«Il 12 marzo 1940, la Russia riusciva ad imporre la “sua” pace alla piccola Finlandia, al termine della cosiddetta “Guerra d’Inverno”. Il 15 marzo, rotto il contatto, le truppe dei due Stati si ritiravano dietro le nuove frontiere. Per poco tempo, perché quindici mesi dopo la Finlandia, alleata della Germania, tornava all’offensiva per recuperare i territori perduti. Immutato è il fascino che, a tanti anni di distanza e scavalcando la memoria di tanti avvenimenti, s’irradia da quella lotta di un piccolo popolo contro un gigante. Nel quadro dell’immensa tragedia mondiale, la difesa della Finlandia è un limpido episodio di epopea antica; sta già nella storia come l’ultima grande impresa cavalleresca: dove la cavalleria, bene inteso, è dalla sola parte finlandese. Alla marea del numero, all’ottusa prepotenza delle divisioni corazzate, si opposero l’intelligenza, la mobilità, la leggerezza. Le fantasie di tutto il mondo si accesero, ammirate. Lo scivolare delle pattuglie nei boschi, l’agilità del pugno di arditi che sbucano dalla distesa di un lago ghiacciato, l’estro delle trappole e degli agguati, il sagace sfruttamento di modeste risorse si contrapposero alla pesantezza di un goffo colosso.» (dal Cap. I)
