La crisi del mondo moderno, ieri e oggi
Mattia Carbone
Esce per Mediterranee la nuova edizione de La crisi del mondo moderno di René Guénon, opera tra le più interessanti del padre del pensiero tradizionale novecentesco. Ricognizione sul carattere apocalittico dell’evo moderno, il saggio propone una formulazione allora inedita della contrapposizione tra Oriente e Occidente: quest’ultimo è presentato come totalmente privo dei minimi residui della concezione tradizionale (unica Weltanschauung autentica e salvifica, secondo Guénon) laddove il primo ne conserverebbe vestigia abbastanza significative, così da presentarsi come un’esemplarità cui l’Occidente può ancora far riferimento per recuperare un suo proprio rapporto con la Tradizione originaria (non quindi un trapianto spirituale, o peggio ancora una commistione new age di tradizioni orientali e occidentali, che Guénon coerentemente stigmatizza). L’intenzione dell’opera – solidissima e molto più esplicita rispetto ad altri lavori dello stesso autore – è di conseguenza squisitamente politica, perché mira a risvegliare nel lettore la coscienza della situazione presente e le possibilità di un’azione (per quanto limitata ed elitaria) che risolva positivamente la crisi identificata. Tutta l’opera di Guénon è politica nel senso più originario e ampio del termine, rinviando alla dimensione umana e alla possibilità dell’azione concreta dell’uomo su sé stesso e sul mondo; non certo come volontà di influenzare in qualunque modo gli organi politici europei del primo Novecento, simulacri sbiaditi delle antiche aristocrazie intellettuali, di cui Guénon – coerentemente – non si cura. Tale volontà è piuttosto propria all’altro grande protagonista di quest’edizione, il nostro Julius Evola, che nel 1937 ne realizza la prima traduzione ufficiale con l’obiettivo di avvicinare il pubblico italiano al quasi ignoto Guénon e soprattutto con la remota speranza di riportare il Regime fascista sulla strada di un tradizionalismo fondato e consapevole, che gli avrebbe restituito dignità storica e un significato metapolitico – speranza, com’è noto, più che mai disattesa. Il riferimento alla politica in senso stretto, invero, non è assente nel testo originale, il quale suggerisce esplicitamente la possibilità che la Chiesa Cattolica ricopra il ruolo di instrumentum regni per quell’élite intellettuale che potrebbe salvare l’Occidente. È comprensibile come, da tali premesse, l’opera si presti facilmente a una serie di fraintendimenti politici, nel senso più vieto del termine, che il lavoro critico dei curatori (Gianfranco de Turris, Andrea Scarabelli e Giovanni Sessa) riesce tuttavia a dissipare, inquadrando con obiettività e precisione il contesto culturale in cui venne alla luce l’opera di Guénon e le ragioni profonde della traduzione di Evola, ufficiale, secondo le parole stesse dell’autore, ma non pedissequa, perché pensata per un pubblico italiano completamente digiuno delle dottrine guénoniane, e quindi propenso al fraintendimento. La curatela storico-filologica dell’edizione è completata dalla pubblicazione delle tre introduzioni alle altrettante versioni del libro; da un ricco apparato di note e appendici bibliografiche; da una lettera di Guénon a Evola incentrata sulla traduzione e la ricezione della sua opera in Italia; vi compaiono, inoltre, una recensione di Girolamo Comi, sintomatica della difficoltà che il pubblico italiano dimostrò nella comprensione del contenuto dell’analisi guénoniana, e, infine, un saggio di Alberto Ventura che approfondisce ulteriormente – e, forse, definitivamente – i rapporti tra Evola e Guénon. René Guénon, La crisi del mondo moderno, nuova edizione a cura di Gianfranco de Turris, Andrea Scarabelli e Giovanni Sessa, tr. di Julius Evola, Edizioni Mediterranee, Roma 2015, pp. 251, € 14,50.