Editoriale Bis Sergio Martino

Michele Galardini
Sergio Martino n. 5/2017
Editoriale Bis Sergio Martino

La storia che lega il festival Presente Italiano a Sergio Martino inizia un pomeriggio d’estate a Milano. Bastano poche parole di Claudio Bartolini per instillarmi il dubbio che, dopo il cinema perduto degli anni Sessanta-Settanta (Arcana di Giulio Questi, Fuoco! di Gian Vittorio Baldi, solo per citarne due) e la commedia da riscoprire (Gregoretti, Citti, Lattuada, Festa Campanile etc.) sia arrivato il momento di prendere di petto l’unico filone capace di proiettare il cinema italiano al di fuori dei suoi confini: quello del terrore, nella fattispecie il giallo-thriller. A differenza delle prime due edizioni in cui la sezione di omaggio al cinema italiano, curata da Roy Menarini, era stata tematica, per la terza sarà monografica e dedicata a Sergio Martino.

Il festival accoglierà il regista romano, assieme a Luc Merenda, all’interno di una tre giorni densa di proiezioni e incontri in luoghi confortevoli (la libreria Lo Spazio di via dell’Ospizio) oppure misteriosi e un po’ impervi come le antiche gore (Pistoia Sotterranea), il tutto anticipato dall’inaugurazione della mostra di fan-art “Tutti i colori del giallo”. E visto che, quando parliamo di cinema, in realtà stiamo mettendo sul piatto il nostro rapporto con le immagini e di conseguenza con il mondo, la presenza di Sergio Martino è un’occasione che riguarda tutti, cinefili e non, e chiama in causa soprattutto quei ragazzi che di immagini sono fruitori e produttori incessanti. Perché i generi e sottogeneri contenuti in questo omaggio sono terreni fecondissimi da cui estrarre i rudimenti del cinema per magari, un domani, sperimentare inquadrature, tagli, colori, effetti.

Misureremo il grado di consapevolezza del mezzo estetico degli autori italiani del futuro attraverso la capacità di essere degli ottimi artigiani e in questo, Sergio Martino, può e deve essere

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