Il mio miglior nemico. Un’ipotesi di famiglia – e di cinema

Ilaria Floreano
Carlo Verdone n. 12/2019
Il mio miglior nemico.  Un’ipotesi di famiglia – e di cinema

«Sei entrato nella mia vita come una maledizione». Maledizione, dal latino maledictio, che deriva da maledicĕre, cioè “dir male”. In dialetto romanesco si esclama “t’ha detto male” riferendosi a una condizione non proprio fortunata. E sospettiamo che in tutte le lingue del mondo sia d’uso definire “maledizione” un legame di sangue o di parentela complicato e doloroso, la cui natura lo rende però arduo sia da rescindere, sia da sopportare. Il cinema di Carlo Verdone è zeppo di relazioni-che-sembrano-maledizioni (infatti Maledetto il giorno che t’ho incontrato [1992]): che si tratti di quella tra figlio strafatto e padre conservatore (Un sacco bello [1980]), madre dominante e figlia docile (Acqua e sapone [1983]), fratello debole e sorella puerile (Io e mia sorella [1987]), marito paranoico e moglie succube (Bianco, rosso e Verdone [1981] – riproposti nel 1995 in Viaggi di nozze), la problematica riappare di frequente, talvolta come cuore della narrazione, spesso come elemento carsico a corredo, quasi sempre risolta con bonaria rassegnazione (oppure, talvolta, la morte).
Il mio miglior nemico si inserisce nel solco approfondendolo, orchestrando uno spartito in cui ci sono un padre che abbandona la famiglia per rifarsene un’altra, una madre che si comporta da figlia e un altro padre che solo dopo aver perso tutto capisce la necessità di dedicarsi al suo ruolo, e lo fa raddoppiandolo (si riafferma padre biologico e si scopre padre putativo).
La battuta del nostro incipit la pronuncia Achille De Bellis (Carlo Verdone) all’indirizzo di Orfeo Rinalduzzi (Silvio Muccino), il quale mosso dal desiderio di vendicare la madre – secondo lui ingiustamente licenziata dal De Bellis – e da un senso di rivalsa classista nei confronti del «bastardo» che ha «tutto: casa, famiglia, lavoro, soldi, macchina, amante», lo bersaglia di piccoli dispetti fino a rovinargli la festa per le nozze d’argento. Nella fulgida ricorrenza (invero parecchio ipocrita), Orfeo rivela la tresca di Achille con la cognata di fronte a moglie, cognato e figlia. Le conseguenze sono una mitragliata di porcellane lanciate dalla prima (con una furia che Citizen Kane avrebbe apprezzato), il licenziamento per direttissima a opera del secondo, la delusione cocente della terza, che decide di sparire.
Egregiamente scritto a otto mani, tra cui due sono quelle del co-protagonista Silvio Muccino – conosciuto sul set di Manuale d’amore (2005) – Il mio miglior nemico è certo uno dei titoli angolari di Verdone negli anni Duemila. In esso la sua proverbiale malincomicità, rilanciata dalla favolosa alchimia tra i personaggi principali e dalla bravura attoriale dei comprimari (su tutti Ana Caterina Moriariu nei panni della figlia Cecilia), si traduce in un fuoco di fila di gag, battute, colpi di scena ed equivoci in cui commedia e dramma si alternano con grazia, fervidamente alimentati dalla pochade più classica come dall’impronta giovanil-sentimentale portata in dote dal buon Muccino; dalla comicità fisica di corpi elettrici in stile Charlot, da quella cinematografica che sfrutta primo e secondo piano in stile Tati, da quella, ancora, giocata su malattia e medicinali («Sei litio o anfetamina?») cara all’altro grande ipocondriaco del cinema Woody Allen; persino dalle cacche di cane pestate con le Church lucidissime (mai dimenticare Plauto).
Qualche esempio. Achille esasperato tira dritto per dritto un pugno sul muso a Orfeo che subito sviene: la virilità machista lascia il campo alla “manina” portata alla bocca mentre le gambe impazzite fremono per correre al pronto soccorso. Qui il pugno diventa una scivolata fuori dalla doccia, che i due fingendo di essere amici diranno di aver fatto insieme, e quando torneranno in ospedale perché ad aver bisogno di cure sarà Achille gli infermieri, con l’ineffabile puntualità dei romani, li accoglieranno con un: «Ma che ve fate la doccia con l’olio d’oliva?».
Orfeo viene investito da Cecilia ed è colpo di fulmine, ma l’innamoramento si manifesta con brevi confessioni romantiche e sguardi intensi che ci fanno rimpiangere di non aver visto Muccino – felicemente accordato sui cambi di tono per cui Verdone è famoso – sfruttato ancora più efficacemente in ruoli di questo tipo.
Infine: la corsa in motorino per le strade della capitale alla ricerca dell’Audi rubata è un pezzo da antologia, un po’ perché rievoca le scorribande di Nanni Moretti e un po’ perché il duo tocca le vette del proprio peculiare slapstick fisico e verbale («Sembriamo due scippatori! – Non m’oscilla’, non m’oscilla’ – È che so’ squilibrato! – Se te movi famo il botto!», e a chiosa l’iconico caschetto bianco vola via).
In un contesto produttivo come quello italiano, annosamente afflitto dalla scarsità di bravi sceneggiatori e dall’attenzione alla situazione più che alla storia, incappare in un copione solido in cui si contano pochissime sbavature (alcune per product placement oblige, mentre il primo dialogo padre-figlia e lo scambio finale tra gli ormai ex coniugi – «Ora capisco che ho passato venticinque anni a dimostrare di cosa era capace il figlio di un portiere!» – avrebbero forse meritato uno sviluppo più articolato) procura più di un’emozione. Soprattutto indica dove si trova la strada maestra, troppo a lungo evitata (anche i Padri del cinema vanno recuperati), la cui prima lezione resta sempre quella: dietro ogni risata deve celarsi un piccolo dolore, come nella vita.
Ma è il film tutto a mostrare la volontà di una ricercatezza formale e visiva, attraverso l’uso ben dosato di primissimi piani, movimenti di macchina lenti e attimi di sospensione – Muccino ripreso di spalle immerso nella vasca, o accasciato sul tavolo dopo che ha scoperto che la madre meritava davvero di essere licenziata – ad assecondare la densità dello script, in cui tra le altre cose trovano spazio anche dinamiche da buddy e road movie. Dopo che Orfeo ha polverizzato la “vita perfetta” di Achille, per due volte questo ribadisce di non volerlo vedere mai più, ma poi la volontà di ritrovare l’uno l’anima gemella, l’altro la figlia perduta, li costringe a una convivenza forzata in giro per l’Italia in cui l’indagine stessa diventa un pretesto. E nella disperazione di Orfeo, che vorrebbe solo essere lasciato in pace e invece è costretto ad affrontare uno per uno i suoi demoni; nella fragilità di Cecilia, che agogna «le regole» e si nasconde per non dover chiedere un aiuto che teme di non veder mai arrivare; nella frenesia di Achille, che è un buon genitore ma se n’è dimenticato; e tra un discorso sulle maschere che ognuno porta pur di non sentirsi attaccabile dalla mancanza d’amore e uno sull’esigenza di trovare almeno una persona da chiamare “famiglia”; in mezzo a tutto questo anche un nemico può diventare la salvezza, e la maledizione mutarsi in benedizione.

 

CAST & CREDITS

Regia: Carlo Verdone; soggetto: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Pasquale Plastino, Silvia Ranfagni; sceneggiatura: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Pasquale Plastino, Silvia Ranfagni; fotografia: Danilo Desideri; scenografia: Maurizio Marchitelli; costumi: Tatiana Romanoff; montaggio: Claudio Di Mauro; musiche: Paolo Buonvino; interpreti: Carlo Verdone (Achille De Bellis), Silvio Muccino (Orfeo Rinalduzzi), Ana Caterina Morariu (Cecilia De Bellis), Agnese Nano (Gigliola Duranti), Paolo Triestino (Guglielmo Duranti), Corinne Jiga (Ramona), Sara Bertelà (Annarita Rinalduzzi); produzione: Aurelio De Laurentiis per FilmAuro; origine: Italia, 2006; durata: 106’; home video: dvd FilmAuro, Blu-ray FilmAuro; colonna sonora: Minus Habens.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

In occasione del compleanno di Matthew MacFadyen (Great Yarmouth, 17 ottobre 1974), indimenticato Mr Darcy e Oblonsky rispettivamente in Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina di Joe Wright, vi proponiamo il montaggio dedicato alla cinematografia del regista britannico dalla co-curatrice di Bietti Heterotopia per promuovere il suo numero #30: "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello, con prefazione del premio Oscar Dario Marianelli e postfazione del direttore della fotografia Seamus McGarvey. [embed]https://youtu.be/Ug5MtNLGAUs[/embed]    
11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente E il cinema, che si rapporta sempre alla società [...]