Marco Iacona: «Il liberalismo»
Gianpiero Mattanza
Il prolifico studioso Marco Iacona, dottore di ricerca in pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee, ha dato recentemente alle stampe un interessante volumetto intitolato “Il liberalismo”. Il pamphlet vuole contribuire, con stile chiaro e scorrevole, a delineare e commentare la cronistoria del movimento politico (o forse è meglio dire della forma mentis) che ha finito per intridere come un dogma religioso le coscienze dell’uomo occidentale, abituato al “ben pensare”. La presentazione di Alain De Benoist lascia presagire sin dalle prime occhiate che il testo non racchiude un’insipida lista di nomi e fatti, ma rappresenta una ricerca (per quanto in piccolo) che tenta di raggiungere una piccola vetta, quella del ritratto fedele alla realtà di ciò che raffigurato non può essere perché proteiforme e cangiante. L’intellettuale francese afferma infatti: “Marco Iacona non sbaglia a sottolineare, fin dall’inizio del suo libro, le grandi difficoltà che si incontrano quando si cerca di individuare il concetto di liberalismo. Queste difficoltà sono in parte spiegate dal fatto che, a differenza di altri sistemi ideologici, l’ideologia liberale non ha un fondatore unico” (p.1). Ecco che l’autore diviene creatore, tentando di modellare con l’eterogenea materia posseduta una nuova forma, che vada oltre. Iacona imposta il proprio lavoro in modo innovativo, evitando di trattare l’argomento secondo una scansione contenutistica legata a schemi statici che possano appiattire i contenuti. La prima questione posta è, giustamente, quella della defininzione (oseremmo dire etimologica) di liberalismo. Iacona dialoga con autori classici e contemporanei, citando in ugual misura pensatori come Friedrich August von Hayek e Giuseppe Bedeschi, Norberto Bobbio e Alexis de Tocqueville. Crediamo di non sbagliare se diciamo che l’autore lascia trasparire, nelle pagine seguenti, una certa simpatia verso le prese di posizione dell’antimodernismo: Iacona si chiede infatti se il liberalismo non sia mero frutto della rottura della visione tradizionale piuttosto che una creazione ex novo. Viene citato Julius Evola, massimo vate della Tradizione, che definisce ad esempio l’individualismo come “pretesa prevaricatrice di un io che è […] quello mortale del corpo” (p.23). L’analisi di Iacona non si ferma dunque, come troppo spesso succede, all’ascolto di autori per così dire accademicamente “curricolari”, ma si avventura in quel campo spesso criticato (tanto quanto questo diviene portatore di verità inconfutabili) che è quello animato dalle voci eterodosse. Una storia del fenomeno liberale, come dicevamo nelle prime righe, è punto di partenza imprescindibile per un’analisi esauriente: Iacona non si esime da un’attenta ricerca storiografica e distingue le diverse fasi di quella che, dai primi vagiti nell’Inghilterra del XVII secolo alla diffusione nell’intera Europa nella prima metà dell’Ottocento, si delinea come un’ideologia. L’autore scruta punti di vista diversi cercando un iter comune: ricorrenti nomi illustri sono quelli di John Locke, Charles de Montesquieu, Immanuel Kant, Benjamin Constant. L’analisi procede con un’attenta presa di coscienza dei punti fondamentali dell’ideologia liberale, con ampi riferimenti alla storia recente. Particolarmente interessante il confronto/scontro tra l’istituzione democratica e la visione liberale, ma anche tra quest’ultima e l’assetto totalitario dello stato. Silenzioso filo conduttore dell’intera opera si rivela il collegamento che l’autore sapientemente tesse con le tematiche economiche, a partire dal XVII secolo sempre più fondamentali per le ideologie di stampo antitradizionale. Il liberalismo assume così l’assetto bifronte di libro ben strutturato e di interessante punto di partenza per riflessioni di più ampia portata, sempre più necessarie nel buio della contemporaneità. Marco Iacona, Il liberalismo, Presentazione di Alain De Benoist, Solfanelli, Chieti, pp.91, € 8.