Il treno del destino. Tre versioni di "Assassinio sull'Orient Express"
Michele StorelliI treni, i libri e il cinema hanno un elemento in comune: permettono di viaggiare, fisicamente, con la fantasia, o in entrambi i modi contemporaneamente. Se c’è un titolo che dimostra alla lettera tale assunto, questo è senz’altro Assassinio sull’Orient Express. Dall’anno della sua pubblicazione, 1934, il libro di Agatha Christie – scomparsa nel 1976 – non ha mai smesso di appassionare generazioni di lettori di ogni età e tipo, inclusi registi e sceneggiatori.
Degli svariati adattamenti audiovisivi, tre si sono stagliati, trasformandolo in un classico cinematografico oltre che letterario: la versione di Sidney Lumet del 1974, quella televisiva del 2010 e quella diretta e interpretata dallo shakespeariano Kenneth Branagh nel 2017. Michele Storelli le analizza, partendo dal romanzo, in questo Fotogramma che vuole anche essere un omaggio a una «delle più grandi scrittrici di ogni tempo» (come sostiene da anni il giornalista Antonio D’Orrico, che ha contribuito alla sua rivalutazione critica).
Esplorando le diverse scelte registiche, stilistiche e narrative con cui il celebre caso di Hercule Poirot, e la figura stessa dell’investigatore belga dai baffi curiosi, vengono rimessi in scena, l’attenzione si concentra sulla rappresentazione dei personaggi e sull’uso dello spazio scenico-treno come luogo simbolico di mistero e inganno, su ciò che Agatha Christie suggerisce e su ciò che i registi rivelano. Insomma, un viaggio sui binari di un giallo diventato un classico.
