Marilyn, l'intervista impossibile

Bruna Magi
2022-08-05 13:00:03
Marilyn, l'intervista impossibile

Marilyn, provocante e vezzosa, aveva messo in trappola Norma, che moriva a soli 36 anni tra barbiturici. Il suo mito invece vive ancora

Cosa aveva Marilyn Monroe per essere diventata Marilyn Monroe? A sessant’anni dalla sua morte, in un’epoca che crea piedistalli nella frazione di un lampo e li abbatte in molto meno, Marilyn Monroe resta lì, scolpita nella pietra delle leggende. Con un sorriso malizioso e malinconico. Voleva così tanto essere amata… E apprezzata non solo per la sua bellezza da pin-up su cui aveva ella stessa costruito il suo mito, da cui restò soffocata. Moriva a soli 36 anni, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, tra droga e barbiturici, nuda nel suo letto con la cornetta del telefono in mano.
La fragilità oltre ogni ammiccamento
Se anche voi ogni tanto non ricordate come si scriva “Marilyn”, dove vada la “Y” e dove la “I”, sorridete perché la stessa Marilyn Monroe all’inizio della sua carriera faticava a ricordarlo quando firmava autografi.
Norma Jeane Baker Mortenson, ragazza dall’infanzia travagliata tra madre mentalmente instabile e orfanotrofi, determinata a svoltare usando la sua avvenenza, scelse insieme alla 20th Century Fox il nome con cui fu sex symbol, diva, icona. Marilyn, come l’attrice teatrale Marilyn Miller, Monroe, come il cognome di sua madre da nubile. E il biondo platino, certo, altra etichetta da indossare per il successo.
Se Giungla d’asfalto di John Huston nel 1949 le diede la possibilità di farsi notare, le impresse però addosso quell’immagine da bionda provocante che dapprima cercò e poi rifuggì. Nel musical Gli uomini preferiscono le bionde (1953), con la sua voce di miele e sensualità, canta Diamonds are a girl’s best friends facendo una caricatura vivace e spassosa di se stessa, come ballerina alla bramosa ricerca di un miliardario da sposare.
Più il trionfo risuonava, però, più Marilyn Monroe sentiva Norma in trappola. Voleva essere una grande attrice, non solo una bella attrice. Si sforzava con tutta se stessa, mentre la sua natura fragile vacillava e vacillava. «Non desidero niente altro. Uomini, denaro, amore, ma solo il talento per recitare». Quando la moglie è in vacanza (1955) è tra i film della consacrazione, ma sul set Marilyn, che tanto aveva desiderato lavorare con Billy Wilder, si trovò di fronte tutte le proprie insicurezze, tra battute dimenticate e ritardi sul set. A qualcuno piace caldo (1959)? Un cult, che le portò anche il Golden Globe, eppure la lavorazione fu un incubo: l’infelicità la sommerse rendendola sempre più inaffidabile, uno stillicidio per Wilder.
E intanto i molti amori finiti e tormentati, da Joe DiMaggio ad Arthur Miller, fino ai due uomini più potenti d’America, i fratelli Kennedy, presidente e ministro della Giustizia. Marilyn si rendeva memorabile con frasi d’ironia spiazzante («Mai piangere per un uomo, ci si rovina il trucco, e il mio mascara vale più di loro»), ma intanto piangeva eccome. Bambola sexy che conservava una sorta di ingenuità infantile. «Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?».

Marilyn per sempre
Il suo nudo sul primo numero di Playboy nel 1953, fotografia acquistata da Hugh Hefner ma realizzata quattro anni prima, quando Marilyn non era ancora famosa e aveva posato per un calendario sexy per pagarsi le bollette. E poi Marilyn in abito bianco sopra la grata della metropolitana, che lascia che l’aria le alzi la gonna in Quando la moglie è in vacanza. Immagini senza tempo, con Marilyn in una combinazione tutta sua di timidezza e vezzosa consapevolezza del suo potenziale erotico. «Non mi interessano i soldi, voglio solo essere meravigliosa».
A breve la bionda più esplosiva di sempre sarà ricordata con il controverso film Blonde di Andrew Dominik, il primo film “hard” prodotto da Netflix (con il bollino rosso del divieto per i minori di 18 anni), che avrà il suo debutto trionfale in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, prima dell’approdo a settembre sulla piattaforma di streaming. Protago­nista Ana De Armas, a ispirazione l’omonimo romanzo sconvolgente che Joyce Carol Oates ha dedicato a Norma Jeane Mortenson Baker. Ci sono tutte le premesse per curiosità pruriginosa e chiacchiere.
Intanto Marilyn Monroe, «eternamente in bilico fra l’in­terpretare una creatura di luce assoluta e il restare un povero essere fragilissimo, ineluttabilmente attratto dalla spinta a schiantarsi nel baratro», rivive nel libro Marilyn, l’intervista impossibile di Bruna Magi. Oriana Fallaci domanda, Marilyn risponde nella fantasia della scrittrice, che dà voce «alla “bambola” scolpita nell’immaginario e da sempre muta. O meglio zittita». Oriana Fallaci inseguì a lungo Marilyn Monroe per intervistarla, senza mai riuscirci. Una volta, dietro appuntamento, la attese nella sua casa, invano, intrattenuta dal marito Arthur Miller. Nel volume è ordita un’intervista immaginaria, in cui Marilyn confessa: «Sedurre per me è stata un’arte esercitata da sempre e fino all’ultimo. Fin da quando, bambina innocen­te, cercavo di catturare l’attenzione degli adulti mendicando affetto». E su quella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, «preda di uno smarrimento totale»: «Ero come un drogato in crisi d’astinenza, ma non di eroina o cocaina, bensì della vita».

 

Simona Santoni ©IconMagazine 5 agosto 2022

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