Il fantastico di Bioy Casares

Mario Sammarone
Lune d’Acciaio – I miti della fantascienza n. 9/2015
Il fantastico di Bioy Casares

Fernando Sorrentino, affermato scrittore argentino, dopo essersi cimentato in un libro-intervista con il mostro sacro della letteratura mondiale Jorge Luis Borges, arriva in Italia con un’opera parallela di cui è protagonista colui che si può considerare l’alter ego del grande scrittore argentino. Sette conversazioni con Adolfo Bioy Casares è un’intervista che Sorrentino fece a Casares nel corso di sette sabati mattina, nell’inverno del 1988. La letteratura argentina è una miniera, sempre in bilico tra un eccesso di autoreferenzialità e una devozione cieca nei confronti dell’Europa. Con la sua essenza a volte misteriosa, da noi percepita come esotica e lontana, il Paese si è sentito spesso più europeo dell’Europa stessa, eleggendosi alfiere del vecchio continente, in antitesi con il resto del Sudamerica, quasi facendo corpo unico con la mai dimenticata Spagna, cui la unisce soprattutto la nobile lingua castigliana. Adolfo Bioy Casares ne è uno dei figli più grandi: un’erudizione smisurata, uno spirito critico, un’adesione sempre civile alla vita vissuta, una personalità superiore. Stimolato dalle pungenti domande di Sorrentino, lo scrittore narra la propria vita, dalle origini familiari alle intemperanze della gioventù, dal rifiuto degli studi universitari alla scelta di vivere in un luogo edenico come il Pardo, la tenuta di famiglia. L’incontro con Silvina Ocampo, che diventerà sua moglie, è salvifico: da lei incoraggiato, si volgerà alla Musa in maniera esclusiva. Da giovane, è tentato dal surrealismo come potenzialità di vita, anzi di molte vite, plurali e diverse, dove tutto è possibilità e annuncio, mai compiutezza. Nella sua furiosa lotta contro la datità, tuttavia, il genio è sempre pronto a cambiare idea; così, dopo l’incontro con Borges, Bioy lascia il surrealismo per approdare alla scelta di una scrittura consapevole, precisa, realista e analitica. Con Borges intesse una lunga amicizia, nonché una collaborazione che sfocerà in molti scritti. La loro è una letteratura fantastica che in Adolfo trova una razionalità, poiché il fantastico si mescola pienamente al reale, in modo da apparire verosimile al lettore – con la magia di un narrare che ha contribuito a dar linfa al “realismo magico” – come accade nel suo capolavoro riconosciuto, L’invenzione di Morel. Al romanzo, tuttavia, Bioy preferisce il racconto, più concentrato, intenso e prossimo alla poesia – anche se, confessa candidamente, la sua scelta è dovuta al fatto che, per la sua brevità, occorre meno tempo per arrivare alla sua conclusione. Bioy, infatti, non ha tempo da perdere relegandosi nella clausura dello scrivere, ama le relazioni sociali e le donne, la sua grande passione; non ha nulla dello scrittore tormentato ma è un gentiluomo vitale, dinamico, perfino sportivo, del tutto incapace di fermarsi alla scrittura. Da queste conversazioni emerge un profluvio di notizie su opere e autori sudamericani che non dovrebbero mancare nella nostra biblioteca ideale; ognuno di essi è stato da lui conosciuto e frequentato. Questi rapporti più o meno stretti di stima e amicizia sono collocati nella meravigliosa Buenos Aires di quegli anni, affascinante nella sua vitale pienezza ma guastata da troppe dittature e populismi, cui Bioy si è sempre sottratto, con lucide critiche. Un mondo di libri e cultura, che ha come meta qualcosa di enormemente complicato: la semplicità. Fernando Sorrentino, Sette conversazioni con Adolfo Bioy Casares, a cura di Maria Josè Flores Requejo, tr. di Armando Francesconi e Laura Lisi, Solfanelli, Chieti 2014, pp. 232, € 16,00.

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