"La via degli Angeli". Geografia della nostalgia

Lapo Gresleri
Pupi Avati n. 10/2019

«E poi, Bologna, è molto più bella immaginarla o reinventarla,
piuttosto che frequentarla realmente»

Pupi Avati

«Componente centrale della poetica avatiana, il ricordo è l’elemento comune ai racconti bolognesi del cineasta, evocazioni romantiche e malinconiche del tempo che fu, che assumono i connotati a tratti elegiaci o fiabeschi con cui il regista tratteggia le immagini della città natale e della provincia legate alla sua giovinezza o a quella dei parenti prossimi. Avati attinge ai racconti dei genitori e dei nonni, a quelli degli amici e degli amici degli amici […] storie locali ancorate a esperienze veramente vissute e saporosamente tramandate, appena appena trasfigurate dal piacere di abbellire, dalla nebbiolina della lontananza e da quel tocco di “arcano incantatore” che appartiene ai protagonisti delle storie stesse, prima che alle corde del nostro regista»1.
Bologna diventa così un luogo dell’anima, città nascosta – e forse perduta – frutto di un personale modo di viverla e dunque interpretarla, «da lui stesso descritta da angolazioni sempre diverse eppure sempre riconducibili a una sorta di sottile ma acuto disagio, tipico dell’insicurezza di chi avverte di essere fuori posto nel proprio ambiente d’origine (…)»2; «Avati ci propone l’immagine di un’esperienza di esclusione, da parte di un piccolo gruppo: un’esclusione dalla “grande storia” che è, per se stessa, storia da esplorare più attentamente»3.
Le vicende e i personaggi di Jazz Band, Cinema!!!, Aiutami a sognare (1981), Una gita scolastica (1983), Festa di laurea (1985), Storia di ragazzi e ragazze (1989), Dichiarazioni d’amore (1994) o La via degli Angeli (1999) sono esempi del “piccolo mondo antico” a cui Avati ama tornare ciclicamente. Un microcosmo rappresentativo anche di un preciso atteggiamento verso il presente, radicato in un personale rapporto conflittuale tra l’accogliente tradizione contadina – assimilata dal regista negli anni d’infanzia – e l’irrinunciabile modernità urbana che racchiude in sé quella spinta innovatrice che rompe con il passato di conseguenza vivo solo nel ricordo. Un’ineluttabile, amara sconfitta «che non cede mai però al pessimismo, lascia sempre spazi e orizzonti di speranza»4 quale permanenza dei grandi valori morali di cui il cineasta si fa portatore.
Proprio La via degli Angeli rappresenta un significativo cambiamento nella narrazione memoriale della provincia bolognese secondo il regista: è questo, a oggi, il suo ultimo racconto corale. Nei successivi Il cuore altrove (2003), Il papà di Giovanna (2008), Gli amici del bar Margherita (2009) o Un matrimonio i protagonisti mancano infatti di una qualsivoglia complementarità a un gruppo (o comunità) più ampio: non c’è relazione tra loro e l’universo che li circonda, manca l’idea di collettività, di grande famiglia (tipica, nuovamente, della tradizione contadina) alla base delle ideali “foto di gruppo” del filone avatiano. Non a caso il film del 1999 è dedicato alla memoria dell’amatissima madre scomparsa poco tempo prima, e ne rievoca un’estate a Sasso Marconi quando si innamorò del futuro marito. È come se Pupi chiudesse il discorso inerente un contesto culturale e sociale di cui la genitrice era stata testimone diretta: l’inevitabile canto del cigno delle proprie radici. Ecco dunque motivato il tono malinconico che pervade il film, la cui coralità di vicende e personaggi è simbolicamente l’omaggio commosso al mondo della madre, incarnato da lei stessa, dai suoi ricordi e racconti. E come un racconto, il film dimostra un’attenzione particolare alla narrazione, rimarcata – come in tante altre pellicole del regista – dall’uso della voce fuoricampo, qui associata al personaggio della madre Ines, in una forma di intima e ingenua confessione quasi diaristica. Il tormentato sentimento di “Ines di via degli Angeli” (dalla strada bolognese in cui la ragazza abita, ma anche tenero riferimento all’amato Angelo, figlio dell’antiquario presso cui lavora come dattilografa); l’estate sull’Appennino tra l’aristocratica villa della vedova Simony – con la quale Ines instaura un rapporto di intima confidenza e che si adopererà con Angelo perché i due possano incontrarsi – e la casa della nonna, dove assieme alle cugine la fanciulla attende il grande ballo annuale di inizio estate, pretesto per consentire a uomini e donne della valle del Reno di socializzare; infine il viaggio del fratello di Loris, il gestore della balera, incaricato come ogni anno di radunare il maggior numero possibile di scapoli più o meno giovani e condurli in tempo al ballo, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze e speranze. Alternando tre storie parallele e convergenti nel finale, Avati ritrae dunque – come in una foto “venuta benissimo” – un’immagine certo idealizzata ma sincera della gente di Sasso, uomini apparentemente «piccoli e insignificanti, qualche volta perfino ridicoli, ma gli unici in grado di salvaguardare, valorizzare e quindi trasmetterci (…) valori e patrimoni (…)»5 altrimenti destinati all’oblio, «angeli testimoni di un mondo e una cultura che, con la morte di nostra madre – per quel che ci riguarda – scompaiono definitivamente. Con la morte di nostra madre, visualizzata nella morte di Cavina [il fratello di Loris, nda], nessuno scenderà più dalla montagna. E nessuno salirà più in montagna a cercare qualcuno che venga a ballare»6.
Sasso Marconi, e in senso più ampio Bologna, diventa allora per il regista una parentesi di mitizzate memorie in cui rifugiarsi ancora una volta, ma che per sua stessa natura è destinata a chiudersi. Il tempo del ricordo cede il passo alla realtà. Non resta che tornare a osservare il quotidiano con una consapevolezza sempre maggiore di quel che è stato e si è stati, in una personale geografia della nostalgia che coglie il presente per guardare al passato in prospettiva futura.

 

Note

1 Maraldi Antonio, Il cinema di Pupi Avati, Il ponte vecchio, Cesena 2003, p. 168.
2 Comuzio Ermanno, La via degli angeli, in «Cineforum», n. 390, dicembre 1999, p. 41.
3 Sarno Antonello, Pupi Avati, Il Castoro, Milano 1993, p. 18.
4 Renzi Renzo, Perché è vera la Bologna falsa di Pupi Avati, in «Bolognaincontri», n. 1, gennaio 1980, p. 17.
5 Martini G., Il cinema di Pupi Avati, tra antropologia e lirismo, in Il grande incantatore. Il cinema di Pupi Avati, Atti del convegno – Ravenna novembre 2004, Regione Emilia-Romagna 2005, p. 91.
6 Ivi, p. 90.

 

CAST & CREDITS

Regia: Pupi Avati; soggetto: Antonio Avati, Pupi Avati, Ines Vigetti, Marco Bernardini; sceneggiatura: Antonio Avati, Pupi Avati; fotografia: Cesare Bastelli; scenografia: Carlo Simi; costumi: Katia Dottori; montaggio: Amedeo Salfa; musiche: Riz Ortolani; interpreti: Gianni Cavina (fratello di Loris), Valentina Cervi (Ines), Libero De Rienzo (Angelo), Carlo Delle Piane (Nello Apicella), Mario Maranzana (padre di Angelo), Eliana Miglio (Enrichetta Simony), Chiara Muti (Gabriella Simony); produzione: DueA Film, Medusa Film; origine: Italia, 1999; durata: 121’; home video: Blu-ray inedito, dvd Medusa; colonna sonora: inedita.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
William Lustig

William Lustig

Inland n. 13/2020
Gennaio 2015, riunone di redazione: si discute a proposito della nascita di INLAND. Quaderni di cinema. A chi dedicare i primi tre numeri? Idee tante, unanimità poca. Restano quattro progetti, [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Pupi Avati

Pupi Avati

Inland n. 10/2019
Numero #10. Stiamo diventando grandi. Era da tempo che pensavamo a come festeggiare adeguatamente questa ricorrenza tonda, questo traguardo tagliato in un crescendo di sperimentazioni editoriali, collaborazioni, pubblicazioni sempre più [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

Per anni paragonata (al ribasso) con i "rivali" della Pixar, la DreamWorks Animation SKG ha segnato in modo significativo la storia del cinema d'animazione, sotto l'egida dei fondatori Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen. Con film e saghe di forte impatto e straordinario successo di pubblico quali Shrek, Kung Fu Panda e Madagascar, solo per citare i titoli più celebri, ha creato un modello e un immaginario visivo e narrativo di forte riconoscibilità. Questo a dispetto dei già citati (e inutili) confronti con la concorrenza, che come conseguenza hanno prodotto una sottovalutazione dei film in questione e una scarsità assoluta di studi e pubblicazioni, almeno in [...]