Figli dell’uragano. Appunti visivi dopo la tempesta

Lav Diaz n. 3/2017
Figli dell’uragano. Appunti visivi dopo la tempesta

di Daniela Persico

Nel 2013, il tifone Yolanda (o Haiyan), tra i più intensi di sempre, investe le Filippine lasciandosi dietro una devastazione senza precedenti. Nello sfacelo si aggirano uomini in preda alla disperazione, che osservano sfiduciati ciò che rimane di case e baracche spazzate via dalla furia degli elementi. Solo i bambini sono pronti a ricominciare. Con Figli dell’uragano Lav Diaz passa al documentario per testimoniare una piaga che affligge il suo Paese, scosso da una ventina di tifoni ogni anno. Come è consuetudine nel suo cinema di finzione, la tempesta non è solo un agente atmosferico: è anche uno stato della mente, proprio di chi si trova costretto a sopravvivere in mezzo alla distruzione. Qui però l’urgenza della testimonianza smorza la grandezza visionaria dell’autore, che sceglie di far affiorare – nella narrazione per quadri – il progressivo ritorno alla quotidianità dal punto di vista dei bambini e dei loro giochi. A sovrastare il quartiere c’è il relitto di una nave, che assolve una funzione catartica diventando la protagonista misteriosa del film: oggetto di morte e di gioco, unica a restituire un’idea ancora fulgente dei manufatti umani, altrimenti ridotti a puro fango. Incerto nello svelare la sua presenza dietro la macchina da presa, Diaz si avvicina ai ragazzi per raccogliere brandelli di testimonianze, abbandonando a tratti la compostezza della fotografia in bianco e nero, meno livida del solito. Non manca l’afflato visionario che sa scardinare la durata di un’azione (come due bambini che scavano nel fango) liberando la percezione del tempo, ovvero trasformando un semplice gesto in un inno alla resistenza.

 

CAST AND CREDITS

Titolo originale: Mga anak ng unos; regia: Lav Diaz; rotografia: Lav Diaz; montaggio: Lav Diaz; origine: Filippine, 2014; durata: 143’; distribuzione italiana: Zomia

 

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