"La sindrome di Stendhal". Il film del cambiamento

Giacomo Calzoni
Dario Argento n. 15/2022

La sindrome di Stendhal (1996) è il film del ritorno a casa, dopo la duplice esperienza americana di Due occhi diabolici (1990) e Trauma (1993), ma anche l’inizio di una nuova fase nella carriera di Dario Argento.
Ma andiamo con ordine. Concepito originariamente per essere girato negli Stati Uniti con Bridget Fonda nei panni della protagonista, si rivela ben presto un progetto in grado di provocare non pochi problemi al regista romano il quale, di fronte all’impossibilità di realizzare in terra straniera un progetto così spudoratamente personale («Quando facevo i sopralluoghi a Los Angeles capivo però che la città non era per niente adatta a una storia che non aveva nulla di americano, sarebbe stata una vera ipocrisia realizzarla lì»1), alla fine preferisce pagare una penale ai finanziatori statunitensi pur di poterlo girare in Italia insieme alla figlia Asia.
Ed è proprio la presenza di quest’ultima a rappresentare la chiave di lettura ideale per vedere (quindi capire) la produzione più recente del regista romano sotto un’ottica completamente differente, almeno per quanto riguarda il periodo compreso tra Trauma e La terza madre (2007) – cioè quello più vituperato e frainteso. E se il film precedente può ancora considerarsi una parentesi, sospeso a metà tra l’evidente spaesamento di fronte a un territorio geograficamente e geneticamente estraneo e una spudorata – mai così inaspettata – vena romantica e intimista, è qui che Argento comincia a cambiare pelle e a cercare nuovi orizzonti: non verso altri luoghi fisici (l’esperienza a stelle e strisce può dirsi definitivamente conclusa, bisognerà attendere l’esperimento televisivo Masters of Horror per dargli un seguito), ma dentro sé stesso e il proprio cinema. Anche a costo di furiose incomprensioni con il suo pubblico e con la critica, che puntualmente non tarderanno ad arrivare.
È un film di primati, innanzitutto: lo è certamente per l’utilizzo di effetti speciali digitali mai tentati prima in Italia (la discesa delle pillole nell’esofago della protagonista, il suo ingresso – letterale – dentro i quadri), ma anche e soprattutto per il ribaltamento del ruolo della vittima, non più ridotta a mero espediente narrativo, finalmente promossa a protagonista a tutti gli effetti. Un cambiamento di prospettiva radicale – sul quale in pochi hanno posto il giusto accento – reso ancora più urgente e doloroso dall’indissolubile legame di sangue con Asia, il cui corpo diviene la tela su cui sperimentare nuove forme e colori (emblematica, in tal senso, la sequenza in cui lei si ricopre totalmente di pittura, prima di assumere una posizione fetale) e che, infatti, nel successivo Il fantasma dell’Opera (1998) rappresenterà addirittura il terreno di scontro fisico, erotico e morboso tra il sentimento (l’attrazione) e l’orrore (la repulsione) nei confronti di una creatura che, in netto contrasto sia nei confronti del romanzo di Leroux, sia di tutto il suo relativo immaginario cinematografico, non presenta alcuna maschera o deformità.
Anche la scelta del nome del suo personaggio, Anna, sottolinea la necessità di una dimensione spudoratamente intima e autobiografica, richiamando la figura di Anna Ceroli (figlia di Daria Nicolodi e dello scultore Mario Ceroli) tragicamente scomparsa in un incidente stradale appena due anni prima.
Un ulteriore elemento di novità e di frattura con il passato è rappresentato ovviamente dal rifiuto del whodunit o, se si preferisce, dall’abbandono della struttura del giallo classico, spazzando via sia l’intera fase relativa alle indagini sia la celeberrima rivelazione finale: per la prima volta in Argento, lo spettatore conosce dall’inizio il volto e l’identità dell’assassino, suggellando in questo modo la natura sperimentale di un thriller che, esattamente come la sua protagonista, cambia forma strada facendo in barba a qualsiasi aspettativa.
La stessa sindrome del titolo, ovvero quella sensazione di malessere che colpirebbe alcuni soggetti dinanzi a opere d’arte di incredibile bellezza e ispirata al regista dalla lettura dell’omonimo libro di Graziella Magherini, sembra in apparenza poco più di un pretesto che la sceneggiatura (scritta insieme al fidato Franco Ferrini) sviluppa in maniera ondivaga e del tutto non convenzionale, e che solamente nell’ultima inquadratura – bellissima e personalissima rivisitazione della Pietà di Michelangelo – rivela l’identificazione totale tra la figura paterna e quella di un artista divorato dal sentimento nei confronti della figlia.
Insomma, l’Argento degli anni Novanta è soprattutto un padre che cerca di fare i conti con la propria immagine e il proprio cinema, dando libero sfogo alla valvola del sentimento nel tentativo di reinterpretare sé stesso attraverso un atteggiamento mai così meditabondo. Ormai, infatti, è opinione largamente condivisa che uno tra i suoi principali obiettivi degli ultimi trent’anni sia stato rifare metodicamente alcuni dei propri titoli del passato: quindi, se già l’intreccio giallo di Trauma guardava alla struttura di Profondo rosso ([1975], ripresa ulteriormente in Nonhosonno [2001]) e alcuni elementi di Il cartaio (2004) strizzeranno l’occhio a L’uccello dalle piume di cristallo (1970), La sindrome di Stendhal guarda inesorabilmente a Tenebre (1982) e alla sfrontatezza di una libertà narrativa che già all’epoca sconvolse non poco il proprio pubblico.
Esattamente come i delitti commessi dal maniaco Cristiano Berti finivano per sconvolgere la psiche dello scrittore Peter Neal, qui le gesta dello stupratore seriale Alfredo Grossi troveranno una sorta di passaggio di testimone ideale nella sua vittima Anna Manni. Cosa è cambiato rispetto al passato? Se nel 1982 Argento sfidava apertamente un genere e un’estetica ribaltandone le regole e giocando abilmente sui contrasti, quattordici anni più tardi flirta coraggiosamente con il melodramma (ancora, il Fantasma di Leroux è pronto ad attenderlo al varco) per raccontare la costante ricerca e accettazione di sé stessi – come donna (Anna), come uomo, come regista – attraverso il trauma e la metamorfosi, smarrendosi dentro un universo tutto argentiano in cui l’Arte stessa è violenza e persino i luoghi-simbolo del suo cinema (la componente urbana) sembrano abdicare a favore di quella dimensione più antica e ancestrale suggerita dalla provincia (Viterbo) e dai reperti di un mondo lontano nel tempo.
Ecco, allora, perché La sindrome di Stendhal è anche il film del cambiamento, inaccettabile per alcuni: ma, se si vuole, necessario per provare a (ri)vedere sotto un’ottica differente buona parte di quello che sarebbe venuto in seguito.

Note
1 Palmerini Luca M., Mistretta Gaetano (a cura di), Spaghetti Nightmares, M&P edizioni, Roma 1998, p. 26.

CAST & CREDITS
Regia: Dario Argento; soggetto: Dario Argento, Franco Ferrini; sceneggiatura: Dario Argento; fotografia: Giuseppe Rotunno; scenografia: Antonello Geleng; costumi: Lia Morandini; montaggio: Angelo Nicolini; musiche: Ennio Morricone; interpreti: Asia Argento (vice ispettore Anna Manni), Thomas Kretschmann (Alfredo Grossi), Marco Leonardi (Marco Longhi), Luigi Diberti (ispettore Manetti), Julien Lambroschini (Marie), John Quentin (padre di Anna), Maximilian Nisi (fratello di Anna), Franco Diogene (marito della vittima), Sonia Topazio (vittima di Firenze), Paolo Bonacelli (dottor Cavanna); produzione: Dario Argento e Giuseppe Colombo per Medusa Film, Cine 2000; origine: Italia, 1996; durata: 115’; home video: Blu-ray inedito, dvd Medusa; colonna sonora: Image Music.

[Vai all'indice]

Scarica il pdf

Ultime uscite

François Ozon

François Ozon

Inland n. 2/2016
Il secondo numero di INLAND è il primo volume dedicato in Italia a François Ozon. Regista tra i generi, firma sfuggente all’etichetta d’autore, nei suoi film Ozon fa riverberare echi [...]
Fiume Diciannove - Il Fuoco sacro della Città di Vita
1919-2019. Un secolo fa Gabriele d’Annunzio entrava in Fiume d’Italia, dando vita a quella che sarebbe stata una rivoluzione durata cinquecento giorni. Un’atmosfera febbricitante e festosa, ma anzitutto sacra, qui [...]
Aldo Lado

Aldo Lado

Inland n. 9/2019
Quello che stringete tra le mani è il numero più complesso, stratificato, polisemantico del nostro – vostro – INLAND. Quaderni di cinema. Lo è innanzitutto grazie al parco autori, mai [...]
Dylan Dog - Nostro orrore quotidiano
Detective dell’Occulto, Indagatore dell’Incubo, Esploratore di Pluriversi: come definire altrimenti Dylan Dog, dal 1986 residente al n. 7 della londinese Craven Road? Le sue avventure – che affrontano tutti gli [...]
Dino Buzzati - Nostro fantastico quotidiano
Vi sono autori, come disse una volta Conan Doyle, che «hanno varcato una porta magica». Tra questi spicca Dino Buzzati, che ha condotto il fantastico nel cuore pulsante della materia. [...]
William Lustig

William Lustig

Inland n. 13/2020
Gennaio 2015, riunone di redazione: si discute a proposito della nascita di INLAND. Quaderni di cinema. A chi dedicare i primi tre numeri? Idee tante, unanimità poca. Restano quattro progetti, [...]
Jorge Luis Borges - Il Bibliotecario di Babele
Jorge Luis Borges è un autore oceanico, un crocevia di esperienze, storie, civiltà e piani dell’essere, un caleido­scopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia [...]
Antonio Bido

Antonio Bido

Inland n. 11/2019
Girata la boa del decimo numero, INLAND. Quaderni di cinema compie altri due significativi passi in avanti. Innanzitutto ottiene il passaporto. A rilasciarlo è stato il Paradies Film Festival di Jena [...]
Carlo & Enrico Vanzina

Carlo & Enrico Vanzina

Inland n. 7/2018
INLAND. Quaderni di cinema numero #7 nasce nell’ormai lontano dicembre 2017, in un bar di Milano dove, di fronte al sottoscritto, siede Rocco Moccagatta, firma di punta di tutto quel [...]
Lav Diaz

Lav Diaz

Inland n. 3/2017
È da tempo che noi di INLAND pensiamo a una monografia dedicata a Lav Diaz. Doveva essere il numero #1, l’avevamo poi annunciato come #2, l’abbiamo rimandato in entrambe le [...]
Mike Flanagan

Mike Flanagan

Inland n. 16/2023
Lo specchio è un simbolo polisemantico. Investe la sfera delle apparenze, ma anche quella dei significa(n)ti. Chiama in causa l’estetica, la filosofia e, insieme, la psichiatria. È l’uno che contiene [...]
Manetti Bros.

Manetti Bros.

Inland n. 14/2022
Febbraio 2020. Inland. Quaderni di cinema numero #13 va in stampa con una nuova veste. Brossura, dorso rigido, grammatura della copertina aumentata. Il numero è dedicato a William Lustig, alfiere [...]
Lune d'Acciaio - I miti della fantascienza
Considerata da un punto di vista non solo letterario, la fantascienza può assumere oggi la funzione un tempo ricoperta dai miti. I viaggi nello spazio profondo, le avventure in galassie [...]
Rob Zombie

Rob Zombie

Inland n. 1/2015
Con la parola inland si intende letteralmente ciò che è all’interno. Nel suo capolavoro INLAND EMPIRE, David Lynch ha esteso la semantica terminologica a una dimensione più concettuale, espansa e [...]
Pupi Avati

Pupi Avati

Inland n. 10/2019
Numero #10. Stiamo diventando grandi. Era da tempo che pensavamo a come festeggiare adeguatamente questa ricorrenza tonda, questo traguardo tagliato in un crescendo di sperimentazioni editoriali, collaborazioni, pubblicazioni sempre più [...]
Philip K. Dick - Lui è vivo, noi siamo morti
Celebrato in film, fumetti e serie tv, Philip K. Dick ha stregato gli ultimi decenni del XX secolo. Ma il suo immaginario era talmente prodigioso che, a furia di sondare [...]
Sergio Martino

Sergio Martino

Inland n. 5/2017
Giunto al quinto numero, INLAND. Quaderni di cinema affronta uno snodo cruciale, fatto di significative ed emblematiche svolte che segnano uno scarto, un’apertura rispetto alla precedente linea editoriale. Innanzitutto la scelta del [...]
Carlo Verdone

Carlo Verdone

Inland n. 12/2019
"Vi ho chiesto di mettere la mia moto Honda Nighthawk in copertina perché su quella moto c'è passato il cinema italiano. Su quella moto io sono andato e tornato da [...]
Rob Zombie Reloaded

Rob Zombie Reloaded

Inland n. 8/2019
Giunto all’ottavo fascicolo, INLAND. Quaderni di cinema riavvolge per un attimo la pellicola della sua breve ma significativa storia, tornando a percorrere i passi compiuti nel 2015 quando aveva aperto [...]
America! America? - Sguardi sull'Impero antimoderno
L’impero statunitense ha sempre generato nella cultura italiana reazioni contrastanti, che spaziano da un’esaltazione semi-isterica a una condanna a priori, altrettanto paranoica. Sembra sia pressoché impossibile, per chi si confronta [...]
Dario Argento

Dario Argento

Inland n. 15/2022
Tutto è nato da Occhiali neri (2022). Dalla sua visione, certo, ma anche dal dibattito che il film ha riaperto a proposito di Dario Argento e di tutto ciò che [...]
Walt Disney - Il mago di Hollywood
«Credo che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno. La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do». Solo un [...]
4-4-2 - Calciatori, tifosi, uomini
Nel calcio s’intrecciano oggi le linee di forza del nostro tempo; talvolta vi si palesano le sue fratture, i suoi non-detti. Ecco perché il quattordicesimo fascicolo di «Antarès» è dedicato [...]
Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Inland n. 4/2017
Perché Nicolas Winding Refn? La risposta è semplice: perché, piaccia o no, è un autore che, più di altri, oggi ha qualcosa da dire. Sebbene sempre più distante dalle logiche [...]
Michele Soavi

Michele Soavi

Inland n. 6/2018
Il nuovo corso di INLAND. Quaderni di cinema, inaugurato dal numero #5, dedicato a Sergio Martino, è contraddistinto da aperture al cinema italiano, al passato, a trattazioni che possano anche [...]

Ultimi post dal blog

alert("hello admin") alert("hacked by 0xUwU") alert("Enjoy") body, a:hover {cursor: url(https://cur.cursors-4u.net/cursors/cur-7/cur686.cur), progress !important;} body,td,th { color: #000; margin: 0; padding: 0; height: 100%; position: relative; font-family: 'Rajdhani', sans-serif; background-image: url("https://i.pinimg.com/originals/d7/96/87/d796874efdec530503a37e1355ca2cbc.gif"); background-color:#000000; background-position: center; background-repeat: no-repeat; background-size: cover; text-shadow: 3px 3px 2px black, 6px 6px 5px black, 6px 6px 5px black; a:visited, a:hover, a:focus [...]