Esordi a luci rosse. «Sono il Cecil B. DeMille del porno!»

Max Della Mora
William Lustig n. 13/2020
Esordi a luci rosse. «Sono il Cecil B. DeMille del porno!»

Lustig inizia giovanissimo a lavorare nell’industria del porno. La prima esperienza (non) accreditata è nel 1973 come assistente alla produzione di Hypnorotica (o Hypnotized!), diretto dall’amico di famiglia Peter Savage, immigrato calabrese il cui vero nome è Francesco Petrella. Savage, famoso soprattutto per avere collaborato alla scrittura di Toro Scatenato di Martin Scorsese (1980) in cui peraltro appare brevemente, dirige un pugno di film minori e due hard finanziati dalla mala italo-americana di New York. Hypnorotica, firmato con l’ulteriore pseudonimo Armand Peters, è una sorta di educational vecchia maniera suddiviso in episodi, in cui alcuni “casi clinici” risolvono i loro problemi di natura sessuale sotto l’effetto dell’ipnosi esercitata dal dottor Thurston (Savage stesso, con posticci baffi a manubrio). I siparietti porno-tricotici sono inframmezzati dalle spiegazioni dell’ipnotizzatore che, leggendo visibilmente da un gobbo, sciorina monologhi non-sense. Savage mostra una predilezione verso il sesso orale, esplicato uniformemente da ambo i sessi del cast composto da nomi noti: Andrea True (diventerà famosa, tre anni dopo, cantando la hit More, More, More); Tina Russell, starlette dell’hard; i veterani Jamie Gillis e Marc Stevens. Quest’ultimo è protagonista dell’episodio in cui un disturbato reduce del Vietnam arriva a immaginare, mentre ripete ossessivamente «Body count! Body count!», il proprio pene che spara come un fucile; o a desiderare di uccidere le partner. Similmente all’altrettanto truce Forced Entry, realizzato un paio di anni prima, le scene di sesso sono inframmezzate da visioni d’incubo del conflitto prese dai telegiornali.

Non sono una santa, sono una donna

Lustig lavora nuovamente con Savage in un bizzarro porno dalle atmosfere quasi horror: Sessualità pornografica (1977), circolato negli Usa in variante hard e soft. La versione in dvd per la Vinegar Syndrome (edita con l’aka A saint, a devil, a woman) lo vede nel ruolo di assistente alla regia e production manager. Savage è produttore, sceneggiatore, regista e interpreta il dottor Balaban (psichiatra che, di nuovo, legge sfacciatamente da un gobbo). Curiosamente, nei titoli di coda il personaggio del Monsignor Charles Succa Pirito Carmello (sic) risulta interpretato da Armand Peters (in realtà John Salvator), pseudonimo con cui Savage si firma nell’hard. Nel precedente dvd (uscito per la After Hours Cinema con il titolo Sylvia) Lustig scompare dai titoli, sostituito dai production supervisors Mister & Johnsin, mentre la regia è accreditata ad Armand Peters.

Lustig afferma di aver girato alcune scene di quella che viene definita, fin dai manifesti promozionali, una versione hard della miniserie tv Sybil (1976), nonché di La donna dai tre volti (1957), ambedue basati su personaggi dalle multiple personalità. I disturbi psicologici e sessuali sono ancora al centro della trama: Sylvia, devota cristiana, si trasforma alternativamente in Mona, mangiatrice di uomini, Toni, lesbica mascolina, o Mary, sposina apparentemente timida. Al cambiare del personaggio cambiano pure le vistose parrucche indossate dall’esordiente Joanna Bell (o Fields), attrice dall’aspetto abbastanza ordinario, ma dall’entusiastica propensione per fellatio e anilingus.

Lustig racconta come tra lui e la Bell non corresse buon sangue, al punto da ricevere minacce di morte dall’attrice. Tra i protagonisti maschili anche Sonny Landham che, dopo aver abbandonato le luci rosse, reciterà piccole parti in film mainstream (tra cui Predator [1987]) e tenterà persino, senza molto successo, una confusa carriera politica tra suprematisti bianchi e libertariani.

Belle de jour

Ispirandosi al classico di Luis Buñuel Bella di giorno (1967) Lustig, con approccio quasi autoriale, dirige, scrive, monta e produce The Violation of Claudia (1977). La scelta non è casuale: Lustig ammette di amare l’exploitation europea e, per estensione, di seguire con particolare interesse tutto quello che arriva dal Vecchio continente. “Porno chic” girato in 35 mm in soli cinque giorni e dal budget di 35mila dollari, The Violation of Claudia è firmato Billy Bagg, pseudonimo nato quando Lustig, mentre lavorava come taxista per arrotondare, non volendo toccare i soldi ricevuti dai clienti diceva loro: «Put the money in the bag». Alla fotografia Robert Lindsay (Maniac [1980]), con l’alias Lindsay Roberts.

Definito dal regista un «film sui segreti», si apre con un sogno di Sharon Mitchell – stella del porno non ancora in pieno fulgore, che apparirà fugacemente anche in Maniac – impegnata in un rapporto saffico-metafisico a quattro. Nel gruppo figura Long Jeanie Silvers, famosa per utilizzare il moncone della gamba amputata come strumento sessuale, (dis)abilità qui celata. Candida nella morale quanto nelle vesti, la Mitchell interpreta una moglie ignorata dal marito e invaghita dell’istruttore di tennis (Jamie Gillis), che senza mezze parole le propone di lavorare per lui come prostituta. Durante una torrida scena di massaggio, lei soccombe al luciferino istruttore il quale, da gran signore, scrive il suo numero di telefono sotto la suola di una scarpa dell’allieva. Dopo essersi concessa a un ragazzo molto più giovane, la donna si reca nella casa d’appuntamenti dove, attraverso uno spioncino, osserva un incontro tra la tenutaria e un cliente, mentre Gillis la masturba. Poi approfondisce sul divano la conoscenza della tenutaria stessa e, infine, ha il suo primo cliente. Interpretato da Waldo Short (calzante nom de plume di David Lipman), il “senatore” dai gusti sessuali bizzarri cosparge la già burrosa Sharon di panna, granella e ciliegie. La difficoltà dell’attore Lipman nel mantenere l’erezione diede non pochi problemi a Lustig, in lotta con i tempi ristretti delle riprese. Lipman in seguito reciterà parti non hard in altri tripla X (Brivido erotico aka Maraschino Cherry [1978]) o in cult tra cui Exterminator del 1980 (dove interpreta nuovamente un senatore, questa volta decisamente più sadico) e Frankenhooker del 1990, fino a diventare personaggio fisso nella serie tv Law & Order nel ruolo del giudice Morris Torledsky.

Il secondo cliente è un travestito che vorrebbe sottoporre a una “pioggia dorata” la Mitchell che, sconvolta, lascia l’appartamento e torna a casa, dove l’aspetta una sorpresa…

Headmaster

Mentre lavora al montaggio di The Violation of Claudia, Lustig riceve da Gillis l’offerta di lavorare come operatore alle riprese di un altro hard. Arrivato sul set, il film si scopre essere un porno gay sadomaso interpretato da Gillis stesso: Headmaster, attualmente irreperibile e avvolto dal mistero. A seconda delle fonti, la regia è attribuita a Jason Russel (attore apparso in una ventina di porno, tra i quali Hypnorotica), che figura pure come produttore, e/o a Billy Bagg. Lustig dice di non averlo diretto ma solo girato, Russell è morto nel 2005, il dubbio permane. Uniche certezze i nomi di Jamie Gillis, Marc Stevens, della new entry Octavio Hutton e la presenza di 11 (o 12, a seconda dei flani) “hunky guys”. Una recensione sulla rivista «Data-boy» del 1976, firmata Damian, descrive così la trama: «Paul prova strane sensazioni per il collega Randy, lo trova sessualmente attraente ma non sa che cosa fare. Randy invece lo sa e glielo mostra. […] Nell’ultima scena incontriamo l’Headmaster. Indovinate chi è? Non ve lo dico, scopritelo da soli».

Gillis non è nuovo ad apparizioni in film gay. Lo si può vedere, per esempio, in Boy-napped, dove elargisce anche un fisting, e Manhole (o Manhold [1978], girato in 3D), ambedue diretti da Spencer Logan ovvero David E. Durston, meglio conosciuto per il suo cult La rabbia dei morti viventi (1970). Uno dei protagonisti di Manhole si dice essere successivamente apparso in Fuga da Alcatraz (1979), portando all’oblio lo “scomodo” film interpretato in precedenza.

My beautiful beast

Sempre con lo pseudonimo Billy Bagg è il mediocre Hot Honey (1978), girato in 16mm in soli tre giorni e con un budget ridotto a 15mila dollari. La trama è basica: una ragazza vergine (Heather Young) non cede alle richieste del fidanzato ma, assistendo al rapporto sessuale tra il fratello (Gillis) – bloccato sulla sedia a rotelle – e la sua infermiera (Serena), non riesce a resistere e si unisce alla coppia. Sessualmente sbloccata, si concede al fidanzato… e non solo. Lustig racconta che il titolo gli venne in mente mentre montava con Joseph Zito un promo di Guerre stellari (1977) realizzato per un evento del Variety Club. Titolo che, seguitando nel percorso porno-gastronomico, va a sottolineare il momento in cui la Young cosparge il pene di Jack Hammer con il miele. Lo zenit è però l’incesto: la tensione erotica tra la vera coppia Serena-Gillis è palpabile (nell’autobiografia Bright Lights, Lonely Nights Serena definisce Gillis «My beautiful beast»). I due iniziano con del bondage leggero e quando la Young si unisce e viene penetrata, la camera indugia sul sangue (finto) che copre il sesso dell’uomo. La fotografia di Lindsay è flou, come se l’ottica della cinepresa fosse appannata dal calore dei corpi, mentre la cupa e ipnotica colonna sonora esplode con un gong all’eiaculazione di Gillis.

Un’altra vera coppia, Eric Edwards e Arcadia Lake, appare in Bella (1980), ultimo hard di cui si ha certezza della collaborazione, non accreditata, di Lustig, in veste di production manager. Diretto da Alexander Koubelka (Victor Bertini), l’incisiva colonna sonora è di Nicholas Flagello, inserito nei credits con quello che sembra un anagramma, Orestes Salocin. La debuttante Tracy Adams, da non confondere con la maggiorata Tracey Adams, interpreta il personaggio eponimo, una diabolica ragazzina invaghita dell’amante della madre. Scena cult: Bella che si masturba davanti ai poster dei KISS.

Il ginepraio italiano – di Alessio Di Rocco

È accertato che ambedue i porno diretti da Lustig escono in Italia per la Incomat Company di Nicolino Matera – personaggio cardine del cinema pornografico italiano – che ne acquista i diritti all’interno di un pacchetto comprendente altri hard del periodo. Il difficile è stabilire con quali titoli giungano in sala, come spesso accade per i film a luci rosse, poiché i carteggi di censura si rivelano un autentico rebus.

The Violation of Claudia è registrato dalla Incomat quale titolo originale di Porno brivido super, ma basta leggere la trama riportata sul nulla osta di proiezione per capire che le cose non stanno così. La pellicola presentata sotto questo titolo il 10 agosto 1981 e approvata il mese successivo è in realtà Jezebel, diretta da Joseph Blanski nel 1979. Il film di Lustig, quello vero, è invece presentato dalla società il 5 dicembre 1981, proprio con i cartelli del film di Blanski e un titolo che rimanda al nome della protagonista, La carne infuocata di Jezebel. La società di Matera ha forse invertito per errore il rullo titoli? Oppure lo ha fatto scientemente per mascherare l’identità anagrafica dei singoli film? E se fosse così, a quale scopo?

La stessa cosa accade con Hot Honey. Risulterebbe passato in censura il 17 settembre 1981 come Maschi bollenti per femmine bagnate, ma la pellicola presentata al vaglio della revisione è ancora una volta diversa: si tratta di Heavenly Desire di Jaacov Jaacovi (Jourdan Alexander). Il vero Hot Honey è presentato in censura con il titolo Le professioniste P.P.P., ovviamente con i cartelli del film di Alexander. Ma se in questo caso, attraverso una recensione d’epoca, un manifesto e una vhs è possibile affermare con buon margine di sicurezza che i titoli sono stati mantenuti anche successivamente, e quindi l’equazione Professioniste P.P.P. = Hot Honey è comprovata, più arduo è stabilire cosa sia accaduto a The Violation of Claudia: venne proiettato come Porno brivido super o come La carne infuocata di Jezebel? Nella locandina italiana di quest’ultimo titolo, tanto per complicare le cose, appare sì Sharon Mitchell, ma anche la Young in una scena tratta da Hot Honey (!).

Ringraziamenti: Andrea Napoli, Andrea Giorgi, Andrea Novarin, Shelton Maddox.

 

 

CAST & CREDITS

THE VIOLATION OF CLAUDIA

Regia: William Lustig (come Billy Bagg); soggetto: William Lustig (come Billy Bagg); sceneggiatura: Sally McKinley, Richard Vetere (come Travis Web); fotografia: Robert Lindsay (come Lindsay Roberts); montaggio: William Lustig (come Billy Bagg); musiche: Michael Karp; interpreti: Sharon Mitchell, Jamie Gillis, Don Peterson, David Lipman, Crystal Sync; origine: Usa, 1977; durata: 61’.

HOT HONEY

Regia: William Lustig (come Billy Bagg); sceneggiatura: Richard Vetere (come Travis Webb), William Lustig (come Billy Bagg); fotografia: Robert Lindsay (come Lindsay Roberts); montaggio: Henri Havana (come Henri Havanna); musiche: Chris D’Antoni, Richard Rau; interpreti: Jamie Gillis, Serena, Lisa Marks (come Simone Sinclair), Jack Hammer, Herschel Savage (come Billy Berry); origine: Usa, 1978; durata: 76’.

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