Editoriale bis

Michele Galardini
Carlo Verdone n. 12/2019
Editoriale bis

Nonostante scrivere sia un lavoro intimo e solitario il suo obiettivo è, spesso, raccontare un insieme di voci. Quando parlo e scrivo di Presente Italiano sto parlando e scrivendo di un gruppo di persone che da cinque anni si impegna per costruire qualcosa che a Pistoia non è mai esistito. Quando scrivo su «INLAND. Quaderni di cinema» è perché da tre anni un gruppo di persone, con in testa Claudio Bartolini e Ilaria Floreano, costruisce assieme a noi una storia dentro la Storia, più ampia, del cinema italiano popolare e di genere.

Tutto questo ci porta a Carlo Verdone e ai film che lui stesso ha scelto per questo omaggio che gli dedicheremo il 4 e 5 ottobre 2019: Compagni di scuola, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Ma che colpa abbiamo noi e Posti in piedi in paradiso, opere corali dove il singolo è l’anello di una catena, condizionato (per non dire traumatizzato) dalle interazioni con gli altri.

Il discorso riguarda i film in cui è il gruppo il motore dell’azione, al punto che lo stesso Verdone, pur partecipando all’intreccio, alla fine risulta uno degli ingranaggi principali ma non il solo e, spesso, nemmeno il più rilevante. Nonostante le sue sequenze più celebri e divertenti si trovino nelle pellicole incentrate sulla “maschera”, dove sono il corpo e la voce di personaggi alieni eppure profondamente umani a muovere l’azione e la risata, è nel film corale che tali maschere vengono fatte cadere, svelando un tessuto complesso fatto di relazioni, depressioni, terapie e paure.

Parlare della collettività, abbassando per un attimo il volume del nostro Io, oggi è un atto sovversivo e necessario perché umano, in opposizione alla chiusura e all’indifferenza di un futuro senza vie d’uscita. Noi, in primis, ci prepariamo alla quinta edizione del festival come un gruppo. Dove ritrova posto Roy Menarini, che con Bartolini ha curato il numero ed è parte di questa avventura da prima che iniziasse. Dove ci sarà sempre colui che di questo viaggio ha disegnato la rotta: Giancarlo Galardini, mio padre.

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