Matteo Berardini
2022-06-21 10:22:30

Che si tratti di un giovane, nostalgico di anni che non hai mai vissuto direttamente, o di qualcuno che invece quegli anni li ha sperimentati sulla pelle in maniera diretta, il cinema degli anni ’80 mette d’accordo ormai praticamente tutti. Tra narrazioni crude come quella di Scorsese e mondi fantastici (o alienati) come quelli di Ritorno al futuro o Blade Runner, c’è spazio per tutti i gusti e la qualità della maggior parte dei prodotti di maggior successo non delude mai. Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80 di Matteo Berardini si pone come obiettivo quello di riassumere ed analizzare una cinematografia varia, che ha come trait d’union la data e il luogo di produzione: Stati Uniti, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’90. Ma non solo. Il grande merito del saggio del critico italiano è quello di collegare il cinema di quegli anni alla politica presente nel paese nello stesso periodo.
Il focus del lavoro di Berardini è infatti proprio la stretta connessione fra gli avvenimenti storico-politici che hanno influito, nel bene e nel male, sull’aria che si respirava negli USA in quegli anni. La città è il luogo in cui questa nuova America si muove, si sviluppa e si scontra con se stessa e i propri limiti, ma è anche il centro di uno sviluppo sempre più ipertrofico delle dinamiche urbane che con gli anni hanno sempre più consolidato la potenza statunitense, sia in termini politici che cinematografici. Scrive Berardini: “Gli anni Ottanta puntano quindi a unificare e plasmare il nuovo pubblico del decennio sotto la bandiera del disimpegno, favorendo la nascita di un’estetica ludica che si nutre delle conquiste moderniste e le applica ora alla superficie, mentre lo spettatore viene pressoché ridotto a puro consumatore di immagini. Ma quel che ci serve sottolineare è come il cinema anni Ottanta risponda ai tempi che cambiano riferendosi sempre meno alla realtà fattuale che lo circonda e sempre più a se stesso, al suo essere linguaggio stratificato, enciclopedia di generi e codici storicizzati: viene svelata la natura dell’immagine, si gioca e costruisce sulla sua finzione, sulla sua essenza di simulacro, in contemporanea a un discorso politico che invece, come mai prima d’ora, si appropria della mitologia cinematografica arricchendosi di metafore e citazioni riferite a quello stesso immaginario condiviso.
Un nome per tutti: Ronald Reagan. Leader dei repubblicani e presidente dal 1981 al 1989, ha attraversato completamente tutto il decennio degli Eighties, influenzandolo inevitabilmente. Reagan è stato anche attore, prima del suo approdo politico, e questo va a confermare quanto spesso cinema e politica vadano a braccetto, specie in una terra come quella americana (basti pensare alla figura di Arnold Schwarzenegger, con cui Reagan condivide l’aver ricoperto la carica di governatore della California). Berardini all’interno del suo Strade di fuoco, esamina proprio il sottile rapporto fra le politiche reaganiane e la nascita di personaggi e mondi che hanno segnato il cinema a livello mondiale. Scrive sempre Berardini: “Con Reagan l’immaginazione arriva davvero al potere, però in un senso ben più oscuro e distorto rispetto a ciò che desiderava chi gridava tale slogan negli anni precedenti.
Berardini utilizza un linguaggio attento e puntale, adatto alla comprensione di cultori della materia ma anche di semplici curiosi o neofiti. Chiunque abbia una minima familiarità con il grande cinema statunitense potrà facilmente ritrovare e ritrovarsi tra le righe del saggio del critico italiano. Divertente è il gioco di scegliere il proprio preferito fra Il braccio violento della leggeChinatownI guerrieri della notte e Guerre Stellari. Il titolo del saggio fa chiaramente riferimento a Strade di fuoco, film di Walter Hill, altro punto di svolta nel cinema degli anni ’80, uscito nella sua esatta metà, il 1984.

Veronica Orciari ©SentieriSelvaggi giugno 2022

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