Sergiu Al-George, l’India e Mircea Eliade

Lara Sanjakdar
Il paradosso romeno – Eliade, Cioran e la «giovane generazione» n. 7/2014
Sergiu Al-George, l’India e Mircea Eliade

Personaggio chiave dell’indologia romena, autore di tre monografie specialistiche e di trentun contributi apparsi in riviste indologiche e romenistiche, nonché medico e ricercatore scientifico (1), Sergiu Al-George (13 settembre 1922 – 10 novembre 1981), allievo di Mircea Eliade, divulgò la cultura indiana in Romania negli anni più difficili del regime comunista. Questo gli costò, come vedremo, non soltanto l’arresto e la detenzione politica ma anche l’impossibilità d’inserirsi pienamente nell’ambiente universitario della capitale romena. Nel 1974, infatti, fu costretto a interrompere le proprie collaborazioni con l’Università di Bucarest – dove teneva un corso di Civiltà indiana – da una parte perché non aveva conseguito un diploma in filologia indiana, dall’altra, presumibilmente, anche per via dell’ostilità nutrita dal governo nei suoi confronti (2). Eppure, nonostante un clima culturale e sociopolitico avverso a qualsivoglia genere di dottrina o speculazione non autoctona, lo studioso si adoperò in ogni modo per restituire al pubblico della “Sorella latina d’Oriente” un’immagine realistica dell’ambiente intellettuale dell’India, mostrandone le convergenze con la semiologia, la linguistica e, più in generale, la cultura europee – in special modo, romene. Al-George scoprì l’India già in età adolescenziale, quando, grazie al fortunato incontro con tre opere scientifiche e letterarie di Eliade (Maitreyi del 1933, Yoga. Essai sur les origines de la mystique indienne del 1936 e Secretul doctorului Honigberger del 1940), si avvicinò alla temperie culturale asiatica, affrontando lo studio della lingua sanscrita da autodidatta. In una sua lettera, Eliade salutò il primo articolo di Al-George, Le mythe de l’atman et la genèse de l’absolu dans la pensée indienne [Il mito dell’atman e la genesi dell’assoluto nel pensiero indiano] (1947), esclamando: «Ancora un indologo romeno! […] Vedo che Lei, interpretando i fenomeni culturali indiani, segue la linea ermeneutica che ho inaugurato in Yoga». Convergenza, quest’ultima, messa in luce anche da Radu Bercea, che scrisse: «Questa filiazione spirituale, riconosciuta da entrambi gli studiosi [Al-George ed Eliade], ha segnato profondamente l’esistenza di Al-George». Le relazioni tra i due furono contrassegnate da una profonda stima reciproca. L’attaccamento di Al-George alla figura del grande storico delle religioni, nonché scrittore e indologo, fu tale da indurlo a divulgare uno dei suoi libri messo all’indice dal regime comunista, ovvero Forêt interdite, del 1955 (3). Al-George si trovò così, suo malgrado, coinvolto in una triste vicenda che ebbe ripercussioni anche sulla vita di altri intellettuali di spicco del panorama culturale romeno. Infatti, l’indianista fu implicato nel cosiddetto “Processo Noica”, uno degli ultimi grandi casi politici della Romania comunista: la produzione intellettuale dello studioso venne così interrotta brutalmente dall’arresto nel dicembre del 1958 e, successivamente, dalla detenzione politica del 1959. Al-George potrà dedicarsi nuovamente agli studi d’indianistica soltanto nel 1966, a due anni di distanza dalla scarcerazione.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo agli anni Cinquanta del secolo scorso, nei quali l’indologia romena mosse i primi passi, in concomitanza con alcuni avvenimenti rilevanti. In particolare, il 1959 segnò una tappa importante nel quadro della storia dei rapporti tra Romania e India: nell’ambito delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi venne fondata l’Ambasciata Indiana a Bucarest; inoltre, si assistette a una serie di scambi nel campo della scienza, della tecnica e dell’istruzione. Gli ingegneri e i periti tecnici romeni aiutarono l’India a costruire una raffineria a Gauhati. Sul piano culturale, invece, il ’59 vide la pubblicazione di un volume di racconti di Rabindranath Tagore in traduzione romena e di una grammatica sanscrita di Theofil Simenschy (filologo classico romeno dedicatosi anche alla linguistica comparata indoeuropea). Venne inoltre ripubblicata la Shakuntala, nella versione curata da G. Coşbuc (prefata dal critico letterario e comparatista Edgar Papu) e la prima delegazione culturale romena visitò l’India grazie all’accordo bilaterale siglato nello stesso periodo (4).

Si aprì così una stagione feconda tanto per la produzione scientifica quanto per quella orientalistica di Al-George, il quale l’anno precedente aveva dato alle stampe il primo trattato romeno di foniatria e si era occupato, con l’amico Arion Roşu, della revisione critica di una versione romena della Storia dell’India, già precedentemente tradotta dal russo da un altro studioso (malauguratamente, questi testi sono andati perduti dopo l’arresto). Inoltre, aveva lavorato con grande assiduità a due importanti contributi di carattere indologico che comparirono in riviste berlinesi e parigine, ancora una volta coadiuvato da Roşu (5). L’approccio ermeneutico di Al-George, rimasto immutato nel corso degli anni successivi, era dichiaratamente “simbolico”. A tal proposito va osservato che l’orientalista mostrò un interesse privilegiato non soltanto nei confronti di alcuni aspetti del simbolismo e delle fonti religiose e simboliche indiane, ma anche per la grammatica, cui dedicò tutta una serie di studi tra i quali segnaliamo Le sujet grammatical chez Panini [Il soggetto grammaticale in Panini] del 1957, che gli valse un riconoscimento internazionale in qualità di indologo. A tal proposito è interessante rilevare come, nel corso degli anni Novanta del secolo scorso, alcuni indianisti di chiara fama (come André Padoux di Parigi e Vidya Nivas Misra di Benares) ricordarono la figura di Al-George, il cui nome era noto anche al famoso Bhandarkar Oriental Research Institute di Poona. Pur non facendo parte del mondo accademico, l’indologo riuscì comunque a ottenere dei riconoscimenti dal milieu universitario e quindi a partecipare a eventi degni di nota, come il Congresso Internazionale di Sanscrito di Benares del 1981 (6).

Per tornare alla produzione scientifica dello studioso, menzioniamo anche un altro suo lavoro degno di nota, Limbă şi gîndire în cultura indiană [Lingua e pensiero nella cultura indiana] del 1976, che si inserisce a pieno titolo nella linea esegetica del succitato contributo del ’57. In questo studio, come messo a fuoco da Bercea, l’indologo trattò i fondamenti del pensiero simbolico – rituale e mitologico – sui quali si basa la cultura indiana, nella persuasione che questi conferissero validità alle soluzioni proposte dalla scienza indiana del linguaggio e rappresentassero delle risposte culturali molto più antiche e spesso più feconde di quelle offerte dalla scienza occidentale moderna. Nello stesso periodo, pubblicò anche due brevi lavori dedicati rispettivamente alla medicina indiana e a quella tibetana: Medicina indiană e Medicina tibetană, entrambi pubblicati nel 1970.

L’opera più importante del Nostro – un originale contributo allo studio della cultura romena contemporanea – è senz’altro Arhaic şi universal. India în conştiinţa culturală românească [Arcaico e universale. L’India nella coscienza culturale romena], del 1981. In questo fondamentale studio, Al-George, partendo dalle idee di Eliade, delinea il profilo “indiano” di una serie di letterati, intellettuali e artisti romeni (Brâncuşi, Blaga e il poeta nazionale romeno Mihai Eminescu), tra i quali figura anche il suo maestro, cui è dedicato il libro (7). L’originalità di Arhaic şi universal risiede soprattutto nel fatto che esso ci svela il modo, inatteso, tramite il quale Eliade esprime il proprio atteggiamento conflittuale nei confronti della “Storia” e quindi, al contempo, il disagio esistenziale e l’istanza metafisica tanto nel periodo giovanile quanto in quello successivo. In quest’opera, tra le altre, Al-George mostrò come il cuore pulsante dell’ermeneutica eliadiana del religioso, il “Tempo sacro”, fosse un’idea squisitamente hindu. L’amico e collega di Eliade – al quale quest’ultimo avrebbe voluto affidare il compito di redigere una parte del suo opus magnum, Histoire des croyances et des idées religieuses (1976-1983) – adottò un sistema interpretativo indubbiamente inconsueto rispetto alle letture “classiche” del pensiero eliadiano, soprattutto se si considera che il libro uscì nel 1981 e pertanto lo storico delle religioni ebbe tutto il tempo di recensirlo prima di morire, anche se Al-George, spentosi il 10 novembre dello stesso anno, non ebbe modo di leggere la felice recensione del suo maestro, il quale scrisse: «Sergiu Al-George è stato certamente il più capace e il più creativo indianista romeno. Si è sforzato seriamente di conoscere e di comprendere la cultura indiana, nel suo complesso». Agli occhi di Eliade, Al-George manifesta inoltre una singolare «capacità di penetrazione esegetica, la stessa intuizione e la stessa comprensione in ogni suo sforzo di illustrare e l’architettura interna dello spirito indiano e la propria creatività […]. Sfortunatamente, nelle riviste straniere di orientalistica sono apparsi soltanto alcuni degli studi di Sergiu Al-George. Ci auguriamo che questi lavori, insieme alle traduzioni degli altri suoi significativi contributi, ora disponibili solo in lingua romena, siano al più presto raccolti in volume. Il suo libro più originale, un contributo di grande spessore all’ermeneutica della spiritualità romena, è Arhaic şi universal. India în conştiinţa culturală românească (Edizioni Eminescu, Bucarest 1981, 295 pp.). Le sue analisi e interpretazioni delle creazioni culturali di Brâncuşi, Eminescu, Blaga e del sottoscritto, basate su un’ampia e impeccabile documentazione, aprono nuove prospettive di ricerca per la valorizzazione della cultura romena. Se fosse tradotta in una lingua più diffusa, questa nuova e profonda interpretazione potrebbe risvegliare l’interesse di un pubblico più ampio, competente e variegato [rispetto a quello attuale]; non sarebbe rivolta solo agli ammiratori di Brâncuşi […], ma anche ai critici e agli storici dell’arte, agli storici e ai filosofi della cultura, agli scultori e ai poeti. […] In fondo, Sergiu Al-George è riuscito a illustrare in modo esemplare quello che potrei definire “un nuovo metodo comparativo di ricerca e di analisi applicato alle creazioni delle civiltà tradizionali”. […] Chicago, maggio 1984» (8).

Tornando al Nostro, possiamo aggiungere che egli, sanscritista volto tanto alla linguistica comparata quanto allo studio dell’immagine dell’India nella cultura romena, recuperò e portò a compimento l’orientalistica eliadiana. Il nucleo del suo pensiero risiede in una dialettica simbolica totalizzante, che vede il simbolo come punto d’intersezione tra l’ideale e il sensibile. Inoltre, Al-George estende il motivo eliadiano dell’unità di mito, simbolo e rito nelle società arcaiche e tradizionali proiettandolo sul piano linguistico-semiotico e della storia delle idee.

Al-George collaborò con un altro personaggio chiave dell’indianistica romena, Amita Bhose (Calcutta, 1933-Bucarest, 1992), docente di lingua bengali e sanscrita all’Università di Bucarest dal 1978 al 1991 (9). Bhose, oltre a far conoscere in India la letteratura romena contemporanea e il poeta nazionale Mihai Eminescu, tradusse alcune opere di Rabindranath Tagore e si impegnò sempre a mostrare le convergenze culturali indo-romene, ottenendo prestigiosi riconoscimenti in Romania, dove redasse a mano – dal momento che all’epoca le tipografie non possedevano i caratteri bengali – il primo dizionario bengali-romeno (1985). Bhose, che conobbe il Nostro nel 1972 in India, sostenne, a torto o a ragione, come egli avesse la stessa forma mentis dei sanscritisti indiani – altrimenti, non avrebbe potuto comprendere la spiritualità hindu “dall’interno” (10).

Sergiu Al-George è, in conclusione, un personaggio davvero singolare e prezioso che s’inserisce a pieno titolo nella cornice dell’indologia e della cultura romene del Novecento, tristemente dimenticato dai romenisti italiani e spesso ricordato unicamente a causa delle sue disavventure politiche.

 

  1. Come medico, si specializzò in foniatria e si occupò anche di ricerca scientifica nel campo allergologico e immunologico. Per i dati biografici, cfr. Radu Bercea, Nota bio-bibliografica sulla figura di Sergiu Al-George, in Lara Sanjakdar, Mircea Eliade e la Tradizione. Tempo, Mito, cicli cosmici, Il Cerchio, Rimini 2013, p. 354 e segg. e Id., Sergiu Al-George. O personalitate exemplară [Sergiu Al-George. Una personalità esemplare], in «Viaţă medicală», 1995.
  2. Per alcuni aspetti della questione, cfr. Amita Bhose, Ultimul drum al lui Sergiu Al-George [L’ultimo viaggio di Sergiu-Al-George], in «Literatorul», n. 49/1992 [disponibile anche online, all’indirizzo: http://amitabhose.net/Articol.asp?ID=51].
  3. Tr. it.: La foresta proibita, Jaca Book, Milano 1986. Il romanzo, scritto originariamente in romeno con il titolo Noaptea de Sînziene (La notte di Sanziene), uscì per la prima volta nel 1955 in francese, per i tipi di Gallimard, con il titolo Forêt interdite – l’edizione romena sarà pubblicata soltanto nel 1971. Cfr. Mircea Handoca, Mircea Eliade, 1907-1986. Biobibliografie, Jurnalul literar, Criterion, Bucarest 1997-2007, vol. I, pp. 28, 290.
  4. Amita Bhose, Indianistul din Iaşi [L’indianista di Iaşi], in «Convorbiri literare», a. XCIV, n. 1220, aprile 1988, p. 7, ora in Maree indiană. Interferenţe culturale indo-române [La marea indiana. Interferenze culturali indo-romene], Cununi de stele, Bucarest 2009, pp. 172-173.
  5. Cfr. lo scritto di Dorina Al-George, moglie di Sergiu, Şocul amintirilor [Lo shock dei ricordi], Paralela 45, Piteşti 2006.
  6. Per la questione, cfr. Radu Bercea, Sergiu Al-George. O personalitate exemplară, cit., p. 3.
  7. In realtà, come precisato da Bercea in una comunicazione personale, il testo non riporta alcuna dedica in calce. Si tratta invece di una testimonianza orale della moglie di Al-George.
  8. Mircea Eliade, In memoriam. Sergiu Al-George, in «România literară», a. XVII, n. 30, 26 luglio 1984, traduzione nostra. Nella nota introduttiva al breve necrologio, Mircea Handoca precisa come Al-George, poco prima di morire (lunedì 9 novembre 1981), gli avesse confessato per telefono l’ansia di conoscere il parere di Eliade sul libro. Poco dopo, colto da malore, si sottopose a un elettrocardiogramma. L’esame non individuò alcun genere di patologia cardiaca (in precedenza, l’indologo aveva avuto due infarti) e, purtuttavia, poco dopo lo studioso si spense. Per ulteriori ragguagli sulle relazioni tra Al-George ed Eliade cfr. Mircea Eliade e la Tradizione, cit., p. 309 e segg.
  9. Per alcuni aspetti della questione, cfr. Liviu Bordaş, Zece ani de la plecarea surorii mai mari [A dieci anni dalla scomparsa della sorella maggiore], in «Origini. Caiete Silvane» n. 3-4/2002, pp. 148-151.
  10. Amita Bhose, Ultimul drum al lui Sergiu Al-George, cit.

 

Si ringraziano Radu Bercea e Horia Corneliu Cicortaş, per gli indispensabili consigli e le consulenze tecniche.

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