Los Angeles (CSI: Miami, St. 8, Ep. 16). Storie di vampiri e fantasmi a Miami

Andrea Bellavita
Rob Zombie n. 1/2015
Los Angeles (CSI: Miami, St. 8, Ep. 16).  Storie di vampiri e fantasmi a Miami

La struttura di CSI, nella sua versione Miami, così come in tutta la franchise, è rigida: andamento verticale di puntata, con due casi affrontati dal gruppo di investigatori, e uno sviluppo orizzontale quasi esclusivamente di relazione, fondato sui legami che si stabiliscono tra i personaggi principali, con un approfondimento psicologico e biografico limitato. Ma è proprio questa intelaiatura poco flessibile a garantire agli host una paradossale pagina bianca (meglio: una pagina quadrettata) nella quale lasciare un segno tangibile. Rispetto al doppio episodio Grave Danger all’interno di CSI. Scena del crimine – dove sia la regia che la sceneggiatura vengono affidate a Quentin Tarantino, che gli conferisce uno stile talmente riconoscibile e personale da indurre a considerarlo a tutti gli effetti come un “suo film”, piuttosto che una componente della serie – qui Rob Zombie deve limitarsi alla regia, senza possibilità di intervenire direttamente sullo script. Pochi dubbi circa l’apparizione di Sheri Moon Zombie, nei panni della provvidenziale fotografa che conserva i rullini (e consente di trovare la prova principe per risolvere uno dei due casi di puntata), come appendice diretta della presenza di Rob, ma forse anche la scelta di Malcolm McDowell come avvocato corrotto, vizioso e istrionico, può essere il frutto di un suggerimento o di una pressione del Nostro, in linea con la passione meta-cinematografica e citazionista che contraddistingue il suo cinema. E anche, perché no, quella di Michael Madsen, caratterista di mille film, faccia tarantiniana e da pastiche, come ex giocatore di football e ora guardaspalle del cattivo di turno, nonché esecutore materiale dell’omicidio del caso principale. E di William Forsythe come capitano di polizia poco pulito. Il detection script di base dell’episodio non offre spunti particolarmente originali: l’amante di un magnate del porno, Tony Enright, viene violentata a una festa e la sua amichetta, sfortunata testimone, uccisa. Il colpevole è il tirapiedi, ma il Porno Gran Bastardo è complice. Ed è davvero un Gran Bastardo, ossessione personale del detective Jesse Cardoza, marito di un’altra donna morta anni prima a Los Angeles proprio per mano di Enright, scagionato da un avvocato senza scrupoli con il conseguente discredito per Cardoza, nonché il trasferimento a Miami nella squadra di Horatio Caine. Zombie si trova così per le mani un episodio insperatamente collocato in parziale orizzontalità e il riferimento a Los Angeles gli concede di mandare Caine in trasferta, di fermarlo sull’immagine con la scritta Hollywood (un piccolo quadro-ritratto, autonomo e appena motivato diegeticamente dall’attesa di un elicottero sul tetto di un grattacielo) e di portare sul piccolo schermo un po’ di cinema, almeno in vedutismo. Il taglio nei campi lunghi e lunghissimi è anche il primo intervento di Zombie, proprio nelle inquadrature che forniscono l’incipit dell’episodio: la sequenza “classica” (un marchio di fabbrica di tutta la franchise, quasi un feticcio per i fan) di tre vedute della città notturne e dall’alto, viene rivitalizzata con tre movimenti di macchina vertiginosi (la camera sale e scende dall’alto verso il suolo, con un effetto bungee jumping) e l’inserimento di brevi frame della festa a tema demoniaco, con chitarre, abiti blasfemi e maschere. È proprio in questa parte che Zombie può esercitare al meglio il suo stile, non soltanto nella predisposizione di un armamentario gloriosamente kitsch per ambientare e addobbare la festa del pornografo assassino, evidentemente appassionato di maschere falliche, chitarristi vestiti da preti, fiamme e ragazze in abiti succinti. La rappresentazione della festa horror-kitsch è infatti solo una falsa pista, un ammiccamento che introduce al vero coup de théâtre: tutta la scena dello stupro e dell’omicidio si svolge in una stanza in cui viene proiettato a parete Nosferatu il vampiro (1922) di Murnau, e in particolare la scena della calata del mostro sulla vittima. Il dialogo che si stabilisce tra le due scene è elegante, di altissima raffinatezza visiva e concettuale, e supera da subito il modello semplice del raddoppiamento o della reciproca riflessione. Zombie utilizza le immagini di Murnau in due modi: come un contrappunto voyeurista di quello che accade sulla scena (Nosferatu e le sue vittime guardano fuori campo, in avanti, l’assassino che agisce), oppure come riempimento reciproco delle ellissi della scena girata. È questa la soluzione visiva e meta-filmica più interessante: le donne in quadro vedono in Nosferatu le azioni del proprio assassino, e viceversa. Al termine, il vampiro interpretato da Max Schreck ritorna nella sua cella, e Zombie ci consegna la perfetta composizione al suolo dei due corpi femminili: quello stuprato e quello assassinato. La sostituzione, lo scambio e il raddoppiamento diventano così la cifra visiva dell’episodio, e riflettono magistralmente il tema narrativo di fondo: la moltiplicazione dell’omicidio, la coazione a ripetere, la “cessione” della donna dal magnate al suo tirapiedi, il ritorno dal passato, della colpa e del rimosso (emotivo e psicologico, ma anche fisico, nella forma della prova sottratta e poi ritrovata). E, naturalmente, lo scambio – più per ragioni produttive che narrative – tra i due characters latini: Jesse Cardoza entra come personaggio principale nella stagione 8 per sostituire Eric Delko, passato a presenza episodica e qui in veste di guest star, ma destinato a ritornare in pianta stabile dalla stagione 9, proprio dopo la morte di Cardoza. Una storia di fantasmi, insomma, oltre che di vampiri e assassini. Una storia per Rob Zombie.

Cast & Credits

Titolo originale: CSI: Miami – Season 8, Episode 16, L.A.; serie creata da: Anthony E. Zuiker, Ann Donahue, Carol Mendelsohn; regia: Rob Zombie; sceneggiatura: Barry O’Brien; fotografia: Ken Glassing; scenografia: Megan Malley; montaggio: Jean Crupper; interpreti: David Caruso (Horatio Caine), Emily Procter (Calleigh Duquesne), Jonathan Togo (Ryan Wolfe), Rex Linn (Frank Tripp), Eva LaRue (Natalia Boa Vista), William Forsythe (Chris Sutter), Sheri Moon Zombie (Olivia Burch), Malcolm McDowell (Darren Vogel), Michael Madsen (Cooper Daly); origine: Usa, 2010; durata: 60’; home video: inedito in Italia, dvd import nel cofanetto Csi: Miami. The Eight Season, Paramount; colonna sonora: inedita.

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