Heremias. In mezzo scorre il fiume: riflessioni su un’inquadratura

Lav Diaz n. 3/2017
Heremias. In mezzo scorre il fiume: riflessioni su un’inquadratura

di Alexis A. Tioseco

Percorriamo un sentiero sterrato, stretto, allineato casualmente a rocce frammentate, facendoci strada giù fino al punto che corre parallelo a un fiume esteso; un fiume che funge da spartiacque tra il terreno su cui cammino e il terreno erboso sul lato opposto. Su questo lato il paesaggio si alza drasticamente: alloggi sporchi a basso costo sono stati preparati sulla piana principale circa venti piedi più su. Lav Diaz sfoggia una t-shirt lisa (che sembra aver combattuto molte battaglie) e jeans neri strappati alle ginocchia, il suo direttore della fotografia (la ventenne Mara Benitez, figlia di un noto direttore della fotografia subacquea) seguendo il suo esempio infila cautamente i piedi nell’acqua. Attraversano il fiume stretto fino alla sua metà, l’acqua raggiunge le caviglie, i pantaloni sono arrotolati giusto sotto le ginocchia.

Bob Macabenta, il tecnico del suono, prova i livelli del dispositivo di registrazione DAT (preso in prestito dal direttore della fotografia Neil Daza). C’è un forte rumore proveniente dalla struttura edilizia nella piana principale sopra di noi, e domina l’audio. Rolly (il robusto direttore di produzione) e Celso (l’accurato budget manager), zittiscono gli operai, chiedono che smettano di lavorare per il tempo della ripresa. Si fermano, incuriositi, e osservano con attenzione ciò che accade dalla loro posizione a volo d’uccello.

Bob mostra a Lav il pollice alzato, segno che il suono è chiaro. Lav butta ancora un’occhiata nel visore della macchina da presa, guarda il display LCD che isola l’inquadratura, dà un ultimo sguardo al fiume. Incrocia le braccia al petto, e nella sua tipica posizione storta (ha problemi muscolari) urla, «Azione!». La troupe e i lavoratori edili in pausa guardano, io osservo in piedi sulla strada sterrata verso il lato del fiume. Aspettiamo…

[…]

Col passare dei minuti l’inquadratura rimane immobile, nulla cambia, nulla si muove, fatta eccezione per il naturale flusso e riflusso del fiume. In lontananza sulla strada sterrata di fronte a me si muove qualcosa. Heremias (interpretato da Ronnie Lazaro) sta camminando verso di me a passo di lumaca, una mucca al suo fianco, controllata blandamente con una corda. Questo personaggio è così consumato e sconfitto che ha scelto di lasciare il suo gruppo di venditori ambulanti e avventurarsi in proprio. I suoi piedi non camminano, faticano, e considerando le distanze formidabili che deve attraversare (prima con la sua mucca, poi da solo), il carico richiesto al corpo e alla mente deve essere incredibile. Questa è la solitudine, questo è l’isolamento: la strada che ha scelto.

Trascinando i piedi, a capo chino con umiltà, Heremias ha finalmente raggiunto il punto di ingresso nel fiume. Fa un primo passo, le gambe stanche, immerge la mano nell’acqua mentre la mucca lo conduce verso un punto scivoloso. Cammina verso il centro del fiume, al centro dell’inquadratura di Diaz (che è rimasta completamente immobile), appoggia la camicia che ha sulla spalla su una roccia, immergendo le mani nel fiume per lavarsele. Si gira di nuovo in direzione della sua mucca imponente, i suoni rilassanti dell’acqua che scorre nel fiume in sottofondo, e comincia a lavarla, frizionando delicatamente l’acqua del fiume sul suo corpo, sfregandola nel tentativo di levarle la sporcizia che deve essersi accumulata nel corso del loro viaggio.

Spesso, quando i personaggi di Diaz entrano in un’inquadratura fissa da una certa distanza, la ripresa durerà fino a quando il personaggio non uscirà da essa; si tratta di un motivo a cui ci si abitua e che si attende quando si guarda un film di Lav Diaz. Per i non iniziati può risultare insopportabile, per coloro che se lo aspettano è una terapia.

Heremias si ferma per un istante e osserva il fiume in lontananza…

Ronnie Lazaro ha un corpo magnifico. Non è questione di muscoli (che ha; il petto sembra quello di un gladiatore), o di statura (è di altezza media), ma di rapporto col suo corpo, il modo in cui lo porta; il modo in cui si muove, si siede, si erge, si ferma. Semplicemente – il suo modo di essere. Egli rappresenta qualunque filippino: umile e forte, calmo e resistente. Robusto e in grado di sopportare. Luc Dardenne, membro della giuria che ha assegnato a Shadows, il cortometraggio in cui ha recitato, la Palma d’Oro a Cannes nel 2000, ha descritto Ronnie Lazaro come una magnifica immagine enigmatica sullo schermo.

[…]

Heremias cerca ancora una volta un momento per sé, prima che la mucca, altrettanto nobile di aspetto e fino a quel momento immobile, non gli dà un colpetto con la testa, costringendolo a girarsi per darle una pacca amorevole sul naso. Siamo al 12° minuto di ripresa.

Heremias siede noncurante del pungolo, così la mucca abbassa la testa e, rassegnata ad aspettare, si abbevera al fiume. Dopo un istante Heremias si dirige verso la roccia dove ha posto la camicia, la rimette. Si prende ancora un momento per sedersi, la testa abbassata, lasciando passare l’acqua tra le gambe…

Io resto in silenzio, preso dai miei pensieri, nella stessa posizione in cui mi trovavo quando la telecamera ha iniziato a filmare. Sto diventando impaziente, guardo nervosamente i lavoratori, alcuni astanti, e vari membri della troupe. Sono un cinefilo e amo i pianisequenza pregni di significato, un devoto credente nel cinema di Diaz, ma in questo preciso momento non sono meglio delle altre persone sul set. Abbiamo tutti seguito la scena con intensa concentrazione ma a questo punto qualcosa si è rotto. Solo Lav, Ronnie e la mucca rimangono concentrati. O forse solo Lav e Ronnie…

Passano i minuti, Heremias si alza tirando la corda a cui è legata la mucca, la porta fuori dal fiume, di nuovo sulla strada davanti a me; la strada da cui sono venuti. Camminano, lentamente, preservando quel movimento paziente adatto al film. In quel momento non lo sapevo, ma il lato sinistro dell’inquadratura finisce appena prima che cominci la strada sterrata; la vista del sentiero su cui camminano è ostruita quasi completamente da arbusti (come spesso accade nei suoi film, ciò che importa a Diaz non è vedere i personaggi, ma sapere che ci sono).

La troupe attende febbrile, e mentre Heremias e la mucca si allontanano, Diaz urla «Cut». La troupe applaude, gli astanti si chiedono perché, e gli operai riprendono il loro lavoro.

Ho fatto attenzione per la prima volta a questa ripresa una volta visto il film finito. Nel film, l’inizio e la fine della ripresa sono accorciati – vediamo Heremias e la sua mucca camminare verso di noi e allontanarsi da noi solo per breve tempo. Mentre guardo sprofondo nel fiume e ascolto la scena, rapito dalla bellezza della natura, incantato dai suoni rilassanti dell’acqua che scorre; sento, comprendo che cosa significhi questo momento per Heremias. La presenza di Diaz sul set, la resistenza e la fede nella sua arte incarnano la fusione di ciò che il corpo di Lazaro rappresenta e la sua mitezza cerca. C’è solidità nello sguardo deciso di Diaz, umiltà nella sua pazienza e nell’incrollabile pazienza della sua macchina da presa. Pazienza che nasce da una convinzione.

Non l’avevo notato sul set, l’ho capito guardando il film. In piedi su quella strada sterrata, stavo ansiosamente anticipando la parola «Cut». Seduto sulla poltrona, al cinema, vorrei che questa ripresa andasse avanti per sempre…

(testo raccolto da Ekran tradotto da Rinaldo Censi)

 

CAST AND CREDITS

Heremias. Book One: The Legend of the Lizard Princess

Titolo originale: Heremias: Unang aklat. Ang alamat ng prinsesang bayawak; regia: Lav Diaz; sceneggiatura: Lav Diaz; fotografia: Mara Benitez; scenografia: Yeye Calderon; montaggio: Lav Diaz, Lia Martinez; musiche: Earl Drilon; interpreti: Ronnie Lazaro (Heremias), Jordan (The Cow), Sid Lucero (Sgt. Querubin), Dante Balois (Mang Tinong), Roeder (Jerry), Perry Dizon (Mando), Simon Ibarra (Ed), Mayen Estanero (Wife); origine: Filippine, 2006; durata: 540’.

Heremias. Book Two: The Legend of the Invisible Island

Titolo originale: Heremias: Ikalawang Aklat. Ang Alamat ng Isla Tagabulag; [Rough cut]; origine: Filippine, 2012; durata: 109’.

 

 

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