Il mucchio selvaggio parla di "Richard Linklater"

Emanuele Sacchi & Francesca Monti
2017-09-14 17:10:54
Il mucchio selvaggio parla di

In fondo, Richard Linklater non deve essere rimasto troppo dispiaciuto dalla mancata assegnazione dell’Oscar a Boyhood. Lo conferma Louis Black, suo amico di lunga data, affermando che «una parte di lui non avrebbe mai voluto vincere quel premio». Effettivamente, con la vittoria della mitica statuetta – simbolo del sistema hollywoodiano – chissà cosa ne sarebbe stato del suo status di alfiere del cinema indipendente statunitense. Una medaglia guadagnata stoicamente sul campo professando la dottrina rivoluzionaria del Sogno americano in versione slacker, ossia «l’ambizione di vivere delle proprie passioni, scegliendo da soli il proprio percorso nella vita per evitare di doverlo rimpiangere più avanti», come ben sintetizzano Francesca Monti ed Emanuele Sacchi nella pubblicazione italiana più esaustiva sull’opera del cineasta texano. «Il tempo è una bugia», dice Jesse in Before Sunset, e gli autori, in linea con questa massima, evitano di ripercorrere pedissequamente la sua carriera, così procedono avanti e indietro negli anni cercando affinità e divergenze tra film molto differenti tra loro. Un approccio obliquo che ben si confà alla filmografia apparentemente contraddittoria di Linklater, sempre in bilico tra low budget e mainstream, cinema popolare e vocazione autoriale, spirito americano e sguardo europeo, forse persino tra verità e sogno: un percorso rapsodico guidato dalla stella polare della rappresentazione della vita vera, messa in scena senza tagliare le parti noiose tanto bistrattate da Hitchcock. Perché che si tratti di qualche ora, una giornata intera oppure una vita poco importa, ciò che conta è raccontare in maniera naturale – ecco spiegata la predilezione del regista per il piano sequenza – l’impercettibile movimento dell’esistenza, catturato nella sua capacità di creare legami inattesi tra gli individui. «Un attimo. Tutte quelle cose noiose che dobbiamo fare tutti i santi giorni?» «Io la definisco la poesia del quotidiano. Ma tu mettila pure come vuoi».

Rosario Sparti ©Il mucchio selvaggio

Settembre 2017

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Rappresentante paradigmatico del fermento del cinema indipendente statunitense degli anni 90, Richard Linklater e il suo percorso (da) irregolare sono analizzati nel dettaglio e con rimandi mai scontati dai critici Francesca Monti e il "nostro" Emanuele Sacchi. Il pregio principale di questa monografia è la capacità di legare la complessa opera del texano classe 1960: se lo spirito del suo primo film distribuito, Slacker (1991), fa da filo conduttore a buona parte dei personaggi della sua fimografia, anche quando ci sono di mezzo altri autori e grandi produzioni - come capitato con il suo film più popolare, School of Rock [...]
Non era semplice tirare le fila della produzione e della poetica di Richard Linklater. Distante anche geograficamente da Hollywood, radicato in quel Texas che descriverà con tocchi tracicomici nel sottovalutato Bernie eppure cittadino del mondo (Prima dell'alba e i due splendidi sequel, ossia la Terra Europa vista dalla Luna America), capace di spaziare da commedie romantiche ad adattamenti di Philip Dick passando per esperimenti stile Dogma, stimolante anche nei passi falsi, Linklater è un regista la cui carriera, come scrivono gli autori, «riflette alla perfezione la dialettica tra l'industria hollywoodiana e il cinema indipendente». Per analizzarne l'eterogenea filmografia, Monti e [...]
Il libro di Francesca Monti e Emanuele Sacchi, Richard Linklater. La deriva del sogno americano (Bietti, 20 euro), è una monografia molto ben organizzata, e non solo per la dedizione dei due autori all’oggetto delle loro analisi. Si tratta di un buon, vecchio, solido libro di critica, con elementi analitici all’interno, come non se ne leggevano da un po’. I film non vengono affrontati cronologicamente, ma al tempo stesso il lavoro è assai lineare nell’affrontare con limpidezza i temi e i tropi del cinema di Linklater, un autore cui forse non molti di noi avrebbero pronosticato di diventare – [...]

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