Per una giovinezza metafisica

Luca Siniscalco
Charles Bukowski – Tutti dicevano che era un bastardo n. 11/2016
Per una giovinezza metafisica

Nel suo ultimo libro, Riccardo Paradisi ci conduce nelle atmosfere di un’estate intensa e luminosa, mai torrida né soffocante. Un’estate indomita e metafisica: l’estate della giovinezza. È questo il tema attorno a cui ruota lo splendido Un’estate invincibile, appena uscito nella collana «l’Archeometro» di Bietti. Il titolo del volume è una citazione da Albert Camus: «Nella profondità dell’inverno ho imparato, alla fine, che dentro di me c’è un’estate invincibile». Il confronto fra la stagione dove più la natura è potente e la sfuggente fase dell’esistenza umana percorre tutto il saggio, questo studio ricco e ragionato che ha l’intensità espressiva di un romanzo corale. Una narrazione generazionale, ricca di riferimenti storico-politici alle radicali trasformazioni occorse nelle giovani generazioni a partire dal secondo dopoguerra, ma soprattutto una discussione filosofica rivolta a ciò che è originario. La giovinezza che appassiona e incalza la prosa di Paradisi non è infatti un’età biologica, né tantomeno ricade in quella stereotipizzazione, oggi così in voga, che della gioventù raccoglie soltanto l’esteriorità più superficiale, facendone un feticcio ad uso e consumo degli idolatri del giovanilismo. A emergere è, piuttosto, una giovinezza ontologica, uno stadio dell’essere che si cristallizza nelle persone che a tale forza spirituale attivamente corrispondono. Questo «demone dell’assoluto» (André Malraux) può costituire un vero e proprio katékon, un agente frenante contro l’avanzata del nichilismo. È infatti un potere che frena lo squallore del nulla eretto a sistema, quando assume le fattezze così liricamente descritte da Stenio Solinas, autore, nell’introduzione, di un vero e proprio peana alla giovinezza quale «condizione metafisica e non biologica che è poi il rifiuto del tradimento di se stessi, l’intensità della durata rispetto allo scorrere del tempo, la fedeltà alle amicizie e la consapevolezza che spesso l’azione è più importante delle parole, […] l’ansia di libertà e il rifiuto dell’ortopedia dell’anima di cui ogni sistema è portatore». Una giovinezza il cui profilo liminale, sempre cangiante, riluce nei numerosissimi compagni di viaggio di Paradisi: filosofi e letterati, psicologi e sociologi, intellettuali e registi, poeti ed esoteristi, tutti inattuali ed eccentrici, paradossalmente proprio perché animati da un’attualità eterodossa e da una ricerca del vero Centro, quello spirituale – così, perlomeno, direbbe Eliade. L’estate della giovinezza propizia il raccogliersi di forze che si concretizzano in un nuovo tipo umano, al di là delle sterili antinomie cui la nostra civilizzazione mainstream ci ha abituato. Quest’uomo, che è il singolo – o Anarca – di Jünger, l’uomo differenziato di Evola, è in attesa del Grande Incontro, del kairòs in cui oltrepassare ogni dualismo nella folgorazione dell’eterno presente. Là si aprono gli orizzonti – le oasi di Jünger, le radure heideggeriane – cui solo una vocazione profonda e intimamente vissuta, persino nell’oscura età della Tecnica contemporanea, può tendere. Là si svelano lo stile e il carattere che promanano da una regione primaria dell’essere, entro cui libertà e necessità si fondono in un’ontologia che con Heidegger e Severino, autori cari a Paradisi, ambisce a svincolarsi dalle maglie della metafisica dualista. Una “ultrafisica”, per usare un’espressione di Jünger, che ci riporti, in fondo, al tempo dell’Origine. Un eterno andare sempre verso casa che è proprio l’essenza più autentica della giovinezza. E, insieme, di ogni vita vissuta con autenticità. Riccardo Paradisi, Un’estate invincibile. La giovinezza nella società degli eterni adolescenti, introduzione di Stenio Solinas, Edizioni Bietti, Milano 2016, pp. 224, 15,00.

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