FantaIslam, FantaIslam…

Andrea Scarabelli
Lune d’Acciaio – I miti della fantascienza n. 9/2015
FantaIslam, FantaIslam…

Il recente Sottomissione di Michel Houellebecq, che ha fatto molto parlare di sé, specie in relazione ai tragici fatti di Parigi – i quali, in obbedienza a un canone diffuso quanto antico, hanno calcisticamente diviso le stelle della vita politico-culturale italiana in «semi-apologeti» e «catastrofisti» – è un testo passibile di diverse letture. Non è sufficiente bollarlo come «islamofobo», in ossequio a un «politicamente corretto» che oggi non convince più nessuno, né, come affermato da scrittori «creativi» improvvisatisi critici letterari di alto livello, definirlo «scritto male», e neanche farne il vessillo di un huntingtoniano «scontro tra civiltà». Occorre invece farvi i conti, in un’ottica priva di pregiudizi che sappia anzitutto ascoltare, prima di emettere scomuniche o profondersi in levate di scudi in nome di un come eravamo (ma quando, poi?) inutile quanto paralizzante. Diverse sono le chiavi, si diceva, per affrontare queste pagine: dalla costante presenza di Huysmans, il quale può essere considerato, a tutti gli effetti, un personaggio del libro, cui il protagonista in carne e ossa (si fa per dire!) dedica la carriera, alla critica del sistema accademico, con tutti i suoi convenzionalismi e settarismi, piuttosto attuale anche da noi. Ma ve n’è un’altra, che fa capolino nelle ultime pagine del romanzo: François, professore «in rottamazione» a seguito dell’ascesa della Fratellanza Islamica, incontra il primo rettore musulmano della Sorbona, sulla cui facciata svettano ora una mezzaluna e una stella. Nell’attenderlo, s’imbatte in una serie di tesi di laurea, che inizia a sfogliare. Una di queste – peraltro, quella discussa proprio dal rettore, come lui stesso gli confiderà – reca un titolo assai significativo: Guénon lettore di Nietzsche. Dopo averlo colto con le mani nel sacco, il rettore gli confida: «Guénon, a pensarci bene, non è stato influenzato più di tanto da Nietzsche; il suo rifiuto del mondo moderno è altrettanto forte, ma viene da fonti radicalmente diverse» (p. 209). A nostro avviso, non è per nulla casuale la presenza di questi due autori, crocevia di futuri alternativi per un Occidente che ha cessato di credere in se stesso e nei propri valori. Sbaragliato il Front National, ultimo suo concorrente elettorale, la Fratellanza Islamica percorre vie alternative a quelle moderne, inseguendo il sogno meta-politico della Translatio Imperii, mirato alla «ricostruzione dell’Impero Romano» (p. 170), pur secondo nuove prospettive geopolitiche. Questo progetto sorge proprio dalla catastrofe dei valori moderni – in primis, la demonia dell’economia, che nell’universo fantapolitico di Houellebecq viene subordinata ad altri valori e riformata secondo le leggi del distributivismo di Chesterton e Belloc. Lo stesso dicasi per il materialismo, dogma laico del nostro tempo, ridimensionato nell’ottica della riscoperta di una nuova concezione «verticale» dell’esistenza. Attraverso le lenti dell’Islam, della Fratellanza e dalla fantapolitica, insomma, Houellebecq parla di noi, di quel che siamo. E qui si potrebbe tornare a Guénon, il quale ne La crisi del mondo moderno affermò, facendo il verso a Henri Massis, come l’Occidente non avesse da difendersi che da se stesso, prima di temere irruzioni esogene. Nella narrazione dello scrittore francese, la Fratellanza Islamica non è che la proiezione esterna di uno squilibrio interno, di una debolezza congenita, di una guerra civile intrapresa dall’Occidente contro se stesso. È forse in questo contesto che va inquadrato Sottomissione, ad onta dei dogmatici a destra e a manca, preoccupati unicamente di «essere o non essere Charlie». Michel Houellebecq, Sottomissione, tr. di Vincenzo Vega, Bompiani, Milano 2015, pp. 256, € 17,50.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

“L’opera di Spike Lee ha molto da dirci e tutti possiamo impararvi qualcosa, almeno a guardare oltre l’apparenza”. Da sempre li chiama “joint” i suoi film, Spike Lee: termine di uso comune nel linguaggio americano per la sigaretta di hashish o marijuana, la “canna” diremmo noi, al punto che nei suoi titoli di testa appare sempre con fierezza la scritta “A Spike Lee Joint”. Ma il joint di Spike Lee non c’entra nulla con tutto questo, egli ha da sempre ripudiato l’uso di qualsiasi droga, va bensì inteso come “comune”, un’unione di forze che non riguarda solo il regista ma tutta [...]
Spike Lee, il regista afroamericano di film cult come Fa' la cosa giusta, Malcolm X e La 25a ora (primo film girato a New York dopo l'11 settembre), è autore dall’ironia caustica e intelligente: il suo cinema dall’andamento altalenante, che alterna grandi successi ad altrettante clamorose rovine, è in grado di osservare come pochi altri la complessa società americana, attraversata da conflitti, contraddizioni, pregiudizi, questioni razziali e di gender. L’ultima fatica di Spike Lee, BlacKkKlansman, è stata osannata da pubblico e critica, ricevendo il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2018 e il Premio del Pubblico al Festival di [...]