Editoriale FRANçOIS OZON

Giulio Sangiorgio
François Ozon n. 2/2016
Editoriale FRANçOIS OZON

Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore. Fuori dalla linea Nouvelle Vague, fuori dall’esistenzialismo parisien, fuori dalla commedia bobo. Nei suoi film memorie di Rainer Werner Fassbinder e Alfred Hitchcock, di Alain Resnais, Ingmar Bergman ed Henri-Georges Clouzot. E poi William Wyler e Vincente Minnelli, Walt Disney, Luis Buñuel. E via elencando, tutti referenti di una filmografia che abita con piglio sfacciato, e nonchalance annoiata, il mondo della cinefilia. Come fosse un che di scontato, un omaggio a un parente, un amore dovuto. L’abito da indossare sempre, non solo il giorno di festa, e da rimirare non tanto per la foggia, per la trama del cinema ritessuto nel cinema, ma per quel che taglio e stoffa dicono dell’uomo. Il vestitino da donna sul giovincello di Une robe d’été (1996) è solo un facile esempio.

È un equilibrista, François Ozon, autore paradossale, capace di muoversi sospeso tra choc e frivolezza, scavo e superficie. Responsabile di un cinema obliquo, libero, fluido, queer. Letteralmente. Contemporaneo, perché sempre consapevole, post tutto. Eppure amante delle strutture narrative forti, incendiato dalla più classica delle urgenze: una storia, il piacere del racconto. Così, sull’ipotetica linea che unisce realismo e gioco di stilizzazione, Ozon il funambolo danza impudente e con grazia, mentre le sue immagini si accostano all’uno e all’altro polo, con intensità sempre differente.

Così se Il rifugio (2009) è un racconto rohmeriano, la realistica messa in scena di un lutto e di una nascita, una parabola morale concreta, militante e attuale, è anche, carsicamente, un luogo astratto di echi, di doppi, di rime interne esibite per esibire la mano di un demiurgo, per certificare l’artificio. E se, al contrario, 8 donne e un mistero (2002) ha le forme di un compiaciuto divertissement postmoderno, che ambisce al Technicolor di Douglas Sirk e sposa George Cukor e Jacques Demy, Agatha Christie e Christian Dior, è anche l’elegante palcoscenico su cui si disgrega violentemente la ronde delle menzogne, un gioco al massacro verso una possibile verità, verso il termine dello spettacolo, il fallimento dell’ipocrisia. Ma non si tratta di épater la bougeoisie, di decostruire il dispositivo cinema. È una questione di ricerca interiore. C’è sempre un momento, nei suoi film, in cui il protagonista, con lo spettatore, deve, dovrebbe abbandonare il côté fantasmatico, squarciare l’immaginario, guardarsi vis à vis. Non è un caso che il luogo comune ozoniano sia la spiaggia: di fronte all’uomo il mare, la vita riflessa, l’orizzonte da colmare di desideri. Ma ciò che interessa, all’autore, sono i corpi sulla sabbia. Oppure quegli uomini, seduti sulle panchine, a guardare le finestre affacciate sul parco, le storie possibili, le storie altrui, che sono le loro, perché narratori (Nella casa, 2011).

In una filmografia dove la figura del padre è assente o deteriore, il banco di prova non può che essere la responsabilità della realtà. Il confronto con se stessi.

Così, dal sangue mestruale di Action Vérité (1994), che inabissa nella sostanza sessuale un gioco erotico adolescenziale, alla fine del discorso amoroso di Cinqueperdue. Frammenti di vita amorosa (2004), il cinema di Ozon mette in scena la necessità, nei suoi personaggi, di un rilancio narrativo, di una prospettiva di fuga, di un’uscita, di un cambio di scena. O d’abito, o pelle, come sostiene Alessandro Baratti nel saggio che apre questo numero #2 di INLAND. Quaderni di cinema. «Ozon non ha nulla di anticonvenzionale, ma tutto di anticonservativo», scrive discutendo della scheda di un film. Ed è proprio questo il punto. È un cinema che muta e racconta mutanti, uomini e donne messi a verifica, persone che, a contatto con il trauma della morte o con quello della nascita, con un reale che sfracella il proprio principio di piacere a causa di un intruso, son chiamati a lasciare la propria prigione identitaria. Che è visibile nella forma, nell’artificio che regna nel cinema di Ozon: la sua estensione è il décor raffinato, il calco di genere, il secondo grado implicito, il gioco del cinema meta, la ridda di modelli culturali. Una nuova amica (2014), storia en travesti, film transgenere, ne è l’esempio compiuto. Nel senso che ogni momento è ipotesi di un rapporto e rilancio, pausa di un continuo movimento. Che rapporto lega, nel profondo, i due personaggi?

Nei suoi film Ozon ci lascia lontani, non cerca il cieco sopraffare del dramma: il suo cinema, anche quello realista, presenta sempre una natura fallace e artefatta, si apre al kitsch, al ridicolo, chiama al distacco. Tra i personaggi e il pubblico c’è una (giusta) distanza. Che permette di porre domande prima di avere risposte.

Questo numero #2 di INLAND è un primo tentativo, il primo volume dedicato in Italia al regista francese. Dato curioso (e indicativo), per uno che fa cinema da oltre 20 anni, e raramente non è stato distribuito. Ringraziamo tutti coloro che, con passione, si sono dedicati a questo progetto. In particolare la rivista Spietati.it, da sempre officina di pensiero su questo autore sfuggente.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

In occasione del compleanno di Matthew MacFadyen (Great Yarmouth, 17 ottobre 1974), indimenticato Mr Darcy e Oblonsky rispettivamente in Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina di Joe Wright, vi proponiamo il montaggio dedicato alla cinematografia del regista britannico dalla co-curatrice di Bietti Heterotopia per promuovere il suo numero #30: "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello, con prefazione del premio Oscar Dario Marianelli e postfazione del direttore della fotografia Seamus McGarvey. [embed]https://youtu.be/Ug5MtNLGAUs[/embed]    
11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente E il cinema, che si rapporta sempre alla società [...]