Max G. Hunter e gli altri. Sketch e miniserie per il programma “Stracult”

Luca Rea
Manetti Bros. n. 14/2022

La prima volta che mi sono trovato su un set con i Manetti Bros. è stata in un giorno d’estate del 2001. Loro li conoscevo da qualche anno perché tutti e tre facevamo parte di quegli antenati dei social network che erano i newsgroup. Si trattava di una funzione del vecchio programma Microsoft per la posta elettronica – Outlook se non erro – che permetteva di creare cerchie di corrispondenza ben definite, in cui gruppi di persone discutevano, come poi sarebbe successo sui forum poco tempo dopo, attorno a un interesse comune. Il newsgroup per il quale alla fine degli anni Novanta scrivevamo io, Antonio e Marco (e non solo noi) era denominato “it.arti.cinema”, ma non ebbe nulla a che fare con le vicissitudini della nostra vita che ci portarono, tutti e tre, dentro questo programma di Rai 2 nato nell’estate del 2000 e intitolato Stracult (in cui il sottoscritto è tutt’ora coinvolto).
Quella mattina d’estate del 2001 bisognava girare un episodio della miniserie Max G. Hunter, contenuta in quella seconda edizione del programma, con protagonisti il rapper G-Max (anche lui tutt’ora coinvolto nel programma) e Paolo Martinelli (in arte Chef Ragoo, protagonista anche di Zora la vampira [2000]). Io, che all’epoca mi occupavo più che altro dei materiali di repertorio contenuti nel programma, cominciai così, quel giorno, a stare anche sul set dei cosiddetti sketch contenuti nella trasmissione; o meglio… a dare una mano.
L’anno precedente lo sketch fisso contenuto nelle puntate di Stracult aveva per protagonista Er Piotta (Tommaso Zanello), era firmato da Marco Giusti e realizzato tecnicamente già da Antonio e Marco Manetti. Ma si trattava di qualcosa di molto basico, fatto con una telecamerina e quasi niente altro.
Max G. Hunter era invece tutta farina del sacco dei fratelli, dalla scrittura al montaggio, e aveva anche una disponibilità di mezzi maggiore rispetto agli sketch dell’anno prima.
Quel giorno l’episodio di Max G. Hunter si girava nei pressi di via Veneto, a Roma, in un night di proprietà di Riccardo Schicchi, e annoverava diversi attori professionisti tra cui Eva Henger, Lele Vannoli e, udite udite, il celeberrimo caratterista Jimmy il Fenomeno (Origene Luigi Soffrano), arrivato appositamente da Milano. Nello stesso episodio, inoltre, ci sarebbe stato come guest star Fernando Di Leo.
È evidente come, rispetto all’anno precedente, si trattasse di qualcosa di più serio e articolato; se ci fossero ancora dei dubbi, aggiungo che era prevista una scena di sparatoria nel night, con i cosiddetti “colpi in arrivo” su una persona che veniva fatta fuori senza fronzoli da Vannoli e un suo partner appena entrati nel locale. Quella persona, Marco e Antonio pensarono bene di farla interpretare a me. I colpi in arrivo sono un effetto speciale fatto dal vivo, discretamente costoso ed elaborato, per cui “lo sparato” ha davvero gli abiti squarciati dal colpo ed emette spruzzi di sangue finto.
La scena si poteva girare una sola volta (proprio a causa dei costi dei “colpi in arrivo”), perciò fu preparata accuratamente da Antonio e Marco, esattamente come se si fosse sul set di un vero poliziesco (non c’era ancora stato nessun L’ispettore Coliandro, nessun Piano 17 [2005]…).
Mi fu fatto indossare un corpetto di cuoio, su cui vennero applicati quattro preservativi ripieni di sangue finto. Sotto i preservativi c’erano delle piccole cariche di esplosivo plastico, collegate con un filo sottilissimo a una sorta di tastiera, manovrata a distanza da un professionista del cinema che avrebbe permesso di fare scoppiare le quattro cariche in corrispondenza degli altrettanti colpi sparati dai due killer.
La cosa che mi preoccupava di più era il fatto che dovessi cadere sotto i colpi, ovviamente, così cercai di esorcizzare l’arrivo del «Pronti a girare» tenendo buono Jimmy il Fenomeno, persona totalmente corrispondente al personaggio che portava in scena al cinema e in tv, il quale non faceva che ripetere a tutti la frase: «Mi riconosci? Mi riconosci? Sono Jimmy il Fenomeno!». Arrivati al ciak dell’inquadratura che mi riguardava ebbi un discreto imbarazzo, pronunciai le battute peggio recitate della storia di tutta la recitazione mondiale di ogni tempo, ma feci una caduta perfetta. Anche perché non dovetti fingere nulla, dato che le quattro cariche esplosive mi sbatterono realmente per terra, mentre vedevo la maglietta che indossavo squarciarsi ed emettere fiotti di sangue. Fu bellissimo. Avrei voluto rigirarla altre dieci volte, perché l’effetto fu simile allo stare su una giostra spettacolare, ma ovviamente la cosa non era possibile. Perciò ci accontentammo dell’euforia della buona riuscita di
effetto e caduta, finché, finita l’euforia, non ci accorgemmo che Jimmy era nel frattempo sparito.
Non si trovava più. Non era nel night. Non era fuori dal night. Nessuno aveva fatto caso a dove fosse andato, essendo tutti presi dal girare l’inquadratura più complicata del giorno. Fortunatamente, dopo un po’, un ragazzo di produzione rinvenne Jimmy in una strada poco distante da dove stavamo girando. Il buon Origene passeggiava tranquillamente, ripetendo alla gente che incontrava la solita frase: «Mi riconosci? Mi riconosci? Sono Jimmy il Fenomeno!».
Riuscimmo quindi, non senza ulteriori difficoltà, a portare a termine la giornata. Jimmy fu rimesso sul treno, ma le sue disavventure non finirono lì: a
tarda sera chiamò la produzione perché si era addormentato sul treno ed era finito non so dove!
Con Antonio e Marco ci divertimmo soprattutto con questi caratteristi e attori del cinema di genere italiano, ospiti dei vari episodi di Max G. Hunter e, in seguito, di un’altra serie di sketch da loro girati per Stracult, nel 2003, con Lillo & Greg, G-Max ed Enrico Silvestrin. In un altro episodio, per esempio, avevamo addirittura Tiberio Murgia – che interpretava un bidello – oppure Carmen Russo. Per non parlare della mitica sigla di un altro programma fatto dal nostro stesso gruppo in quegli anni, Cocktail d’amore, con Amanda Lear a cantare la canzone di Stefania Rotolo che dava il titolo al programma, uscendo da dietro una tendina di perle luccicanti. Anche questa fu opera totalmente di Antonio e Marco Manetti, a partire dall’ideazione.
Gli sketch e le “cornici” del programma erano quello che più amavamo. Sembrava di essere esattamente al centro di quello che avremmo voluto fare nella vita, sebbene fossero solo sketch televisivi; ma Antonio e Marco li facevano bene e seriamente, perché anche loro provavano un amore vero per il cinema popolare, per quei personaggi, quegli attori spesso minori ma per noi mitici. In questo modo Antonio e Marco rendevano tutto appagante, oltre che funzionante. Certo mai avrei pensato che, quasi vent’anni dopo, mi sarei ritrovato con loro plurivincitori di David di Donatello, oppure sul set di Diabolik (2021) con un super cast. O forse lo pensavo benissimo. Forse l’ho sempre saputo, da qualche parte, dentro di me.

CAST AND CREDITS
Regia: Manetti Bros.; soggetto: Manetti Bros.; sceneggiatura: Manetti Bros.; fotografia: Manetti Bros.; montaggio: Manetti Bros.; interpreti: Nicola Di Gioia, G. Max, Eva Henger, Chef Ragoo; produzione: Stracult; origine: Italia, 2001; home video: Blu-ray inedito, dvd inedito; colonna sonora: inedita.

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