché collegati dal fil rouge di mie esperienze e passioni personali: Mrs Doubtfire per il divorzio e il distacco che ho vissuto da bambina, American Beauty perché mi ossessiona fin da ragazzina, Match Point per la fascinazione per l’intelletto di Woody Allen. Che nell’incipit insegna che nella vita la fortuna non è meno importante del talento, ed è un po’ quello che mi sta succedendo». E ancora Carnage di Roman Polanski e Lost in Translation di Sofia Coppola, cambiati in modi piuttosto “femministi” (la Nola di Match Point si salva e mette in scacco l’amante Chris andato a ucciderla, per dire) che non spoileriamo, ma che rispondono a un bisogno, e a un amore: «Riscrivere un finale non è solo divertente, ti dà anche l’illusione di prendere parte a una storia a cui ti sei affezionato e vorresti non finisse mai. Le grandi opere del cinema nella mente di chi le guarda hanno finali aperti, la maggiore riscrittura la fa proprio l’immaginazione dello spettatore». Qualche volta, poi, la voglia di cambiare quello che succede sullo schermo è dirompente, come quando in Palombella rossa Nanni Moretti grida “Voltati!” alla Lara del Dottor Zivago: «Uno dei finali che più ti fa dire “ma perché?” è quello di Come eravamo. Avrei voluto metterlo nel libro e far continuare la storia d’amore tra Barbra Streisand e Robert Redford, nonostante nel film siano due caratteri così diversi. E Point Break di Kathryn Bigelow, quante volte ho immaginato di vedere Patrick Swayze uscire dall’onda gigantesca che lo travolge. E nei Ponti di Madison County ho sperato che Meryl Streep scendesse dalla macchina del marito sotto la pioggia scrosciante per raggiungere Clint Eastwood».
Ma i finali migliori quali sono? «Quelli tragici. Gli happy ending ci fanno sognare. Ma non ci danno la misura del valore della vita, che si ha solo di fronte a una perdita, a una sottrazione». Spiace per lui, ma Jack doveva proprio morire.

Simona Spaventa  ©la Repubblica 4 marzo 2021

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