Il Giornale: «Macché scientifica. La fantascienza è la nuova poesia»

Antarès Prospettive Antimoderne
2015-07-17 14:24:18
Il Giornale: «Macché scientifica. La fantascienza è la nuova poesia»

E se la fantascienza non fosse scientifica? A questa domanda prova a rispondere l’ultimo fascicolo di Antares, quadrimestrale diretto da Gianfranco de Turris e curato da Andrea Scarabelli per le Edizioni Bietti, che lo distribuiscono gratuitamente. Discendente diretto della fiaba, che a sua volta è un frammento del mito, il genere fantascientifico, come ricordano i numerosi, qualificati autori del numero intitolato Lune d’acciaio. I miti della fantascienza, è parente stretto del fantastico, e come questo sviluppa temi connessi all’immaginario. Dalla rivoluzione industriale in poi, il mondo, secondo Max Weber, è «disincantato» e ha dunque bisogno di riconciliarsi con la dimensione del meraviglioso, necessità soddisfatta anche, e soprattutto, dalla narrativa fantascientifica. «Le società evolute – scrive Edgar Morin – chiudono l’uomo in un astratto ambiente tecnico, costringendolo a reagire contro la realtà monotona e oggettiva».

Come? Cercandonellaletteraturanonrealisticapossibilitraccedellaculturaarcaica, che, sola, può soddisfare le esigenze più intime dell’uomo. Sembra, quindi, avesse ragione Sergio Solmi, che, citato da Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, nel lontano 1953 riteneva che una fantascienza «bene intesa» avrebbe potuto assolvere alla funzione di reintegrare mito e favola al corpo della poesia.

Nel 1926, Hugo Gernsback, il padre della fantascienza, pubblica la prima, leggendaria rivista specializzata: Amazing Stories; e nel suo manifesto programmatico conferma la vocazione umanistica del nuovo genere letterario, facendo riferimento ai suoi tre ispiratori: H. G. Wells, Edgar Allan Poe e Jules Verne, che di scienza e tecnologia trattarono piuttosto poco, come ricorda de Turris nel suo contributo dedicato al film Interstellar. Il monito scespiriano a ricordare che «Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la filosofia» è il tema conduttore del film: «Siamo diventati una generazione di guardiani – dice un personaggio del film – che si è dimenticata di far parte di una stirpe di esploratori e pionieri! Un tempo, per la meraviglia, alzavamo lo sguardo al cielo, sentendoci parte del firmamento. Ora, invece, lo abbassiamo, preoccupati di far parte del mare di fango che ci sta sommergendo». Ecco, questa potrebbe essere un’immagine efficace per spiegare la funzione della letteratura fantascientifica, così come è descritta da Antares: alzare lo sguardo dal mare di fango, e tornare a rivedere le stelle.

 

(Luca Gallesi, «ilGiornale», 17 luglio 2015)

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