L'ottavo colle di Roma. Gigi Proietti Uanmensciò.

Alberto Pallotta
2021-11-21 13:26:40
L'ottavo colle di Roma. Gigi Proietti Uanmensciò.

«Com’era bello stare fra quella gente là/che si chiamava fammici pensare/ah sì me lo ricordo/ umanità»
(Gigi Proietti, “Un uomo sulla luna”, 1985)

Non solo gli occhi: Luigi (Gigi) Proietti, lo straordinario mattatore di teatro, cinema e televisione (romano di nascita – era nato nella Città Eterna il 2 novembre 1940 – ma con lontane origini umbre), scomparso ormai da un anno e – per uno strano scherzo del destino – nella medesima data della sua venuta al mondo, ha saputo ammaliare diverse generazioni di spettatori in più di mezzo secolo di carriera, attraverso lo sguardo acuto, ironico e penetrante, ma anche con la sua voce roca, calda, ricca di tonalità e la fisicità plasmata da tanti anni di palcoscenico, in grado di dominare l’uditorio.

La sua carriera, il suo originale sense of humour, l’estrema versatilità del suo essere artista ‘totale’ ce li racconta Alberto Pallotta nel libro L’ottavo colle di Roma. Gigi Proietti Uanmensciò di recente pubblicazione nella collana Fotogrammi, ultima nata della casa editrice Bietti di Milano.

Scrittore e saggista, ex documentarista per Videomusic, Pallotta nel 2001 ha fondato la casa editrice Un Mondo a Parte. Tra i suoi libri ricordiamo Universo Dario Argento (2017), Piccola enciclopedia degli ultracorpi. I B-movies americani degli anni Cinquanta (2018), L’esorcista e i suoi fratelli. Dizionario del cinema horror americano anni Settanta (2019).

Il volume è stato presentato durante un incontro on line lo scorso 4 novembre, in presenza dell’autore, della responsabile di collana Ilaria Floreano, di Luigi Petrucci e Stefano Ambrogi, attori che hanno lavorato in diversi film e fiction con Proietti, e di Gian Marco Mori, regista del suo ultimo show televisivo Cavalli di battaglia e una delle ultime persone ad averlo sentito al telefono poco prima della sua scomparsa (la presentazione è ancora fruibile sulla pagina Facebook di Bietti edizioni).

Talento poliedrico e versatile – come emerge dalla narrazione sintetica ma precisa e appassionata di Pallotta, ricca di aneddoti e citazioni – Proietti è stato il degno erede della comicità romanesca del grande Ettore Petrolini, sospesa tra lo sberleffo della farsa, la commedia e l’avanspettacolo. Nei suoi molteplici recital (tra i quali anche Caro Petrolini, appunto, andato in scena nel 1979) ispirati dall’attore e drammaturgo che rappresentò la maschera per eccellenza del teatro popolaresco degli anni Venti e Trenta, ha riproposto con grande aderenza all’originale e insieme autonomia creativa le macchiette di Gastone e di Nerone, inventate da Petrolini per irridere rispettivamente i divi in declino del cinema muto e il mito dell’=antico romano” esaltato dal regime fascista.

«Quando a Petrolini gli si chiedeva se discendesse dalla Commedia dell’Arte, lui rispondeva: “Io discendo solo dalle scale di casa mia”. Mi piace l’ironia dei romani di una volta», commentava Proietti riguardo la vena satirica del suo lontano mentore artistico. E precisava: «Siamo molto diversi fisicamente. I suoi toni sono tutti tenorili mentre io vado più sul baritono… E poi voglio rifuggire dall’identificazione con Petrolini, per carità. Se no mi succede come agli inizi della carriera quando tutti dicevano “Ecco il nuovo Gassman!”. Non voglio tentare nessuna imitazione. Non cerco trucchi che ricreino somiglianze fisiche, mi tengo la mia barba, sono proprio io».

Nel corso di un’intervista di qualche tempo fa al “Corriere della Sera”, l’attore ha ripercorso gli aneddoti della sua giovinezza, con la passione già certa per la recitazione. «Mio padre era un impiegatuccio, mamma era casalinga: erano persone di un altro secolo. Non sono figlio d’arte, insomma, però, ora che ci penso forse la vena artistica l’ho ereditata proprio da mia madre: mio nonno materno faceva il pecoraro, ma era un poeta. Quando è morto abbiamo ritrovato una serie di libretti con bellissime poesie, erano sonetti dove non c’era una virgola sbagliata. E chissà, forse ho ripreso da lui il gusto di scriverne anch’io in romanesco. I miei ci tenevano alla laurea, io studiavo – si fa per dire – Giurisprudenza, ma la sera mi esibivo. Poi il mio amico Lello, che suonava nella nostra band, una sera viene a vedermi e mi dice: “Devi fare questo”. Ho capito che recitare mi piaceva tantissimo, è diventata la mia vita. Ma per papà non era la scelta giusta, era preoccupato e mi ripeteva: “Prendi un pezzo di carta, se piove o tira vento è una sicurezza”».

La lunga gavetta di Proietti, con i primi successi, ha come scenario una cantina del quartiere Prati, dove vengono riproposti i drammi di Bertolt Brecht; poi arriva l’esperienza allo Stabile dell’Aquila diretto da Antonio Calenda, in cui si cimenta contesti di Witold Marian Gombrowicz e Alberto Moravia. Proietti ricordava con grande precisione e ironia anche questa fase: «Era il tempo delle cantine e con Antonio Calenda, Piera Degli Esposti e altri compagni avevamo creato il gruppo dei 101: recitavamo davvero in un vecchio magazzino, ex deposito di scope. E dopo lo spettacolo, spesso c’era il “dibbbbbattito”, quello co’ trecento b».

L’occasione della vita si concretizza nel 1970, quando Proietti viene chiamato a sostituire Domenico Modugno, in rotta con Renato Rascel, nel musical Alleluja brava gente, accanto a Mariangela Melato: «Una botta di fortuna, prendevo il posto di Domenico Modugno, che aveva litigato con Rascel e quindi aveva abbandonato il progetto. Lì mi resi conto che si poteva coniugare il teatro ludico, divertente, con la qualità artistica: il cosiddetto teatro popolare».

Da quel momento il cammino artistico del mattatore è costellato di successi: nel 1974 recita al fianco di Carmelo Bene nel dramma di Sam Benelli La cena delle beffe, mentre nel 1976 dalla collaborazione con lo scrittore Roberto Lerici nasce il suo one-man-show più amato, A me gli occhi, please, che viene riproposto nel 1993, nel 1996 e nel 2000 allo Stadio Olimpico di Roma. «Il bello era proprio quello. Gigi, miscelando retaggi classici e folklore, era riuscito a far rivivere la grande tradizione del teatro italiano. Mettendo alla berlina lo stregone da teatro, la tronfia imbecillità di un certo tipo di attore, si era imposto con la sua linguacciuta sentenziosità romana, a metà tra Rugantino e Pasquino», scrive Pallotta.

Sulla possibilità di proporre una nuova versione dello spettacolo Proietti scherzava amabilmente: «Riportare in scena A me gli occhi please? Piuttosto, dovrei interpretare A me gli occhiali, please».

Fra le opere teatrali più apprezzate dal pubblico ci sono anche il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand (1985) e I sette re di Roma per la regia di Luigi Magni (1989).

Al cinema Proietti ha modo di confermare il medesimo talento istrionico e buffonesco già espresso dal teatro: dai sodalizi con Pasquale Festa Campanile, Mario Monicelli, Elio Petri, Alberto Lattuada e il Luigi Magni di Tosca (1973), a Febbre da cavallo di Steno (1976), in cui riveste il leggendario ruolo di Bruno Fioretti ribattezzato “Mandrake, accanto ad attori del calibro di Enrico Montesano, Adolfo Celi e Mario Carotenuto (con un sequel nel 2002 – Febbre da cavallo. La mandrakata, per la regia di Carlo Vanzina), per approdare ai più recenti Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi (2013) e Pinocchio di Matteo Garrone (2019, in cui interpreta il ruolo di Mangiafuoco), sino all’ultimo Io sono Babbo Natale (2021), presentato con un evento speciale alla Festa del Cinema di Roma nel 2021 e in sala dal 3 novembre scorso.

Anche la televisione lo vede protagonista, a partire dai suoi primi ruoli in sceneggiati degli anni Sessanta (I grandi camaleonti di Edmo Fenoglio, 1964; Il circolo Pickwick di Ugo Gregoretti, 1968) sino allo straordinario successo de Il maresciallo Rocca, serie televisiva andata in onda dal 1996 al 2005. Come doppiatore, Proietti presta la sua inconfondibile voce a divi come Robert De NiroDustin Hoffman e Sylvester Stallone, mentre forma le nuove leve dello spettacolo nel suo laboratorio teatrale e nello shakespeariano Globe Theatre Silvano Toti, da lui fondato nel 2003.

Amava ripetere Proietti: “Ringraziamo Iddio, noi attori abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d’infanzia fino alla morte, che nel teatro si replicano tutte le sere. Non ho rimpianti, rifarei tutto, anche quello che non è andato bene.”

 

Barbara Rossi ©Il Piccolo di Alessandria 21 novembre 2021

Ultimi post dal blog

La giornalista Bruna Magi in occasione dell’anniversario in un libro immagina «L’intervista impossibile» alla Monroe Le vere icone non muoiono mai. Tanto più quando esse incarnano il concetto di bellezza secondo canoni estetici non transeunti. Marilyn Monroe per dire. Provvide a rinascere a nuova vita nella notte tra il 4 agosto e il 5 di sessant’anni anni fa. E sarebbe il caso di non indulgere più di tanto sulle cause probabili della sua morte, sulle congetture di una fine avvolta ancora nella nebbia. Suicidio? Overdose di droghe? Cale poco. Di un cosa si può e si deve andar certi. Quei 90-60-90, le [...]
Pubblicato da Bietti Edizioni, il volume immagina una videochiamata con la grande attrice scomparsa, a 36 anni, il 5 agosto del 1962. Marilyn Monroe se ne è andata il 5 agosto del 1962. Aveva 36 anni. Per qualcuno si è suicidata, con un’overdose di luminal, il barbiturico che ha dato il titolo a un romanzo di Isabella Santacroce. Per altri si è trattato di un omicidio, perché la star minacciava di raccontare la verità sulle tresche di John e Bob Kennedy. A 60 anni dalla morte di Marilyn, ancora non sappiamo la verità. Secondo il filosofo Edgar Morin, la dipartita di Miss [...]
Marilyn, provocante e vezzosa, aveva messo in trappola Norma, che moriva a soli 36 anni tra barbiturici. Il suo mito invece vive ancora Cosa aveva Marilyn Monroe per essere diventata Marilyn Monroe? A sessant’anni dalla sua morte, in un’epoca che crea piedistalli nella frazione di un lampo e li abbatte in molto meno, Marilyn Monroe resta lì, scolpita nella pietra delle leggende. Con un sorriso malizioso e malinconico. Voleva così tanto essere amata… E apprezzata non solo per la sua bellezza da pin-up su cui aveva ella stessa costruito il suo mito, da cui restò soffocata. Moriva a soli 36 anni, [...]

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Fiume Diciannove - Il Fuoco sacro della Città di Vita
1919-2019. Un secolo fa Gabriele d’Annunzio entrava in Fiume d’Italia, dando vita a quella che sarebbe stata una rivoluzione durata cinquecento giorni. Un’atmosfera febbricitante e festosa, ma anzitutto sacra, qui [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dylan Dog - Nostro orrore quotidiano
Detective dell’Occulto, Indagatore dell’Incubo, Esploratore di Pluriversi: come definire altrimenti Dylan Dog, dal 1986 residente al n. 7 della londinese Craven Road? Le sue avventure – che affrontano tutti gli [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
William Lustig

William Lustig

Inland n. 13/2020
Gennaio 2015, riunone di redazione: si discute a proposito della nascita di INLAND. Quaderni di cinema. A chi dedicare i primi tre numeri? Idee tante, unanimità poca. Restano quattro progetti, [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Manetti Bros.

Manetti Bros.

Inland n. 14/2022
Febbraio 2020. Inland. Quaderni di cinema numero #13 va in stampa con una nuova veste. Brossura, dorso rigido, grammatura della copertina aumentata. Il numero è dedicato a William Lustig, alfiere [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Pupi Avati

Pupi Avati

Inland n. 10/2019
Numero #10. Stiamo diventando grandi. Era da tempo che pensavamo a come festeggiare adeguatamente questa ricorrenza tonda, questo traguardo tagliato in un crescendo di sperimentazioni editoriali, collaborazioni, pubblicazioni sempre più [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Best seller

Autobiografia involontaria
Maurizio Nichetti è famoso come regista di Ratataplan, Ho fatto splash, Ladri di saponette, Volere volare, che sono stati visti [...]

Articoli piu' letti