Lettere a Wolfgang Kraus

Emil Cioran
Il paradosso romeno – Eliade, Cioran e la «giovane generazione» n. 7/2014
Lettere a Wolfgang Kraus

Durato quasi vent’anni, il carteggio intrattenuto da Cioran con il filosofo della cultura austriaco Wolfgang Kraus, in uscita per Edizioni Bietti, con le sue centocinquantotto lettere si presenta come uno dei più ragguardevoli tra quelli a oggi pubblicati dello scrittore romeno.

L’orizzonte che fa da sfondo al dialogo epistolare è quello della crisi della cultura europea, prefigurata dallo sgretolamento dell’Impero asburgico e sclerotizzata, nel secondo dopoguerra, in una geopolitica dei blocchi contrapposti. Le lettere a Kraus registrano in presa diretta, tra le altre cose, le spietate analisi di Cioran sull’attualità politica e sul destino dei popoli; i timori per l’avanzata dell’egemonia sovietica e le sferzate contro il culto vacanziero, «nuova religione» dell’Occidente; le mortificazioni dovute alla propria condizione di “forzato della penna” e le caustiche considerazioni sulle stravaganze del mondo letterario.

Il carteggio è arricchito inoltre da due toccanti lettere di Simone Boué, compagna di Cioran, scritte durante la malattia del filosofo e all’indomani della morte, nonché da cinque missive di Kraus, le uniche finora ritrovate. Il volume è completato, infine, da centoundici brani scelti dal Diario di Kraus, dove, tra ricordi, ritratti e gustosi aneddoti, l’opera e la figura di Cioran vengono ripercorse in filigrana, tanto nella loro indiscutibile grandezza quanto per le inevitabili controindicazioni che recano in sé, sempre all’insegna di una stimolante e riconoscente amicizia.

 

Massimo Carloni

 

[1]

E. M. Cioran

21, rue de l’Odeon

Paris VI°

                                                          Parigi, 10 dic. 1971

Caro Signor Kraus!

La ringrazio per Stillen Revolutionäre1. Ho letto il libro con grandissimo interesse. È una lucida analisi del «disagio» della civiltà, senza illusioni psicanalitiche. I capitoli che mi hanno coinvolto di più sono Gli intellettuali dell’Est sull’Europa OccidentaleRivolta contro la civilizzazione – e, in particolare, Tentazione dell’irrazionale. Ad esempio, l’analogia tra Marcuse e Klages mi sembra un’osservazione filosofico-culturale molto feconda. Nel medesimo capitolo riporta la concezione della coscienza in Dostoevskij: «Io sono fermamente convinto che non solo molta coscienza, ma perfino qualsiasi coscienza sia una malattia».

Per mia sfortuna, ho sempre sperimentato su me stesso l’esattezza di quella frase2. Bewusstsein als Verhängnis [La coscienza come fatalità] è il titolo di un libro di tale Seidel, apparso dopo la prima Guerra Mondiale. L’autore si è ucciso. Il libro non era granché, ma il titolo non l’ho mai dimenticato3. Sono stanco della cultura, benché sia figlio di un popolo privo di cultura. Come vede, non sono estraneo alle contraddizioni dell’irrazionalismo.

Sono rimasto molto colpito dalle seguenti righe a pagina 182, dove sostiene: «Si può rimanere affascinati dalla visione di un totale disfacimento del mondo, creato dall’umanità in modo così imperfetto, ma a questo punto sorge la domanda se ciò sia contrario alla cultura, alla civilizzazione, se l’agire contro l’intero operato umano non comporti, forse, proprio quella decadenza cui bisognerebbe opporsi».

Appena le ho lette, mi sono sentito colpevole.

Il contratto con Fischer sarà sicuramente risolto.

Kurt Leonhard è disposto ad accettare la traduzione del Mauvais Démiurge. Pare sia pronta la traduzione della Chute dans le temps4.

Riscrivo il suo indirizzo:

Kurt Leonhard

73 Esslingen / N.

Zollberg, Auchtweg 24

La ringrazio ancora molto per il suo interessante libro. Se torna a Parigi, sarei lieto di poter proseguire la nostra conversazione.

Con i miei più cordiali saluti.

Suo

E. M. Cioran

 

  1. Il libro di Wolfgang Kraus I rivoluzionari tranquilli. Profilo di una società del domani, Vienna-Monaco-Zurigo 1970.
  2. Cfr., ad esempio, l’appunto di Cioran dell’8 dicembre 1971: «L’unica cosa che abbia mai capito a fondo: il dramma della coscienza. Essere coscienti è un dramma che finisce con la morte. Almeno speriamo». E. M. Cioran, Cahiers 1957-1972, prefazione di S. Boué, Gallimard, Parigi 1997 (tr. it.: Quaderni 1957-1972, tr. di T. Turolla, Adelphi, Milano 2001, p. 1061).
  3. A. Seidel, Bewusstsein als Verhängnis, a cura di H. Prinzhorn, Bonn 1927. Cioran, che citò il libro nel saggio Valéry face à ses idoles, in un’intervista chiarì: «Il titolo [La coscienza come fatalità] è la formula che riassume la mia vita» (H. Perz, “Mein ganzes Leben war vom Tod beherrscht” Ein Gespräch mit dem Schriftsteller E. M. Cioran [Tutta la mia vita è stata dominata dalla morte… una conversazione con lo scrittore E. M. Cioran], in «Süddeutsche Zeitung», n. 231, 7-8 ottobre 1978, p. 112, poi in E. M. Cioran, Entretiens, Arcades Gallimard, Parigi 1995, p. 37 [tr. it. in E. M. Cioran, Un apolide metafisico: conversazioni, tr. di T. Turolla, Adelphi, Milano 2004, p. 44]).
  4. La Chute dans le temps, Parigi 1964 (tr. it.: La caduta nel tempo, tr. di T. Turolla, Adelphi, Milano 1995). Il traduttore sarà, come già avvenuto per altre opere cioraniane, Kurt Leonhard.

 

[2]

Parigi, 10 ottobre 1973

Caro Signor Kraus!

La ringrazio molto della lettera da Istanbul, di quella da Vienna e dei due capitoli, che ho appena finito di leggere. Solo un austriaco poteva esprimere, e in modo così penetrante, la duplice carenza dell’Ovest e dell’Est. Nel quarto capitolo ha formulato una diagnosi corretta della malattia occidentale: «Manca un punto d’orientamento da una categoria fondamentale – l’autentico “a che scopo”». – Dopo le dichiarazioni degli intellettuali cechi, con cui ha iniziato, quel finale è d’obbligo e appare come un coronamento.

Nel capitolo successivo prosegue la diagnosi: la scomparsa della religione, la mancanza di contenuti della vita spirituale nel mondo libero. Mi ha colpito in particolare un’osservazione (a pagina 6): si spende molto di più per l’arte riprodotta che per «la creazione artistica diretta». Ovunque la «riproduzione» è più importante dell’opera. Faccio una profezia: tra dieci, vent’anni, lei andrà incontro inevitabilmente a una «disperazione culturale». Ha già fatto fin troppe esperienze in questo campo!

Anch’io, come lei, sono rimasto sconvolto dalla morte di Auden1. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo. In Francia era quasi sconosciuto e anch’io, per la verità, non mi sono interessato alla sua opera. Tuttavia, quel poco che ho letto di lui ha avuto una grande importanza per me.

Trovo inquietante ciò che mi scrive su Istanbul. Ora capisco perché la gioventù turca tenda verso la sinistra radicale. Il mio punto di vista è semplice: meglio la corruzione del terrore. Sfortunatamente “Storia” e “Saggezza” sono concetti antitetici.

Sono molto soddisfatto della veste tipografica della Creazione. Peccato che Gallimard non voglia imitare l’editore Europa.

La ringrazio ancora per le lettere e i due importanti capitoli.

Cordiali saluti

Suo

E. M. Cioran

 

P.S. Sono fermamente convinto che il mio nuovo libro, in uscita a novembre2, sia troppo “privato” e, benché cupo, troppo frivolo per meritare una traduzione. È un libro tipicamente francese.

 

  1. Lo scrittore Wystan Hugh Auden (1907-1973), residente in Austria a partire dal 1957, aveva parlato in termini molto elogiativi de La caduta nel tempo (cfr. il suo The Anomalous Creature, in «New York Review of Books», vol. 16, n. 1, 28 gennaio 1971; Cioran, Œuvres, a cura di Nicolas Cavaillès e Aurélian Demars, Parigi 2011, p. 1435). Fu insignito del Premio Statale Austriaco per la Letteratura Europea nel 1966.
  2. E. M. Cioran, De l’inconvénient d’être né, Parigi 1973 [tr. it.: L’inconveniente di essere nati, tr. di L. Zilli, Adelphi, Milano 1991].

 

[3]

                                                            Parigi, 29 maggio 1976

Caro Signor Kraus,

Le chiese di Bucarest sono piene, ma più per motivi politici che religiosi. Forse mi sbaglio. In ogni caso, la vittoria del marxismo è l’ultima chance del cristianesimo. La Chiesa dev’essere oppressa, altrimenti diventerà troppo convenzionale e antiquata. In Occidente, solo una spietata tirannia può ancora salvarla.

Sono consapevole di esistere, in qualche modo, nella… mia terra. Sfortunatamente sono diventato uno sradicato, soprattutto perché ho rinunciato alla mia lingua madre. Che significato avrebbe l’Austria per lei, se abbandonasse la lingua tedesca?

Non ricordo se le ho detto che, tre mesi orsono, mi hanno offerto un premio americano istituito di recente (12.000 dollari), con l’obiettivo di gratificare uno scrittore poco conosciuto (o apprezzato). Ho rifiutato subito l’offerta, soprattutto a causa della consegna solenne del premio (giornalisti, televisione, ecc.), ma anche perché un successo forzato mi ripugna. Si può vivere benissimo senza applausi1. Ma non senza aver visto Ispahan. Che avvenimento per lei una simile visita!

Luc, il figlio di Bondy, è un giovane amabile e intelligente. Tutti quelli che lo conoscono sono sconvolti. In casi simili, il termine inferno acquisisce senso e significato. François e Lillian sono sicuramente disperati.

Quasi certamente, l’itterizia di loro figlio è la conseguenza delle sue esperienze matrimoniali negative. Il matrimonio è un’avventura che conduce sovente all’ospedale.

L’edizione francese dei Wasserträger [Portatori d’acqua] di Sperber ha avuto una recensione favorevole su «Le Monde» e «Le Figaro».

Cordiali saluti

Suo

E. M. Cioran

 

  1. A partire dal Prix Rivarol del 1950 – Premio per la letteratura francofona riservato agli autori stranieri, per il quale Cioran si era candidato nel 1949, per mere ragioni economiche e per attirare su di sé l’attenzione dell’ambiente letterario – Cioran non accettò nessuno dei riconoscimenti che gli furono conferiti: Prix Sainte-Beuve, Prix Combat, Prix Morand, Prix Roger Nimier… Cfr. Quaderni, cit., p. 68: «Aver proclamato la vanità del tutto, ed esporsi agli onori!». Come scrisse a Wolf Aichelburg il 28 aprile 1976, «il successo dev’essere rifiutato» (cit. in Bernd Mattheus, Cioran, Berlino 2007, p. 218). Cfr. anche ivi, pp. 141, 160, 171, 222; Cioran, Œuvres, cit., p. 1490; Diario, 14 novembre 1983, 11 gennaio 1984.

 

[4]

                                                                                            Parigi, 29 ottobre 1976

Caro Signor Kraus,

Grazie tante per le due lettere. Penso alle sue grandi responsabilità e al carico che una famiglia rappresenta. Lo spirito di sacrificio non appartiene al mio carattere, sebbene in gioventù, in due o tre occasioni, stavo per rinunciare alla mia indipendenza. La mia vita avrebbe preso una piega completamente diversa e, per mia fortuna o sfortuna, non avrei avuto abbastanza tempo per rovinare me stesso. A dire il vero, ho sempre creduto che la mia famiglia fosse in qualche modo degenerata da entrambi le parti, e che non meritasse di perpetuarsi. Anche mio fratello è di questa opinione1. Solo mia sorella2 la pensava diversamente. Suo figlio si è suicidato, come ha fatto lei, indirettamente, fumando cento sigarette al giorno.

Da queste parti tutto si sta dissolvendo, come in Europa centrale prima della Grande Guerra. Ripenso sempre al destino dell’Austria: che esempio perfetto per la decomposizione odierna! Inglesi e francesi accettano la situazione, solo il mascalzone è in lutto. Del resto, sono convinto di soffrire più di tanti austriaci per la situazione storica del loro Paese.

Trent’anni fa lessi un importante libro di Pierre de Labriolle sugli ultimi pagani3; l’ho letto di nuovo, trovandolo più attuale che mai. I periodi di decadenza sono affascinanti, specialmente avendo la fortuna di vivere in un’epoca simile. Gli avversari dei primi cristiani mi attraggono di più rispetto ai Padri della Chiesa, perché senza futuro, mentre questi ultimi appaiono complici e “compari”.

I giardini del Luxembourg sono veramente belli, ci vado tutti i giorni per una breve passeggiata. Purtroppo, ogni giorno incontro qualche esponente della commedia parigina.

Simone è in Vandea per dieci giorni.

Tanti cari saluti

Suo

Cioran

 

  1. Aurel Cioran (1914-1997).
  2. Virginia Cioran (1908-1966).
  3. Pierre de Labriolle, La Réaction païenne. Étude sur la polémique antichrétienne du I au VI siècle, Parigi 1934 (II ed.: 1942).

 

[5]

                                                Parigi, 14 nov. 1977

Caro Signor Kraus,

Tante grazie per la cartolina da New York e la lettera. Riconosco che gli Stati Uniti, se paragonati all’Europa, sono dotati di maggiore vitalità, persino sul piano culturale. Leggo regolarmente «The New York Review of Books». Eccellente, vivace, versatile e al di sopra delle parti, specialmente grazie agli ebrei – che sono un’autentica benedizione, sotto il profilo intellettuale. Non credo tuttavia al futuro dell’America, sebbene il mio pessimismo non sia chiaramente fondato. Può forse adempiere a un’autentica missione un popolo che, per un intero anno, è stato assorbito da una bagatella come il Watergate?

Per l’intellighenzia locale, Croissant è un eroe. È considerato una vittima. A mio parere, la sua estradizione sarebbe un errore politico1.

Agli inizi di ottobre, Michael Klett è stato a Parigi. Mi ha detto di non aver ancora letto il suo manoscritto. Ha ricevuto una risposta da lui? La traduzione di Celan dev’essere ripubblicata entro un anno! Incomprensibile.

Dovrebbe essere un po’ disgustato dalla brama di gloria dei nostri amici. L’esempio di Gabriel Marcel è stato per me molto istruttivo. Desiderava tutti i premi. A lungo andare, l’ho trovato indecente e ho giurato di non cedere alla sua stessa malattia.

La mia salute è peggiorata. La consapevolezza ininterrotta di avere un corpo, col tempo, diviene insopportabile.

Recentemente ho avuto una lunga conversazione con Taubes. Non ha più illusioni politiche, e vuole addirittura lottare contro i “saccenti” tedeschi.

Quando torna a Parigi? Sono curioso di conoscere le sue ultime esperienze e i suoi incontri.

Cari saluti, anche da Simone,

Suo

E. M. Cioran

 

  1. Simpatizzante della “Frazione dell’Armata Rossa” (RAF), organizzazione terrorista di estrema sinistra, l’avvocato Klaus Croissant (1931-2002) ne difese i fondatori, Ulrike Meinhof e Andreas Baader; condannato perché sospettato di aver favorito le comunicazioni interne fra i membri della RAF, nel luglio 1977 chiese asilo politico in Francia, ma fu arrestato e il 17 novembre, pochi giorni dopo la lettera di Cioran, consegnato alle autorità tedesche. Parlando di «intellighenzia locale», Cioran si riferì probabilmente a Jean-Paul Sartre e Michel Foucault, che si batterono a favore del suo rilascio. Estradato nel 1981 in Germania dell’Ovest, iniziò a lavorare per la Stasi.

 

[6]

                                                Parigi, 29 settembre 1979

Caro Signor Kraus,

La mia lettera le arriverà quando sarà a Pompei, o in qualche posto lì vicino. Fa bene a viaggiare molto, il pericolo per ognuno è di perdere, come me, il gusto del viaggio. In tutta franchezza, non farei meglio ad andarmene da qualche parte all’estero, piuttosto che chiacchierare con la gente per ore di questioni frivole e insolubili, in questa città infernale?

Oggi mi hanno chiamato dalla Germania, per una trasmissione sull’anno 2000. Ho accettato controvoglia, salvo poi disdire per lettera. Avevano bisogno d’uno… scettico. Avrei dovuto svolgere questa funzione.

Quando si fanno delle concessioni, si corre il pericolo di diventare convenzionali o di credersi importanti. Per tutta la vita ho vissuto ai margini, adesso non voglio esercitare alcun ruolo, poiché ho la fortuna d’esser vecchio.

L’altro giorno osservavo con sgomento un mappamondo. Paragonata alla Russia e agli altri Stati socialisti, l’Europa Occidentale è ridicolmente piccola; Israele, solo un puntino in seno all’Islam. Ero come annientato. “Noi” non abbiamo futuro – lo dico con un sentimento misto di perversione e serenità.

Ieri sera mi trovavo a Montmartre (intorno a Pigalle) – l’immondizia, un’eruzione della Terra. Un campione di decadenza. Così dovette apparire Roma prima del crollo. Come può vedere, sono di un umore strano. La prego di scusarmi.

La ringrazio molto per la lettera e la cartolina da Monaco.

Tanti cari saluti

Suo

E. M. Cioran

 

[7]

Parigi, 30 nov. 1979

Caro Signor Kraus,

La ringrazio molto per la lettera e la cartolina da Zurigo. Sono felice che il suo libro sia per 3/4 già pronto. Per favore, mi spedisca qualche capitolo, due o tre settimane prima del suo arrivo a Parigi.

Il mio libro1 è ciò che si può definire un “successo”. I giornali (di destra e sinistra) lo hanno recensito in modo superficiale, alla maniera parigina. Uno scrittore normale sarebbe soddisfatto dell’accoglienza favorevole. Su di me, invece, tale clamore ha avuto un effetto deprimente. Essere attuali è, in fondo, una disfatta spirituale. Sono stato punito per aver previsto molto chiaramente l’impotenza dell’Occidente.

Non ho nessuna voglia (almeno per il momento) di fare l’autore. A cosa serve ancora un altro libro? Sono stanco, esaurito, svuotato: esco tutte le sere, e questi inviti estenuanti mi hanno ridotto a uno spettro.

Un mio vecchio amico è all’ospedale, gravemente malato. L’ho visitato di recente. Non sa di essere spacciato. Durante il nostro colloquio ha fatto ogni sorta di progetto, parlando unicamente del futuro. Una volta fuori, mi son detto che, in fin dei conti, noi siamo come lui, ossessionati dall’incurabile malattia delle illusioni.

Sarò molto felice di poterla rivedere a gennaio. Arrivederci, i migliori auguri e cari saluti anche da Simone,

Suo

E. M. Cioran

 

  1. Squartamento, pubblicato da Gallimard appunto nel 1979 [ed. it.: Adelphi, Milano 1981].

 

[8]

                                                                                             Parigi, 2 gennaio 1980

Caro Signor Kraus,

Dopo tanto tempo ho riletto l’Antico Testamento. Il libro di Giobbe e quello di Re Salomone mi hanno influenzato parecchio in gioventù! Quei due libri sono proprio inseparabili dai miei successi di allora. Simone Weil ha sferrato un attacco tremendo e penetrante al vecchio Dio e all’alleanza con gli ebrei, allontanandosi quindi del tutto dal giudaismo. Ciò che mi affascina di quel Dio e dell’alleanza – o meglio mi affascinava, poiché non sono più così entusiasta come allora – è l’incredibile provocazione. La sublime disinvoltura. Una religione limitata non poteva diventare una religione universale; tuttavia, attraverso la forte impronta nazionale, ha isolato gli ebrei dagli altri uomini, e così facendo li ha salvati, non spiritualmente, ma storicamente, come popolo. La reazione più vigorosa contro Jahvé la troviamo in Marcione, forse la figura più interessante della Gnosi. Quell’eretico è stato il punto di partenza del Funesto demiurgo1

Sulla situazione non c’è più nulla da dire. Tutto quanto abbiamo sempre ripetuto è ora diventato innegabile. L’occasione storica e mondiale della Russia è la disgregazione interna dell’Europa Occidentale e, in parte, dell’America. Questo l’ho sempre saputo, al pari di tutti gli europei dell’Est.

Sono contento che trovi il tempo di lavorare al suo libro, e le faccio tanti auguri per il nuovo anno.

Tanti cari saluti da entrambi.

Suo

E. M. Cioran

 

  1. Cfr. E. M. Cioran, Il funesto demiurgo, tr. di Diana Grange Fiori, Adelphi, Milano 1995, p. 17: «Quale non sarebbe stata la sua [di Dio] longevità, se si fosse dato ascolto a un Marcione, di tutti gli eresiarchi colui che con maggior vigore si scagliò contro l’occultamento del male, e più d’ogni altro contribuì, grazie all’odio che gli tributava, alla gloria del dio cattivo!». Sempre Marcione sarà protagonista dell’incipit di Confessioni e anatemi, ultimo libro di Cioran, cui questi cominciò a lavorare pochi mesi dopo questa lettera.

 

[9]

                                               Venerdì santo, 4 marzo 1980

Caro Signor Kraus,

Ieri sera, verso le dieci, sono uscito di casa; in piazza Saint-Sulpice la chiesa era illuminata. Sono entrato. Nessuno. Assolutamente vuota. Di solito, il giovedì santo la chiesa rimane aperta sino alle due di notte. Neppure un fedele. Ho pensato subito a lei, alle obiezioni di Etkind, che non sono le mie: egli è contro la religione per principio, anch’io lo sono, ma solo perché non possiede più forza vitale. Sono allo stesso tempo religioso e irreligioso. La cristianità è stanca, e io la odio a causa della sua stanchezza. La fede ha ancora una speranza? Nel mondo “libero” purtroppo no, salvo il caso di una dittatura atea su scala planetaria. Allora i suoi moniti e le sue speranze diventerebbero attuali e urgenti. Questa possibilità esiste.

Ora mi occupo principalmente di psichiatria, per aiutare in qualche modo mio fratello. Il suo crollo mi ha scosso più di quanto pensassi inizialmente. Talvolta dico che egli ha tratto le conseguenze del mio stesso malessere.

Ieri è stato qui da me Roberto Calasso, l’editore milanese (Adelphi)1. Gli ho parlato di lei e di Trude2. Mi ha detto che accoglierà Trude, dato che la casa editrice pubblica soprattutto scrittori austriaci. Una persona molto colta.

Simone è andata in vacanza. Io non ho avuto il coraggio di lasciare Parigi; tutta la popolazione è in viaggio. Una nuova versione dell’inferno.

Tanti cari saluti.

Suo

            Cioran

 

  1. La casa editrice Adelphi, diretta da Roberto Calasso, pubblicherà a partire dagli anni Ottanta la maggior parte dei libri di Cioran, promuovendo il pensatore romeno all’interno del panorama culturale italiano. Squartamento apparirà in edizione italiana nel 1981.
  2. Gertrude Kothanek, compagna di Wolfgang Kraus.

 

[10]

                                                                                             Parigi, 25 settembre 1980

Caro Signor Kraus,

Detesto a tal punto Parigi da ritrovarmi sempre più spesso a Dieppe, non tanto per la città, quanto per i dintorni, che sono molto belli. Il clima non è adatto alla mia artrite (una malattia di famiglia), ma non si può avere tutto.

Nichilismo è una parola che nasconde contenuti inconciliabili. In Russia, erroneamente, erano considerati nichilisti i radicali di sinistra e i terroristi del secolo scorso. L’appellativo era sbagliato, poiché erano tutti dei combattenti e credevano nella possibilità di un miglioramento, in un’utopica fase finale della storia, tramite la rivoluzione. L’autentico nichilista dovrebbe essere un puro rivoluzionario, che non si accontenta di capovolgere qualcosa, un distruttore passivo.

Nel tardo buddhismo c’è una scuola filosofica, il Madhyamika, che corrisponde molto bene a un nichilismo rigoroso, anche se la frantumazione di tutti i concetti e categorie ha una finalità pratica: la liberazione. Un nichilismo assoluto, purtroppo, è impossibile.

La diversità d’intendere il nichilismo è talmente vasta che non è possibile dare una seria definizione a tutto. Il nichilismo politico e quello metafisico, oppure quello teologico, hanno in comune solo il termine.

Non ho l’onore di essere nichilista – tuttavia, nella mia vita, sovente ho conosciuto degli accessi o, per meglio dire, delle esplosioni di nichilismo.

Invidio le sue giornate sul lago di Garda, mi piacerebbe tanto rivedere l’Italia, ma temo d’intraprendere un viaggio così lungo, a causa della mia dieta assurda.

Attendo il suo libro e spero che avrà successo.

Il traduttore dei miei libri sarà probabilmente Felix Ingold da St. Gallo, un romenista e slavista.

Finalmente Simone è libera per sempre dalla scuola e le manda, come me, tanti cari saluti.

 

E. M. Cioran

 

[11]

                                                                                             Dieppe, 9 dicembre 1980

Caro Signor Kraus,

Anch’io ho il mio M.A.E., anche senza andare in ufficio, solo che le visite di persone poco interessanti sono forse peggiori (per fortuna ce ne sono altre piacevoli, come risarcimento). Sono contento che alla fine si sia, almeno in parte, liberato dai vincoli della carica di funzionario.

E il suo libro? I colleghi al Ministero devono aver fatto una faccia irritata. Per il resto, come è stato accolto il libro? Spero abbia avuto recensioni buone e libere da pregiudizi.

L’atteggiamento degli intellettuali (Baudrillard e altri) era prevedibile. Tutta questa gente, ad esempio, era a favore della Cina durante la Rivoluzione Culturale, ovvero durante il terrore organizzato. Da quando il regime cinese si è ammorbidito ed è diventato pro-occidentale, questi ammiratori professionali della violenza in nome dell’utopia sono rimasti completamente delusi. Per loro Stalin era un semi-Dio, o addirittura un Dio, solo perché era un boia con pretese ideologiche. Il fanatismo e l’intolleranza hanno un fascino irresistibile sui discendenti dei giacobini. Posso ben capire che a vent’anni ci si possa entusiasmare per certi estremismi, ma che vecchi intellettuali (Sartre, Althusser, ecc.) si ergano ad avvocati del totalitarismo, mi pare quasi inconcepibile.

Giorni fa ho avuto una conversazione intima con Sperber e consorte su ogni sorta di problema, tra l’altro sulle ragioni organiche e psichiche della mia tetra visione della vita. Entrambi mi hanno rivolto tutte le domande possibili, cui ho risposto francamente. È stata una specie di gradevole confessione.

Sarò contento di rivederla a febbraio. La prego di scrivermi in tempo, per conoscere la data precisa del suo arrivo. Peccato che qui all’Istituto non sia stato nominato uno scrittore.

Cordiali saluti e i migliori auguri per il nuovo anno da entrambi

Suo

            Cioran

 

P.S. Un mese fa mi hanno chiesto di raccomandarle, per la borsa di studio a Berlino, lo scrittore romeno Ştefan Bănulescu (non conosco la sua opera, ma dicono sia valido). Pensa che abbia delle possibilità? Eliade1 lo appoggia, mentre io sono incapace di leggere romanzi, anche quando sono eccellenti.

 

  1. Eliade conobbe Cioran nel 1932, di ritorno da un soggiorno in India. Figure di spicco della «Giovane generazione», entrambi si avvicinarono alla «Legione dell’Arcangelo Michele». Nominato addetto culturale da Antonescu, durante la guerra Eliade fu nella Lisbona di Salazar (cfr. Mircea Eliade, Salazar e la rivoluzione in Portogallo [1942], a cura di Horia Corneliu Cicortaș, Edizioni Bietti, Milano 2013), spostandosi in seguito a Parigi, dove venne ricevuto da Cioran, che qualche anno dopo gli fece da testimone di nozze. Nel 1957 si trasferì a Chicago, dove fu docente, fino alla fine dei suoi giorni. Nonostante qualche ambivalenza, i due rimasero amici sino alla morte di Eliade. Nel 1977, Cioran partecipò al Cahier de L’Herne dedicato allo storico delle religioni (tr. it. Mircea Eliade, in Esercizi di ammirazione, cit., pp. 129-142). Sul rapporto tra i due cfr. anche Mircea Eliade, Giornale, Bollati Boringhieri, Torino 1976, pp. 23, 27, 47, 173, 287, 307, 371, 382 ss.

 

[12]

                                                                                             Parigi, 11 gennaio 1987

Caro Signor Kraus,

Molte grazie per la sua gentile lettera, che contiene tante cose positive. Lei fa progetti, io non ne faccio più. Temporaneamente – in linea di principio per sempre – ho rinunciato a scrivere altri libri. Il mio, speriamo sia l’ultimo, è appena stato pubblicato1. Non ho veramente più alcuna voglia d’attaccare Dio, il mondo e… me stesso. Leggo molto – come sempre, in fondo – e ciò mi stupisce. La curiosità è un segno di vitalità. Il mio stato di salute non è particolarmente brillante. La memoria funziona male (questa è la vecchiaia) e lo stomaco non mi soccorre.

La morte di Eliade naturalmente mi ha colpito molto, ma meno di quanto pensassi. Avevamo sempre meno cose in comune. Era diventato una “personalità”. La Romania sta superando l’inferno. Questo è senz’altro un successo. In un certo senso, non è un caso che io provenga da quel popolo. Invidio lei e Trude che potete vivere a contatto diretto con l’Ungheria2. Ho sempre ammirato quel Paese per il suo fascino. – I mass media sono sicuramente una catastrofe per l’Occidente, ma la causa reale è più profonda e incurabile. Non c’è salvezza per una civilizzazione che non crede più in se stessa. Posso azzardare una profezia? Tra cinquant’anni Notre Dame sarà una moschea.

Sarò molto contento di rivedervi prima dell’estate.

Cari saluti a lei e Trude anche da Simone

Suo

            Cioran

 

  1. Confessioni e anatemi, pubblicato l’anno prima per i tipi di Gallimard.
  2. Dal 1986 al 1994, Gertrude Kothanek diresse l’Istituto Austriaco di Cultura di Budapest.

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Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

“L’opera di Spike Lee ha molto da dirci e tutti possiamo impararvi qualcosa, almeno a guardare oltre l’apparenza”. Da sempre li chiama “joint” i suoi film, Spike Lee: termine di uso comune nel linguaggio americano per la sigaretta di hashish o marijuana, la “canna” diremmo noi, al punto che nei suoi titoli di testa appare sempre con fierezza la scritta “A Spike Lee Joint”. Ma il joint di Spike Lee non c’entra nulla con tutto questo, egli ha da sempre ripudiato l’uso di qualsiasi droga, va bensì inteso come “comune”, un’unione di forze che non riguarda solo il regista ma tutta [...]
Spike Lee, il regista afroamericano di film cult come Fa' la cosa giusta, Malcolm X e La 25a ora (primo film girato a New York dopo l'11 settembre), è autore dall’ironia caustica e intelligente: il suo cinema dall’andamento altalenante, che alterna grandi successi ad altrettante clamorose rovine, è in grado di osservare come pochi altri la complessa società americana, attraversata da conflitti, contraddizioni, pregiudizi, questioni razziali e di gender. L’ultima fatica di Spike Lee, BlacKkKlansman, è stata osannata da pubblico e critica, ricevendo il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2018 e il Premio del Pubblico al Festival di [...]