Samurai Champloo: riscrivere la Storia con la musica

Lorenzo di Giuseppe
Gli ultimi Samurai – Anime e manga, fiabe dall’era atomica n. 17/2021
Samurai Champloo: riscrivere la Storia con la musica

Samurai Champloo (Samurai Chanpurū, 2004-2005) è una serie animata in ventisei episodi diretta da Watanabe Shinichirō, alla quale hanno collaborato alcuni dei più interessanti animatori degli ultimi anni, come Yuasa Masaaki, Imaishi Hiroyuki e Hosoda Mamoru. In questo breve articolo vorrei concentrarmi, attraverso il filtro della colonna sonora, sull’immaginario hip hop che permea la serie, lasciando emergere importanti istanze culturali sulle quali è di estrema attualità riflettere. Watanabe, già in Cowboy Bebop (Kaubōi Bibappu), prima serie alla quale lavora come regista e ritenuta un capolavoro dell’animazione giapponese, ne suggerisce fin dal titolo il tema musicale. Infatti in Cowboy Bebop la colonna sonora, composta da Kanno Yōko e realizzata insieme al gruppo The Seatbelts, è prevalentemente jazz e blues: pezzi come Tank! o The Real Folk Blues sono entrati nell’immaginario collettivo proprio per la loro capacità di richiamare l’atmosfera nostalgica e avventurosa della serie, mentre altri brani sono integrati così bene con le animazioni da risultare elementi strutturalmente indispensabili, come se scindendo la parte visiva da quella sonora entrambe perdessero qualità.

In Samurai Champloo il discorso è in larga parte simile, ma presenta qualche leggera differenza. Il termine chanpurū, originario dell’isola di Okinawa, significa “mescolare”, ed è usato nell’ambito culinario per indicare un piatto che mescola appunto diversi ingredienti (tofu, verdure, carne o pesce, uova e altri); nella serie, invece, il titolo va ad indicare da una parte la commistione tra elementi apparentemente lontani tra loro come hip hop e samurai del periodo Edo (1600-1868), dall’altra una caratteristica fondamentale dello stesso hip hop: il sampling, ovvero il campionamento, che consiste nell’uso di diversi frammenti, suoni o voci di canzoni già esistenti, inseriti all’interno dei beat utilizzati dagli MC (Master of Cerimonies) per rappare. Un riferimento più sottile potrebbe consistere nella fusione di diverse culture, rappresentate dai tre protagonisti: Mugen, un vagabondo originario del piccolo arcipelago delle Ryūkyū, situato a sud del Giappone, dallo stile di combattimento peculiare; Jin, abilissimo e inflessibile samurai; Fū, una ragazza solare e un po’ sbadata. Bisogna infatti ricordare che nel periodo in cui è ambientata la storia le isole Ryūkyū formavano un regno separato da quello dello shogunato Tokugawa, rappresentando quindi un contesto avulso da ciò che veniva considerato “normale” in Giappone: la scelta di riunire questi tre personaggi va quindi a illustrare lo spirito comunitario e il senso di fratellanza di popoli diversi, tra i valori più importanti anche per la cultura hip hop.

La colonna sonora, composta principalmente da pezzi strumentali e realizzata da Nujabes (tra i più talentuosi dj e producer giapponesi, prematuramente scomparso nel 2010), Force of nature (duo hip hop giapponese), Tsutchie (dj) e Fat Jon (MC e producer americano), accompagna sì l’azione, ma soprattutto configura una storia dove cultura hip hop e samurai si mescolano senza soluzione di continuità. Di conseguenza, l’immaginario, l’estetica e i temi fondanti della prima vengono legati in maniera molto efficace all’interno di diversi episodi, facendo emergere, attraverso una scrittura postmoderna, questioni di notevole attualità. La colonna sonora è stata pubblicata in Giappone in quattro CD: Samurai Champloo Music Record: Masta, Samurai Champloo Music Record: Departure, Samurai Champloo Music Record: Playlist e Samurai Champloo Music Record: Impression.

La trama, diluita in una narrazione episodica, parte da presupposti molto semplici: Fū salva dall’esecuzione Mugen e Jin, che fin dall’inizio rivaleggiano nell’abilità di combattimento, e in cambio chiede aiuto ai due uomini per ritrovare il misterioso “samurai che profuma di girasoli”. I tre partono così per un viaggio attraverso il Giappone, tra duelli, avventure e situazioni al limite dell’assurdo. Due episodi sono centrali nel discorso su quanto alcuni elementi hip hop inseriti nella serie riescano a riscrivere la Storia, riplasmandola attraverso nuovi attributi: l’ottavo e il diciottesimo.

Il numero otto, intitolato Vanagloria (Yuigadokuson), racconta di uno scapestrato samurai che vorrebbe affrontare Jin, ma non l’ha mai visto e sa solo che porta gli occhiali (oggetto anacronistico che è uno dei tanti riflessi esteriori della scrittura postmoderna precedentemente menzionata). La particolarità di quel samurai, accompagnato da due scagnozzi che fanno beatbox, è il costante freestyle in ogni dialogo. Il freestyle consiste nell’improvvisazione di rime, mentre il beatbox nella capacità di riprodurre con la bocca e la voce diversi suoni, spesso di una batteria, in modo da creare una base musicale. Vedendo la puntata, si può notare come questi due aspetti conferiscano dignità a un personaggio che altrimenti non ne avrebbe, e lo caratterizzino in maniera peculiare, donandogli una simpatia bonaria e un’attitudine eccezionale, seppur nel suo buffo e quasi ridicolo comportamento. Ciò dimostra quanto rap e hip hop possano forgiare qualsiasi tipo di contenuto e riconvertirlo in qualcosa di nuovo, superando distanze e barriere culturali.

Il diciottesimo episodio, intitolato La via delle lettere e delle arti marziali (Bunburyōdō, termine che richiama una ben precisa area semantica e culturale, visto che diventare abili nella spada e nelle lettere era compito dei samurai, in particolar modo nel periodo Edo), ha come tema centrale i graffiti: due fratelli e le rispettive gang, per risolvere la loro diatriba senza armi, si sfidano nel dipingere il proprio nome nel posto in cui sembra più difficile farlo. Allo stesso tempo, Mugen impara a leggere e scrivere grazie a un severo maestro, e sarà poi lui a battere le due crew “taggando” il proprio simbolo (il simbolo dell’infinito, significato di mugen) sulla cima del castello di Hiroshima. Tra tag (pseudonimo di un artista, che punta a dipingerlo in ogni luogo possibile), throw-up (disegno stilizzato della propria firma, una sorta di evoluzione della tag) e bombing (riempire più muri possibile senza badare troppo alla qualità), l’ambiente urbano diventa una tela bianca da riempire, un modo per riappropriarsi simbolicamente della città da parte di un certo numero di esclusi che tendono a fare gruppo per cambiare la situazione di disagio in cui vivono.

Non è un caso, inoltre, che anche i tre protagonisti siano a loro modo degli emarginati: Mugen è un detenuto fuggito da una colonia penale, Jin ha ucciso il suo maestro e Fū si ritrova senza famiglia. Vengono così messi in evidenza alcuni valori da sempre cari all’hip hop: l’importanza delle minoranze e il loro ruolo nella società; l’antiautoritarismo e il rifiuto del Sistema; infine, il confronto con l’alienazione sociale e il tentativo di superarla in maniera personale.

Samurai Champloo è quindi il manifesto del legame tra la figura storicamente accertata del samurai e la cultura hip hop, che si influenzano e contaminano a vicenda. Anche in Italia, d’altra parte, diversi rapper hanno citato o preso spunto dai samurai e dal loro codice di vita, nonostante sia stato dimostrato in diversi studi come il bushidō sia sostanzialmente una costruzione culturale successiva e non esistano prove riguardo a un rigido codice di comportamento invalso dall’inizio del periodo Muromachi (1336 circa) in avanti. Vorrei citare due esempi che mi sembrano significativi in questo senso.

Il primo riguarda lo storico gruppo romano Colle Der Fomento, composto dagli MC Danno e Masito e dal producer e dj Baro, che nell’album intitolato Anima e Ghiaccio, classico del rap italiano uscito nel 2007, ha realizzato un brano intitolato Capo di me stesso, il quale riflette sulla vita in maniera molto introspettiva, guardando con disillusione alla difficoltà di vivere in un mondo compromesso, ma che spinge a rimettere in carreggiata la propria esistenza con uno sguardo di speranza. Nell’intro, due barre recitano: «E giù lo sai fino a che non è finita / samurai… come unico padrone la mia vita», andando a evidenziare come sia necessario servire solo se stessi, mantenendosi in qualche modo puri di fronte a tutti, richiamando proprio il comportamento dei samurai.

Il secondo esempio riguarda il gruppo Melma & Merda, composto da altri storici MC della scena rap italiana: Kaos One, Deda e Sean. Nel loro unico album all’attivo, dal titolo omonimo al gruppo e uscito nel 1999, in atmosfere cupe e su sonorità grezze e crude si alternano i tre componenti, creando un lavoro compatto e di grande valore. Il brano sul quale è utile porre l’accento in quest’analisi è Trilogia del tatami, che oltre a richiamare già dal titolo un preciso immaginario e a presentare una base dal campionamento orientaleggiante, propone tre strofe diverse, intitolate rispettivamente Le strategie, Le sconfitte e Le vittorie, legate dalla tematica comune della lotta. In particolare, ne Le sconfitte Kaos One racconta di uno scontro in cui lui e un avversario si affrontano in un combattimento mortale in un dojo, e solo chi rimarrà in piedi per ultimo sarà il sensei, il maestro.

Risulta quindi interessante osservare come cultura hip hop e immaginario samurai si mescolino e si intreccino, non solo in Giappone, ma in ogni parte del mondo (gli esempi sono numerosissimi, anche e soprattutto negli Stati Uniti). Samurai Champloo ne è indubbiamente una delle più felici combinazioni, sia sul piano contenutistico che visivo.

Bibliografia

Oleg Benesch, Inventing the Way of the Samurai: Nationalism, Internationalism, and Bushidō in Modern Japan, Oxford University Press, Oxford 2016

William L. Benzon, Postmodern Is Old Hat: Samurai Champloo, in «Mechademia», 2008, vol. 3

Eiko Ikegami, The Taming of the Samurai: Honorific Individualism and the Making of Modern Japan, Harvard University Press, Cambridge 1997

Tricia Rose, Black Noise: Rap Music and Black Culture in Contemporary America, Wesleyan University Press, Middletown 1994

Discografia

Colle Der Fomento, Anima e Ghiaccio, CD, Rome Zoo, 2007

Melma & Merda, Melma & Merda, CD, CD Club/Paremangiacane Ent., 1999

Nujabes, Fat Jon, Samurai Champloo Music Record: Departure, CD, Viktor Entertainment, 2004

Nujabes, Fat Jon, Force of Nature, Samurai Champloo Music Record: Impression, CD, Viktor Entertainment, 2004

Tsutchie, Force of Nature, Samurai Champloo Music Record: Masta, CD, Viktor Entertainment, 2004

Tsutchie, Samurai Champloo Music Record: Playlist, CD, Viktor Entertainment, 2004

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