Invasion USA. Idee e ideologie del cinema americano '80

Pier Maria Bocchi
2016-12-01 14:20:47
Invasion USA. Idee e ideologie del cinema americano '80

Gli anni Ottanta come non li avete mai conosciuti o come non siete stati abituati a concepirli. Potrebbe essere racchiuso in questo breve concetto il testo di Pier Maria Bocchi e dedicato all’universo eighties del cinema statunitense. Come bene sottolinea Mario Maffi nell’introduzione al volume edito da Bietti per la propria collana Heterotopia, Invasion USA rappresenta una sorta di macchina del tempo attraverso la quale, con efficacia e concretezza, l’autore ci spinge nelle sponde inesplorate di un’epoca per conoscerne a fondo le propulsioni ideologiche alla base di un cinema contrastato e in parte contraddittorio. Gli anni Ottanta rappresentano un ponte fondamentale tra un’epoca di contestazione, in cui l’intento rivoluzionario iniziale si dissolve nella disillusione più totale, e l’esplosione pop dei ’90 generalmente giocata tra indipendentismo graffiante e risistemazione sistemica dell’industria hollywoodiana. Bocchi traduce bene l’idea di ponte e costruisce la propria opera seguendo un itinerario virtuale con un punto di partenza e uno di arrivo. Nei primi capitoli l’autore si sofferma infatti sull’origine del decennio in questione, ne analizza gli antefatti, ne ricerca le spinte culturali, ne studia le influenze subite sia dal cinema passato che dal contesto sociopolitico del tempo. Ed è così che, tra un titolo e l’altro, si ripercorre anche una porzione di storia d’America affascinando il lettore con un continuo e mirabolante balzo tra l’evoluzione del cinema, con i suoi cavalieri più sfrenati (Spielberg e Lucas solo per citare i due più eighties), e la cronaca degli eventi dominanti di quegli anni. Primo fra tutti l’ascesa di Ronald Reagan e del suo concetto sfrenato di liberismo e neo-conservatorismo fatto di odio e ricerca spasmodica del nemico. E’ il periodo della nascita dello show business come siamo stati abituati a pensarlo, con l’espansione dei mercati di fruizione alternativi e la crescita esponenziale del pubblico, dello sviluppo di un cinismo collettivo visibile in ogni strato sociale e culturale, della conseguente nascita dello yuppismo, dell’arrivismo sfrenato, dell’idea dell’uomo come self-made-man. Concetto trasfigurato dai e sui volti di Gordon Gekko e Tony Montana. Ma anche della nuova spinta contestatrice principalmente basata sulla ricerca di nuovi diritti per i più deboli definitivamente emarginati da una politica machista e identitaria (dilagante è il ritorno a film moralisti, conformisti o apertamente razzisti). Sono gli anni della politica estera più “fredda” mai esistita dal dopoguerra con l’impero del male pronto a mettere in discussione la sana e robusta famiglia statunitense (ecco i Rocky, i Rambo, i Commando e i Predator, gli Star Wars e i Delta Force) e la politica interna più chiusa su se stessa che si ricordi con il grande deficit economico, il classismo galoppante, l’elevata spesa economica militare e il taglio delle tasse. E’ la reaganomics, quella che, in sostanza, ha fatto del concetto del “me” la sua arma di propaganda e la sua chiave di ingresso nella nuova idea di società capitalistica. Bocchi interagisce bene con questi argomenti mostrandosi capace di correre da un tema all’altro seguendo una linea narrativa agile. Non si lascia imbrigliare dalla cadenza storica ma si fa guidare da una passione per l’argomento che traspare in ogni angolo del testo.

Il ponte da lui costruito gli permette di vedere le ripercussioni del cinema degli anni ’70 su quello degli ’80, gli consente di controllare, come un padre con la sua creatura, cosa di buono in termini cinematografici sia stato tradotto dal nuovo decennio. Vede con un occhio il cinema mainstream e ce lo racconta con dovizia e meticolosità (la moda delle saghe e dei muscolosi eroi) salvo poi aprire a dismisura l’altro occhio per raccontarci con gioia quelle porzioni di cinema a noi meno conosciute (prova ne è l’elenco finale dei 20+1 film scelti dall’autore). Interessanti sono le analisi accurate dell’evoluzione del mercato, dei suoi cambiamenti (per una volta i numeri e le cifre attirano l’attenzione del lettore perché inseriti in un contesto ben delineato invece di essere freddamente sviscerati). Della prepotenza del già citato duo Spielberg-Lucas e della nuova idea di cinema che da esso ne scaturisce (con tutte le conseguenze del caso), del cambiamento a cui è stata costretta sia l’industria cinematografica che la critica di quegli anni (obbligata a ripensarsi in virtù di un patto mai esistito tra pubblico e qualità di prodotto). Bocchi guarda con interesse alla fine dell’epoca passata e all’inizio di quella ventura con un approccio meticoloso. Ricerca a fondo i punti di contatto e di rottura e, ad esempio, li riporta nelle singole filmografie degli autori affermati, per scoprire come miti del passato abbiano subìto passivamente il trasloco negli eighties (Arthur Penn, Peter Bogdanovich, Robert Altman) mentre altri ne abbiano compreso appieno lo spirito nei loro film (i suoi quattro sono Woody Allen, Martin Scorsese, John Carpenter e, soprattutto, Brian De Palma). Stessa operazione la attua con i generi cinematografici. Li distende sul suo lettino analitico e con eguale concretezza li segmenta per mettere in evidenza come il fenomeno sia stato, in alcuni casi, al centro di un ripensamento, talvolta rimescolamento, come mai accaduto prima e in altri sia stato il veicolo principale di rigenerazione produttiva delle major grazie al ricorso ad alcune rinvigorite e specifiche tipologie di film (fantascienza, fantasy e avventura in special modo). Da questo emergono questioni non poco rilevanti che mettono in crisi la produzione cinematografica e riscrivono i confini dei generi senza i paletti dei cliché abituali. Il neo-conservatorismo velato incastonato nella saga comica e dissacrante della famiglia Griswold è infatti un esempio calzante, secondo Bocchi, del nuovo approccio all’arte cinematografica (corrotta per certi versi ma anche aperta ad ogni evenienza) così come lo è tutto il resto del cinema di Hughes il quale, dietro un approccio all’apparenza rivoluzionario, si cela in realtà un profondo attaccamento all’americanismo più puro e diretto. La bravura dell’autore risiede anche nel saper calibrare la propria visione del periodo cinematografico con la mole di incursioni citazioniste tratte dai saggi, dai testi, dagli articoli e dagli scritti di affermati studiosi americanisti. In un dialogo costante fatto non solo di condivisioni ma anche di contrapposizioni verso ideologie e concetti sino ad oggi radicati, il bravo Bocchi trascina il proprio lettore, appassionato o studioso che sia, verso la fine di un viaggio breve ma intenso senza mai imbrigliare la scrittura nella pachidermica struttura antologica, senza aspirare al giudizio definitivo nei confronti dei fenomeni analizzati ma interagendo con il proprio lettore.

Le sezioni appaiono come detto brevi ma catturano l’essenza del periodo storico e, ad ogni lettura, lasciano in eredità al fruitore una serie di spunti di riflessione, di interrogativi potenzialmente efficaci per nuovi coinvolgenti e ipotetici spin-off sul grande argomento degli ’80 statunitensi. Chissà se non ci sia spazio per queste evoluzioni in un futuro prossimo?

Lorenzo Vincenti ©Close-Up

Dicembre 2016

Ultimi post dal blog

In occasione del compleanno di Matthew MacFadyen (Great Yarmouth, 17 ottobre 1974), indimenticato Mr Darcy e Oblonsky rispettivamente in Orgoglio e pregiudizio e Anna Karenina di Joe Wright, vi proponiamo il montaggio dedicato alla cinematografia del regista britannico dalla co-curatrice di Bietti Heterotopia per promuovere il suo numero #30: "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello, con prefazione del premio Oscar Dario Marianelli e postfazione del direttore della fotografia Seamus McGarvey. [embed]https://youtu.be/Ug5MtNLGAUs[/embed]    
11 Settembre 2001. Sembra quasi superfluo sottolineare come questa data, col suo carico di orrore e violenza, abbia sconvolto per sempre la società occidentale del XXI secolo. La morte di migliaia di persone, che tutti hanno potuto vedere in diretta televisiva, ha avuto un impatto psicologico di portata mondiale. Così come lo hanno avuto tutti gli eventi che ne sono seguiti: le guerre in Iraq e Afghanistan, la scoperta delle torture nel carcere di Abu Graib, la recrudescenza della xenofobia, la grande crisi economica. Una cicatrice che ancora oggi segna profondamente l’Occidente E il cinema, che si rapporta sempre alla società [...]
È da poco uscito nelle sale cinematografiche Il signor Diavolo, ultimo lavoro di Pupi Avati, il cui successo cinquantennale non è forse dovuto solo a fattori tecnici ma a una precisa «visione del mondo» sottesa alla sua produzione. Il film è stato accompagnato da due pubblicazioni, edite da Bietti: Il gotico padano, di Claudio Bartolini e Ruggero Adamovit, e un numero monografico in edizione limitata, numerata e autografata di INLAND. Quaderni di cinema, che affronta il mondo avatiano a 360 gradi, soffermandosi in particolare su questa «visione del mondo», tesa tra folklore e immaginario, Medioevo e modernità, le assolate distese [...]

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Best seller

Autobiografia involontaria
Maurizio Nichetti è famoso come regista di Ratataplan, Ho fatto splash, Ladri di saponette, Volere volare, che sono stati visti [...]

Articoli piu' letti