«Avvenire»: Tenete d’occhio quel Mussolini, assomiglia al presidente Jefferson

Ezra Pound
2015-11-25 14:25:57
«Avvenire»: Tenete d’occhio quel Mussolini, assomiglia al presidente Jefferson

All’inizio l’accostamento era espresso in forma dubitati­va, con la doppia particella “e/o”. Ma dal 1933, anno della pubblicazione del testo ingle­se, al 1944, quando esce la tradu­zione italiana allestita dall’autore stesso, cade ogni remora e si impo­ne il principio per cui «la rassomi­glianza fra questi due condottieri è forse più grande delle loro diffe­renze ». Chi scrive è il poeta Ezra Pound, i soggetti di queste moder­ne vite parallele sono Jefferson e Mussolini, protagonisti del saggio che Bietti torna a proporre nell’ot­tima curatela di Luca Gallesi (pagi­ne 130, euro 14 ,00). Si tratta, come accennato, dell’au­totraduzione di Jefferson and/or Mussolini che lo stesso Pound dà al­le stampe a Venezia nel 1944, all’e­poca della Repubblica sociale ita­liana, nel momento in cui il suo ap­poggio al regime mussoliniano si è fatto ancora più convinto e ancora più accentuata risulta la sua pole­mica antistatunitense. Una con­trapposizione ribadita attraverso il richiamo a uno dei padri fondatori dell’indipendenza americana, Tho­mas Jefferson, presidente tra il 1797 e il 1801, a sua volta oppositore del centralismo bancario e antesigna­no, agli occhi di Pound, di scelte e­conomiche non convenzionali as­similabili a quelle originariamente proposte (ma non realizzate) dalla rivoluzione fascista.
Prima ancora che politica, infatti, la presa di posizione contenuta in Jef­ferson e Mussolini è di natura eco­nomica e si basa sulla critica radi­cale alla concezione della moneta come strumento unico e indiscuti­bile di transazione economica. «Se il danaro verrà considerato come certificato del lavoro compiuto – an­nota Pound in un passaggio parti­colarmente incisivo –, il bisogno d’imporre tasse e imposte sparirà». L’adesione di Pound al fascismo, con la conseguente accusa di alto tradimento da parte degli Usa a guerra terminata, va inscritta prin­cipalmente nel segno di questa lot­ta ideale contro l’“usura” valutaria. Anche se non andrà sottovalutata, come giustamente sostiene Gallesi, l’effettiva frequentazione tra Pound e Mussolini, da quest’ultimo più volte rievocata con orgoglio.

(Alessandro Zaccuri, «Avvenire», 21 novembre 2015, ©riproduzione riservata)

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