Swimming Pool. Riflessi sull’acqua

Luca Pacilio
François Ozon n. 2/2016
Swimming Pool. Riflessi sull’acqua

Sarah Morton (Charlotte Rampling), scrittrice inglese di romanzi gialli, soggiorna per qualche settimana in Provenza, nella villa del suo editore. L’arrivo improvviso di Julie (Ludivine Sagnier), figlia dell’editore, turba la sua tranquillità. La ragazza, bella e spregiudicata, suscita in lei prima sentimenti di animosità e gelosia, poi di curiosità, ispirandole un nuovo romanzo. Il rapporto tra le due donne, divenuto stretto fino alla complicità, porterà la protagonista ad aiutare la ragazza a coprire un delitto. Tornata a Londra dal suo editore e incassato il prevedibile rifiuto della sua nuova storia, la scrittrice annuncia di averla già pubblicata con un’altra casa editrice. Il film si chiude con l’arrivo nell’ufficio della figlia dell’editore: si chiama Julia, dimostra di non conoscere Sarah e ha una fisionomia parzialmente diversa da quella di Julie.

È l’immagine chiave del film – quella dello specchio nella camera di Sarah che ne riflette un altro sulla parete opposta, inscrivendo la figura della scrittrice in una doppia cornice – a segnalare la messa in abisso: il romanzo che Sarah pubblicherà, Swimming Pool, la vede protagonista; la scrittrice è dunque dentro la sua storia, quella di una matura autrice che, affascinata dalla ragazza piombatale in casa, ne fa la sua provocante musa, saccheggiandone la vita. Se quanto vediamo è frutto dell’immaginazione della romanziera, la realtà ha ceduto il passo alla finzione fin dall’istante in cui, installato il computer, la Morton fissa un soprammobile a forma di uovo (simbolo letterale della creazione) e comincia a scrivere: da quel momento il film slitta nella dimensione letteraria.

Nel romanzo Sarah fa i conti con insoddisfazioni e digiuno sessuale, con la sua frustrazione di donna che, come le dirà Julie, «scrive delle porcherie e non le fa mai». Perché Julie è Sarah, più giovane e disinibita, che fa prorompere le sue fantasie esistenziali, sessuali, omicide. Compresa quella su John, l’editore, che nella costruzione dell’intreccio è un elemento chiave: più di un indizio suggerisce una passione inespressa nei suoi confronti, così come l’ipotesi che la scrittrice accetti il soggiorno solo per la possibilità che l’uomo venga a farle visita. Se quanto vediamo accadere nella casa è pura fiction – se dunque attribuiamo a Julie il ruolo di alter ego della narratrice (la libido di Sarah alla luce del sole) – allora anche i riferimenti che la giovane fa al padre sono frutto dell’invenzione della Morton, rivelandosi, quelle parole, proiezioni di suoi intimi desideri e fantasie («Così lei sarebbe l’ultima conquista di papà», dice Julie non appena conosce la donna). La decisione finale di pubblicare il romanzo Swimming Pool per la concorrenza è la vendetta dell’autrice nei confronti dell’indifferente John, l’unico tradimento consumabile nei confronti dell’uomo, il solo modo per colpirlo al portafogli, evidente sostituto del cuore.

Come il protagonista di Nella casa (2012) – molto vicino a Swimming Pool tematicamente, concettualmente e strutturalmente (se il professore Germain Germain di quel film è Humbert Humbert, Julie è, naturalmente, Lolita) – Sarah, di fronte all’incapacità di viversi appieno nella realtà, ricorre alla finzione e ne sfrutta le possibilità in chiave artistica; il suo libro, abbattendone i blocchi emotivi, la spinge in ambiti prima inaccessibili. Se la vita non ha realizzato i suoi sogni, riversa i sogni nel suo romanzo. Ozon mette in scena, quindi, il work in progress su un work in progress, e, in parallelo, un percorso di graduale autocoscienza connesso alla riflessione sul potere assoluto, dello scrittore, di governare i piani della narrazione e, mescolandoli, renderne incerti i confini: il film – non mutando mai registro visivo, trattando le parti reali come quelle di fantasia – risulta disseminato di tracce contraddittorie (l’immagine finale che sovrappone Julie e Julia, ad esempio) che rendono impossibile avvalorare una ricostruzione univoca e incontestabile del plot. Nel gioco ambiguo di riflessi la swimming pool del titolo è lo schermo in cui si rifrange il racconto, lo specchio (d’acqua) simbolico che attrae e restituisce le immagini mentali della scrittrice: per questo, all’inizio, tolta la copertura della piscina, si scopre in superficie un tappeto di foglie secche che vengono rimosse.

All’interno di questo teatro mentale Julie è un personaggio quasi caricaturale, di sensualità esasperata, un artefatto evidente: evoca una maniera, rimanda allo stereotipo della ninfetta. Così Franck – l’avvenente barista che Sarah non manca di notare all’inizio – viene catapultato nella trama del suo romanzo con un’apparizione fantasmatica, non a caso collegata a un atto masturbatorio a bordo piscina. La riflessione sulla creazione artistica diventa vertiginosa coinvolgendo, infine, lo stesso Ozon alle prese con il film (lo sguardo della macchina da presa scivola sulla madida pelle di Julie come le dita della Morton sulla tastiera), la sua immaginazione al lavoro e il confronto con le sue creature – Sarah/Rampling e Julie/ Sagnier – che il francese manipola e domina a suo piacimento (la vicenda è ambientata vicino a Lacoste, villaggio sovrastato dal castello del marchese de Sade, come non si manca di sottolineare).
Il film rivitalizza, poi, alcuni riferimenti chiave della formazione cinematografica del regista. All’inizio, il rispetto rigoroso delle apparenze nella rappresentazione tendenzialmente oggettiva della quotidianità della protagonista – che ne fa trapelare carattere e manie, voglie e idiosincrasie – rimanda a Eric Rohmer. Non meno forti le suggestioni bergmaniane: nella “trilogia del silenzio” e in Persona (1966) le azioni si svolgono in un breve arco temporale e in uno spazio delimitato. Sono film costellati da riferimenti al tema dell’opera letteraria, alla violazione di lettere private e diari segreti, a intimità rapacemente carpite, a giochi di immedesimazione e a sovrapposizioni di identità. Quando Julie parla di un’esperienza amorosa adolescenziale (come fa Alma con Elisabet in Persona – due donne in una casa di vacanza), la macchina da presa si sofferma sul volto di Sarah in ascolto perché, in tutta evidenza, è lei che sta raccontando quell’esperienza, è suo quel ricordo (a tal proposito: non è un caso che le donne, nella versione originale, parlino in inglese, la lingua in cui il romanzo è scritto).

Esplicito fin dal titolo, infine, il riferimento a La piscina (1969) di Jacques Deray, cui rimandano ambientazione, personaggi, trama gialla, utilizzo iconico del corpo attoriale.

 

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]

Ultimi post dal blog

Rappresentante paradigmatico del fermento del cinema indipendente statunitense degli anni 90, Richard Linklater e il suo percorso (da) irregolare sono analizzati nel dettaglio e con rimandi mai scontati dai critici Francesca Monti e il "nostro" Emanuele Sacchi. Il pregio principale di questa monografia è la capacità di legare la complessa opera del texano classe 1960: se lo spirito del suo primo film distribuito, Slacker (1991), fa da filo conduttore a buona parte dei personaggi della sua fimografia, anche quando ci sono di mezzo altri autori e grandi produzioni - come capitato con il suo film più popolare, School of Rock [...]
In fondo, Richard Linklater non deve essere rimasto troppo dispiaciuto dalla mancata assegnazione dell'Oscar a Boyhood. Lo conferma Louis Black, suo amico di lunga data, affermando che «una parte di lui non avrebbe mai voluto vincere quel premio». Effettivamente, con la vittoria della mitica statuetta - simbolo del sistema hollywoodiano - chissà cosa ne sarebbe stato del suo status di alfiere del cinema indipendente statunitense. Una medaglia guadagnata stoicamente sul campo professando la dottrina rivoluzionaria del Sogno americano in versione slacker, ossia «l'ambizione di vivere delle proprie passioni, scegliendo da soli il proprio percorso nella vita per evitare di doverlo [...]