Recensione: P. W. Bridgman, «Come stanno le cose»

Andrea Scarabelli
Modernità occulta – Le radici simboliche delle arti contemporanee n. 5/2013
Recensione: P. W. Bridgman, «Come stanno le cose»

È grande merito delle edizioni Odradek l’aver messo a disposizione quello che fu l’ultimo testo licenziato dal fisico americano Percy Williams Bridgman (1881-1961) e che può, per molti versi, considerarsi come il suo testamento epistemologico. Insegnante ad Harvard a partire dal 1910, premio Nobel per la fisica nel 1946, antimilitarista convinto – nel 1955 firmò, assieme ad Albert Einstein e Bertrand Russell, una lettera-manifesto diretta ai potenti della terra per scoraggiare l’utilizzo degli armamenti atomici –, le sue riflessioni sono volte ad una revisione totale del metodo scientifico, a partire dai suoi momenti costitutivi, come l’esperimento e la verifica. Sebbene chi ancora discetta di “oggettività a tutti i costi” paia ignorarlo, qualsiasi verità non è mai sciolta dal contesto che l’ha prodotta – è sempre la mia verità. Da qui l’appello provocatorio ad usare sempre la prima persona, anche laddove si abbia a discorrere di verità “oggettive”. E questo perché ogni scienza “creativa” – e dunque anche quella detta “positiva” – è una faccenda che prima di essere pubblica è privata. L’esercizio della verità è di carattere individuale, la verità viene prodotta, non cercata e trovata. Rinunciamo a concepire il mondo come oggettivo, “cosale”, e iniziamo a percepirlo come una serie di attività, ci dice Bridgman. Ebbene, questa nuova immagine, non statica e conclusa una volta per tutte ma dinamica e aperta alle più differenti interpretazioni, conduce alla fatidica domanda: se il mondo non è una cosa in sé ma un’attività, chi svolge questa attività? Per rispondere, il riferimento all’Io è fondamentale (e, si badi, non si tratta di un inno al solipsismo, in quanto l’individuo di cui ci parla il fisico non è mai chiuso in se stesso ma sempre sbilanciato verso la relazione). Il mondo è una mia attività, è il prodotto della mia relazione con le cose. Questo lavoro di “archeologia”, mirato a sterrare le radici dei saperi e capire da quale humus traggano nutrimento – per usare quella celebre metafora cartesiana che fu molto cara a Martin Heidegger – è ciò che ci consente, in primo luogo, di capire come davvero stanno le cose; in secundis, dove abbiamo sbagliato. Una considerazione, questa ultima, che non si arresta al piano scientifico-epistemologico ma si estende naturalmente al dominio sociale, ridisegnando i rapporti tra individuo e società. Proprio quel nominalismo di cui Bridgman si fa alfiere, che valorizza le diversità e le peculiarità individuali senza eclissarle all’ombra degli assoluti, è in grado di spezzare le coercizioni, strumenti congeniti della società stessa. Forse è proprio laddove lo strapotere del Leviatano si fa più pressante che emerge la sovranità individuale, inviolabile da parte di qualsivoglia disposizione coercitiva, la quale, “fosse anche di 175.000.000 di persone, è impotente di fronte al mio atteggiamento personale. L’accettazione personale non può essere imposta […]. Un atteggiamento privato può covare sotto la cenere molto a lungo, per poi divampare in una fiammata inaspettata quando i tempi sono maturi. Ogni controllo coercitivo di un uomo sull’altro è soggetto a questo rischio. Gli atteggiamenti personali possono essere modificati dall’educazione, non dalla coercizione” (p. 216). Una disposizione particolarmente utile, per attraversare l’inverno politico che stiamo vivendo, attraversandone indenni le fascinazioni e le chimere. Percy Williams Bridgman, Come stanno le cose (The way things are), a cura di M. Marcheselli, presentazione di E. von Glasersfeld, postfazione di F. Accame, Odradek edizioni, Roma 2012, pp. 288, € 30,00.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

In occasione del compleanno di Matthew MacFadyen (Great Yarmouth, 17 ottobre 1974), indimenticato Mr Darcy e Oblonsky rispettivamente in Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina di Joe Wright, vi proponiamo il montaggio dedicato alla cinematografia del regista britannico dalla co-curatrice di Bietti Heterotopia per promuovere il suo numero #30: "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello, con prefazione del premio Oscar Dario Marianelli e postfazione del direttore della fotografia Seamus McGarvey. [embed]https://youtu.be/Ug5MtNLGAUs[/embed]    
11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente E il cinema, che si rapporta sempre alla società [...]