Introduzione

Giorgio Galli
America! America? – Sguardi sull’Impero antimoderno n. 6/2014

Il presente numero è dedicato a una presentazione dei sintomi della crisi della modernità, i quali si manifestano proprio laddove è nata, vale a dire negli Stati Uniti. Gli approcci dei saggi sono molto eterogenei fra loro, quasi questi segnali non si traducessero in una completa sintomatologia. Elemento unificante, come precisa l’editoriale, è l’antimodernismo, inteso non tanto come antimodernità ma nei termini di una messa in discussione dell’adorazione acritica e dell’esaltazione di un momento storico. Del quale, a proposito della “ideologia dei diritti dell’uomo”, sempre citata nell’editoriale, rimane fondamentale l’accettazione del concetto di eguaglianza secondo la lettura che ne diede Alexis de Tocqueville: «Comporre una società in cui gli uomini fossero così simili e di condizione tanto eguale quanto può essere consentito all’indole umana… Non solo eguali, ma liberi». Credo che il «quanto sia consentito» si riferisca non a una impossibile e astratta eguaglianza assoluta ma a un eguale esercizio di diritti, condizione necessaria per essere liberi – anche se non sufficiente, come prova una società come quella nordamericana, nella quale l’individualismo economico ha tradotto il diritto alla ricerca della libertà dei padri fondatori in una struttura classista che il tempo non ha reso più duttile, ma rigida (ben altro dalla “società liquida” di Bauman).

Tra gli scritti, il più organico è l’intervista a Lucio Valent. Il termine “schizofrenico” vi figura due volte, all’inizio e alla fine della storia nordamericana, prima a proposito del «rapporto tra coloni e madrepatria» e poi di quello con la «comunità europea». Al di là della accezione rigorosamente medica, il termine indica la persistenza di una patologia legata a quello che è il filo conduttore del mio saggio L’impero antimoderno. La crisi della modernità statunitense da Clinton a Obama (Edizioni Bietti, Milano 2013). Le stragi ricorrenti continuano, con coincidenze che mi paiono confermare la validità dell’analisi: il libro uscì in concomitanza con la bomba esplosa durante la maratona di Boston, e ho cominciato a scriverlo il 16 settembre, il giorno in cui l’afro-americano Aaron Alexis, che era stato tra gli eroici soccorritori dell’1l settembre, nonostante precedenti di turbe mentali diventato contractor della Marina, entrava in divisa paramilitare nella sua più importante base operativa (Navy Yard, nel centro di Washington), sparando con un fucile a pompa e provocando dodici morti. Dapprima si parlò di complici, poi questi vennero esclusi – ma ancora non si è chiarito come sia stato possibile, né la ragione per la quale, solo pochi giorni dopo, il 4 ottobre, una madre con un bimbo a bordo abbia forzato un posto di blocco alla Casa Bianca, finendo uccisa dalla polizia: follia endogena nel cuore dell’impero.

Oltre alle stragi precedenti da me segnalate, una ha avuto un seguito, quella alla scuola di Newtown, nel Connecticut, dove il 14 dicembre 2012 il ventenne Adam Lanza uccide dodici bambini e sei adulti. Si diffonde la voce che non sia mai avvenuta, che è una finzione orchestrata da Obama e dai media della sinistra per ottenere una limitazione all’uso delle armi. Oltre dieci milioni di spettatori vedono un breve filmato di trenta minuti che registra sul posto discrepanze minime, contraddizioni e rettifiche delle prime versioni, per sostenere trattarsi di un’invenzione. Nel febbraio 2013, a Newton arrivano da tutto il Paese negazionisti, che vogliono raccogliere prove della montatura. Forse si è trattato di una campagna promossa dai fabbricanti di armi. Nel giugno dello stesso anno, una assemblea della comunità decide di abbattere l’edificio per ricostruire la scuola altrove. Mentre concludo lo scritto, altre stragi si verificano a New York e in Arizona.

La traduzione artistica di questa “schizofrenia” è oggetto di due saggi: quello su Flannery O’ Connor e quello dedicato al film Giorni di ordinaria follia. Mentre i negazionisti di Newtown fanno pensare, in contesti molto diversi, ad altri momenti drammatici della crisi della modernità nordamericana, i dubbi sulla versione ufficiale dell’11 settembre e un altro sorprendente negazionismo, che rifiuta di credere al culmine tecnologico della modernità, l’arrivo sulla Luna, contrappunto ad Andrea Zanzotto e il mito dell’allunaggio.

Completano i sintomi, in termini di trasformazione e allontanamento, i saggi Il popolo del mais, il «petrolio giallo», «indice di una frattura insanabile dell’idea che l’America ha di se stessa», e Woody Allen e l’arte della fuga dal nostro Occidente: se «i sogni – come via di fuga – sono il termometro della felicità», forse è stata abbandonata la sua ricerca, base moderna della Costituzione nata dal 1776.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

In occasione del compleanno di Matthew MacFadyen (Great Yarmouth, 17 ottobre 1974), indimenticato Mr Darcy e Oblonsky rispettivamente in Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina di Joe Wright, vi proponiamo il montaggio dedicato alla cinematografia del regista britannico dalla co-curatrice di Bietti Heterotopia per promuovere il suo numero #30: "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello, con prefazione del premio Oscar Dario Marianelli e postfazione del direttore della fotografia Seamus McGarvey. [embed]https://youtu.be/Ug5MtNLGAUs[/embed]    
11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente E il cinema, che si rapporta sempre alla società [...]