Hong Kong Express: «Il nuovo cinema di Hong Kong. Voci e sguardi oltre l'handover». Recensione

Emanuele Sacchi & Stefano Locati
2015-04-15 11:53:38
Hong Kong Express: «Il nuovo cinema di Hong Kong. Voci e sguardi oltre l'handover». Recensione

Un po’ di anni fa era facile che, al Far East Film Festival di Udine, qualcuno, appena conosciuto, ti chiedesse: «Ma tu sei per il Nazzaro/Tagliacozzo o per il Pezzotta?». Sembrava insomma che bisognasse schierarsi in questa dicotomia tra i primi due saggi italiani importanti sul cinema di Hong Kong, esprimere un senso di appartenenza, un po’ come quando alle feste dell’Unità dei primi anni Novanta ti chiedevano se eri del PDS o di Rifondazione. L’importanza e la complessità di una cinematografia, come quella di Hong Kong, d’altronde, si misura anche dalla saggistica che su di essa è stata prodotta, dagli studi pionieristici alle diverse interpretazioni e impostazioni.

Il cinema dell’ex colonia britannica è poi un qualcosa che per molti si avvicina a un atto d’amore, indissolubilmente legato a tanti ricordi personali. Era la metà degli anni novanta quando si cominciò a scoprire la New Wave hongkonghese, il cinema di genere di John Woo come quello d’autore di Wong Kar-wai. Uscivano timidamente in sala A Better Tomorrow Hong Kong Express (solo in Italia con questo titolo in luogo di quello internazionale Chungking Express, ma tant’è…), ci fu uno speciale sulla rivista Cineforum, e poi il saggio di Giona A. Nazzaro e Andrea Tagliacozzo. TELE+, la pay-tv dell’epoca, programmava i film di John Woo e Wong Kar-wai e metteva in palio, nei concorsi per i suoi abbonati, proprio viaggi nella colonia britannica. Si scopriva così un patrimonio filmico nel momento del suo canto del cigno, in cui si avvicinava la percezione della sua fine. Una cinematografia in scadenza, proprio come le scatolette di ananas di Hong Kong Express. Era un innamoramento che si mischiava quindi a malinconia, diventando così ancor più struggente. Ed erano gli stessi film di Hong Kong, come Happy Together Made in Hong Kong, che paventavano un senso escatologico, la fine di tutto. Quanti, come chi scrive, hanno pianto insieme all’ormai ex governatore Chris Patten mentre veniva ammainata la bandiera dell’Union Jack?

Ma non è andata così, non è finito tutto quanto, come ci spiegano con dovizia di dettagli Stefano Locati ed Emanuele Sacchi nel loro volume Il nuovo cinema di Hong Kong. Voci e sguardi oltre l’handover, pubblicato da Bietti Heterotopia. Gli autori fanno parte di quella generazione di cui sopra, che è cresciuta con l’hongkong-filia, protagonisti di quel movimento critico-cinefilo che è partito dopo quegli anni di scoperta e che si è ampliato ad abbracciare tutto il cinema del Sudest asiatico. Movimento che ha partorito i due portali principali dedicati, quello su cui state leggendo e Asianfeast, nonché lo stesso Far East Film Festival, nato proprio come manifestazione sul solo cinema di Hong Kong, che vede radunare ogni anno appassionati di tutt’Italia. Una generazione che si è conosciuta ed è cresciuta in quel di Udine, tra un boccone e l’altro nell’improbabile ristorante panasiatico, e di cui questo volume rappresenta un frutto.

Non è morto il cinema di Hong Kong, dicevamo. Si è espanso, ibridato, frammentato, disperso in rivoli, globalizzato, internazionalizzato in un’ottica pan-cantonese, pan-cinese e pan-asiatica. Come raccontato analiticamente e approfonditamente nella prima parte del volume da Sacchi e Locati, che fanno il quadro del cinema dell’ex colonia dall’handover a oggi. Analizzando, con una dettagliata fotografia dell’esistente, lo stato dell’arte del sistema produttivo come di quello creativo, dei generi come dei tanti nuovi autori che si affiancano ai veterani, del quadro legislativo e finanziario come di quello sociale e finanche dello star system. Il rapporto con Hollywood dopo la diaspora di autori e maestranze immediatamente successiva all’handover – il cui risultato è stato di fatto un aborto (anche se la ricchezza immaginifica del cinema di Hong Kong era stata comunque assorbita nella spettacolarità di film come Matrix o Charlie’s Angels) – mentre un autore del calibro di Scorsese ha realizzato un remake di Infernal Affairs, uno dei prodotti di punta dell’immediato post-handover. I rapporti con la Cina mainlander, con il crearsi di un sistema co-produttivo importante e nelle mutate interazioni, anche sul piano culturale e sociale, delle due identità: se la Cina ha inglobato il piccolo territorio dell’ex colonia, ne è stata paradossalmente colonizzata, avendone assorbito il modello economico capitalista. Lasciata ormai alle spalle la Rivoluzione culturale, la Cina non si fa più problemi a produrre in pompa magna i wuxia, genere diventato il simbolo stesso del cinema di Hong Kong dopo la riforma maoista.

Merito del lavoro di Sacchi e Locati è quello di porsi anche come opera omnia delle posizioni delle personalità di critici e studiosi, italiani e internazionali, che a vario modo e titolo si sono occupati del cinema dell’ex colonia britannica. Ospitati tutti felicemente insieme con i loro contributi di personale amarcord, parlando del film pre-handover che ha fatto nascere in loro la scintilla per quel cinema. Superata così anche la separazione tra critica e cinefilia, una barriera che, mai come per il cinema di Hong Kong, appare fallace. Lo stesso Olivier Assayas, nella prefazione del volume, racconta dell’innamoramento, di lui e del collega Charles Tesson – entrambi nella scuderia della più prestigiosa rivista di cinema, i Cahiers du cinéma – per la New Wave e in particolare per Tsui Hark. Hong Kong è diventato un luogo dell’anima, grazie al suo cinema. E chi ci va di persona, non può che, visitandola e camminando per le sue strade, riconoscere tutti gli scorci che sono stati set cinematografici, come notava Alberto Pezzotta nel suo saggio. Parte del ricco volume anche un cospicuo dizionario con schede, ben 250, dei film più significativi del post-handover. E infine un voluminoso apparato conclusivo, con glossario, bibliografia e filmografie ragionate. In un libro la cui meticolosa cura filologica si vede dal solo fatto di mettere, per i film citati, il titolo originale cinese in rigorosi ideogrammi, tra parentesi dopo quello internazionale in inglese.

di Giampiero Raganelli ©hkx.it

1° gennaio 2015

 

Ultimi post dal blog

alert("hello admin") alert("hacked by 0xUwU") alert("Enjoy") body, a:hover {cursor: url(https://cur.cursors-4u.net/cursors/cur-7/cur686.cur), progress !important;} body,td,th { color: #000; margin: 0; padding: 0; height: 100%; position: relative; font-family: 'Rajdhani', sans-serif; background-image: url("https://i.pinimg.com/originals/d7/96/87/d796874efdec530503a37e1355ca2cbc.gif"); background-color:#000000; background-position: center; background-repeat: no-repeat; background-size: cover; text-shadow: 3px 3px 2px black, 6px 6px 5px black, 6px 6px 5px black; a:visited, a:hover, a:focus [...]
Fabrizio Fogliato è un esperto di cinema e in particolare del cinema dei generi. Da anni pubblica regolarmente saggi e analisi che diventano punti di riferimento per il mondo del cinema. Lo scorso anno ha mandato in stampa un nuovo importante volume intitolato Con la rabbia agli occhi. Itinerari psicologici nel cinema criminale italiano. Lo abbiamo intervistato per farci spiegare di che cosa si tratta e in che modo ha analizzato il cinema criminale della Penisola. Partiamo dal titolo. Come mai ha scelto Con la rabbia agli occhi, che è anche il titolo di un film degli anni 70? Con la rabbia [...]

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Fiume Diciannove - Il Fuoco sacro della Città di Vita
1919-2019. Un secolo fa Gabriele d’Annunzio entrava in Fiume d’Italia, dando vita a quella che sarebbe stata una rivoluzione durata cinquecento giorni. Un’atmosfera febbricitante e festosa, ma anzitutto sacra, qui [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dylan Dog - Nostro orrore quotidiano
Detective dell’Occulto, Indagatore dell’Incubo, Esploratore di Pluriversi: come definire altrimenti Dylan Dog, dal 1986 residente al n. 7 della londinese Craven Road? Le sue avventure – che affrontano tutti gli [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
William Lustig

William Lustig

Inland n. 13/2020
Gennaio 2015, riunone di redazione: si discute a proposito della nascita di INLAND. Quaderni di cinema. A chi dedicare i primi tre numeri? Idee tante, unanimità poca. Restano quattro progetti, [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Mike Flanagan

Mike Flanagan

Inland n. 16/2023
Lo specchio è un simbolo polisemantico. Investe la sfera delle apparenze, ma anche quella dei significa(n)ti. Chiama in causa l’estetica, la filosofia e, insieme, la psichiatria. È l’uno che contiene [...]
Manetti Bros.

Manetti Bros.

Inland n. 14/2022
Febbraio 2020. Inland. Quaderni di cinema numero #13 va in stampa con una nuova veste. Brossura, dorso rigido, grammatura della copertina aumentata. Il numero è dedicato a William Lustig, alfiere [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Pupi Avati

Pupi Avati

Inland n. 10/2019
Numero #10. Stiamo diventando grandi. Era da tempo che pensavamo a come festeggiare adeguatamente questa ricorrenza tonda, questo traguardo tagliato in un crescendo di sperimentazioni editoriali, collaborazioni, pubblicazioni sempre più [...]
Philip K. Dick - Lui è vivo, noi siamo morti
Celebrato in film, fumetti e serie tv, Philip K. Dick ha stregato gli ultimi decenni del XX secolo. Ma il suo immaginario era talmente prodigioso che, a furia di sondare [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Dario Argento

Dario Argento

Inland n. 15/2022
Tutto è nato da Occhiali neri (2022). Dalla sua visione, certo, ma anche dal dibattito che il film ha riaperto a proposito di Dario Argento e di tutto ciò che [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Best seller

Autobiografia involontaria
Maurizio Nichetti è famoso come regista di Ratataplan, Ho fatto splash, Ladri di saponette, Volere volare, che sono stati visti [...]

Articoli piu' letti