Intervista a Marcello Veneziani: «Americanismo e antiamericanismo»

Andrea Scarabelli
America! America? – Sguardi sull’Impero antimoderno n. 6/2014
Intervista a Marcello Veneziani: «Americanismo e antiamericanismo»

D. L’antimericanismo è un fenomeno piuttosto trasversale, che ha accomunato correnti politiche e culturali spesso assai variegate… che valore, a Suo avviso, conferire a questa eterogeneità?

R. È difficile operare la reductio ad unum dei diversi antimericanismi che hanno attraversato le culture degli ultimi due secoli. Perché, se il tratto comune è la critica all’individualismo e al consumismo, la differenza abissale che li divide è tra un antiamericanismo di matrice spirituale e un antiamericanismo nel nome di un altro materialismo. Tra gli antiamericani di estrazione filosovietica o filomaoista e quelli di estrazione religiosa o antimoderna credo che ci siano abissi di differenza.

 

D. Parliamo dei movimenti no global, indignados, occupy e via dicendo. Che peso dare alle loro contestazioni? Spesso si limitano a criticare la politica statunitense, senza però toccarne i fondamenti culturali. È forse per questo che le loro critiche si fermano a metà, spesso abbeverandosi alle stesse fonti dell’ideologia che vorrebbero contestare, forse addirittura rafforzando quel sistema che vorrebbero contestare?

R. Si tratta di movimenti che contestano l’America nel nome del pacifismo o dell’egualitarismo, al più dell’ecologismo, e non mi pare che colgano la matrice utilitaristica e materialistica dell’americanismo, quel primato della tecnica e della finanza che costituisce l’essenza – seppure non esclusiva – dell’americanismo. E che, a rovescio, è l’elogio dello sradicamento, della standardizzazione e della mercificazione universale.

 

D. In un Suo libro ha parlato dei “perdenti della globalizzazione”… Di chi si tratta?

R. Nel mio libro I vinti. I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale (Mondadori, Milano 2004) esaminavo una varietà irriducibile di perdenti della globalizzazione, che passava dai comunisti ai nazionalisti, dai cristiani ai meridionali, dai conservatori ai reazionari. E ne facevo un polemico elogio. Ma non proponevo una sorta di arca, di santa alleanza dei perdenti, anche perché la globalizzazione non va negata o avversata, ma governata e bilanciata, per esempio compensandola con la tradizione.

 

D. Si parla molto di “impero statunitense”: in molti hanno stabilito delle analogie tra la realtà di oggi e quella dell’impero romano. Già Spengler, nel suo Tramonto dell’Occidente, ne proponeva una in questo senso… Ciò non toglie però che il fondamento dell’impero romano – come di qualsiasi realtà imperiale – fosse di natura trascendente, laddove oggi è piuttosto di tipo materiale…

R. La differenza è indubbia ma non si può negare che, al suo tramonto, l’impero romano fosse ampiamente percorso e pervaso di umori decadenti che ne avevano disperso il vigore sacrale e trascendente. E non si può negare che, d’altra parte, nell’americanismo serpeggia anche una specie di messianismo e di idealismo che conferisce alla “missione” americana una sorta di imperativo evangelico e di zelo religioso. Peraltro, la percezione di vivere all’ombra di un solo impero è durata un decennio, dalla caduta dell’Unione Sovietica all’attacco alle due torri. Infine, la crescita dell’Islam da un verso ma della Cina e dell’India dall’altro disegna oggi scenari assai più complessi di quello imperialistico e monocratico statunitense.

 

D. Quali le nuove prospettive di un pensiero che voglia criticare l’operato statunitense senza richiudersi in quell’autismo da “colpevole assoluto” che spesso pervade le prospettive degli attuali contestatori?

R. Penso che sia sempre un errore condensare la propria visione del mondo in un anti, cioè in un antagonismo. E credo che la critica pur necessaria all’egemonia del modello americano sia del tutto insufficiente per spiegare la crisi e l’inaridimento spirituale diffuso. Peraltro, l’occidentalizzazione del mondo, la deterritorializzazione, ha in effetti reso planetari e automatici alcuni processi, che oggi non sono più legati ad uno Stato-Impero o a una volontà ben definita dal punto di vista geo-etnico. Il dominio della tecnica oggi ha vettori asiatici ben più temibili, e così l’inquinamento del pianeta, o lo sradicamento. Fossilizzarsi in un antiamericanismo ideologico e pratico a mio parere sarebbe oggi un modo del tutto inadeguato per raccogliere le sfide del presente. Ciò detto, resta auspicabile l’autonomia dell’Europa dagli Stati Uniti, il riassestamento del pianeta in spazi vitali e aree diversificate, non soggette all’egemonia americana, la riscoperta del sacro e delle origini, della tradizione e della comunità, e di un’idea compiuta, ricca e polimorfa di civiltà, che non può essere subordinata ai parametri tecnico-mercantili o consumistici del Novecento.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Fiume Diciannove - Il Fuoco sacro della Città di Vita
1919-2019. Un secolo fa Gabriele d’Annunzio entrava in Fiume d’Italia, dando vita a quella che sarebbe stata una rivoluzione durata cinquecento giorni. Un’atmosfera febbricitante e festosa, ma anzitutto sacra, qui [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dylan Dog - Nostro orrore quotidiano
Detective dell’Occulto, Indagatore dell’Incubo, Esploratore di Pluriversi: come definire altrimenti Dylan Dog, dal 1986 residente al n. 7 della londinese Craven Road? Le sue avventure – che affrontano tutti gli [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
William Lustig

William Lustig

Inland n. 13/2020
Gennaio 2015, riunone di redazione: si discute a proposito della nascita di INLAND. Quaderni di cinema. A chi dedicare i primi tre numeri? Idee tante, unanimità poca. Restano quattro progetti, [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Pupi Avati

Pupi Avati

Inland n. 10/2019
Numero #10. Stiamo diventando grandi. Era da tempo che pensavamo a come festeggiare adeguatamente questa ricorrenza tonda, questo traguardo tagliato in un crescendo di sperimentazioni editoriali, collaborazioni, pubblicazioni sempre più [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

Nel primo anniversario arriva un racconto della vita di Maradona attraverso il cinema. Nel giorno del primo anniversario della morte, arriva nella collana Fotogrammi della casa editrice Bietti un libro che ripercorre la vita del grande calciatore anche e soprattutto attraverso il cinema. Non avremo un altro D10S. Diego Armando Maradona Una vita da cinema, è da oggi, 25 novembre, disponibile in versione epub e Kindle, e in versione cartacea on demand. Scritto dal giornalista e critico cinematografico Boris Sollazzo, il libro ripercorre attraverso dieci capitoli, come il numero magico della maglia di Diego, la vita di quello che è stato [...]
Boris Sollazzo: «Vi spiego chi è Maradona per i napoletani. E lo faccio con un viaggio nel cinema» Il critico cinematografico ha scritto una "biografia sentimentale" del Pibe de oro, "Non avremo un altro D10S"  «Maradona per i napoletani ha rappresentato l'opportunità del riscatto e al tempo stesso il parente più stretto con cui si va d'accordo: Diego era uno di famiglia”. E' così che Boris Sollazzo spiega cosa El pibe de Oro abbia rappresentato per i napoletani. Una cosa che – secondo il critico cinematografico – non ha molti eguali nella storia dello sport nostrano. Boris [...]