Il più borgesiano tra gli editori

Andrea Scarabelli
Jorge Luis Borges – Il Bibliotecario di Babele n. 12/2017
Il più borgesiano tra gli editori

Franco Maria Ricci, classe 1937, è grafic designer e collezionista. Ma, soprattut­to, è tra i nomi che hanno magnificato l’arte editoriale. In un’epoca in cui la cultura si vende tanto al chilo, confezio­nata in edizioni prêt-à-porter, Ricci ha collezionato una serie di pubblicazioni che solo possono essere definite belle. Del tutto naturale che il suo amore per i libri lo portasse a incon­trare Jorge Luis Borges, che ospitò parecchie volte a Milano e Fontanellato (nei pressi di Parma). L’ha dichiarato nel 2015: «Le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano in spazi per me facili e familiari mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi». Fu forse per decifrare quegli arcani che nacque una delle più bel­le collane di sempre, La Biblioteca di Babele (ispirata all’o­monimo racconto borgesiano). Stampati da Ricci, i volumi sono selezionati da Borges stesso. Dei trentatré pubblicati, dal 1975 al 1985, uno solo sfugge a questa regola: è la rac­colta Venticinque agosto 1983, del 1980. Il curatore, questa volta, è lo stesso Ricci e il volumetto è un omaggio al poeta bonaerense, in occasione del suo ottantesimo compleanno. «Gli dissi – ricorda sempre l’editore – che mi sarebbe pia­ciuto, prima o poi, costruire un labirinto; aggiunsi, peccando un po’ di superbia, che sarebbe stato il più grande del mondo. Borges obiettò che il più grande labirinto del mondo esisteva già, ed era il deserto. Una cosa mi sembrava certa: non avrei mai potuto costruire uno di quei labirinti infiniti, o pres­soché infiniti, che Borges aveva descritto in certi racconti di Finzioni o de L’Aleph.» Sta di fatto che, alla fine, l’idea si è concretizzata. È il 2015 quando viene aperto al pubblico il Labirinto della Masone. Ricci ne ha seguito la costruzione per dieci anni, passo dopo passo, biforcazione dopo bifor­cazione, voluta dopo voluta. Otto ettari, trecento metri per trecento, tre chilometri di percorso sotto gallerie vegetali alte cinque metri. Quelle deviazioni e quegli enigmi hanno ora un’architettura. Dai libri ai labirinti il passo è molto più bre­ve di quanto si possa pensare.

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