Misticismo felino

Giuseppe Aguanno
Jorge Luis Borges – Il Bibliotecario di Babele n. 12/2017
Misticismo felino

«Il gatto è per colui che fa le cose non per vuoto senso del dovere ma per il pro­prio piacere, splendore, forza, fantasia e fascino – per l’arpista che solo nella notte canta di antiche battaglie, o per il guerrie­ro che va a combattere simili battaglie per la bellezza, la gloria, la fama e lo splendore di una corte reale sulla quale non si proiet­ta ombra di debolezza o di democrazia.» Con queste rapide pennellate letterarie, nel saggio Gatti e cani Howard Phillips Lovecraft traccia, con la consueta mae­stria, un ritratto degli spiriti affini al gatto, affini perché in loro si riverberano i tratti fondamentali dell’aristocratica creatura cui è dedicato Il libro dei gatti immaginari, appena uscito per Jouvence. Ideata e cu­rata da Gianfranco de Turris, l’antologia raccoglie venticinque racconti di autori italiani il cui protagonista assoluto (o qua­si) è sempre l’amato felino. I generi lette­rari affrontati sono i più vari: si va dal noir all’horror, sino al fantastico, senza trala­sciare il racconto realista, le ambientazioni storiche o i toni umoristici.

Ad accompa­gnare ogni storia troviamo un’illustrazio­ne di Dalmazio Frau, pittore e narratore romano da sempre vicino alla letteratura dell’immaginario. Ci introducono in que­sto viaggio una presentazione di Marina Alberghini, scrittrice e pittrice fiorentina (nonché Presidente dell’Accademia dei Gatti Magici!), e un’approfondita intro­duzione del curatore, nella quale vengono esposti i criteri alla base della scelta degli autori e degli argomenti. In appendice, il saggio di Lovecraft citato in apertura, un inno all’ailurofilia più autentica, stilato tra l’altro con un certo senso dell’umorismo che, a differenza di quanto vorrebbero gli stereotipi diffusi sullo scrittore, non man­cava affatto al Solitario di Providence.

Tra gli autori troviamo nomi noti e meno noti nella scena fantastica (ma non solo) italia­na, uniti nel raccontare, ognuno in base al proprio stile, storie in cui l’amico felino mostra di volta in volta i propri aspetti più romantici o inquietanti, affettuosi o mi­steriosi. La cornice entro cui si muovono i protagonisti a quattro zampe mette in risalto l’aura di misticismo che da sempre li circonda, causa prima del rispetto tribu­tatogli dai popoli antichi più illuminati e nel contempo motivo della diffidenza su­scitata nelle civiltà occidentali nei momen­ti in cui s’approssimava la barbarie.

Dalle storie emerge chiaramente un elemento comune nelle raffigurazioni tratteggiate del nobile animale (un alcunché di cui gli amanti dei gatti hanno coscienza): esso sa. Conosce qualcosa di cui noialtri non abbiamo nozione perché il suo sguardo va­lica strane dimensioni e la sua essenza può spingersi oltre il comune “vivere” esperito dai sensi terreni. In altre parole, i felidae in questione sono, per dirla con Lovecraft, i «Guardiani della Soglia». Ciò di cui si parla è un’entità mezzana, ineffabile; con ogni felpata movenza rivendica lo stato di creatura quasi sovrannaturale, a metà fra il mondo della veglia e universi remoti, ma lo fa con eleganza e discrezione: per l’innato senso di decoro proprio del vero aristocra­tico, si astiene dal mettere in minoranza il padrone – definito tale solo per convenzio­ne – pur avendo i mezzi per farlo; sarebbe una caduta di stile imperdonabile… Ed è con tale consapevolezza che occorre ap­procciarsi a quest’antologia, una lettura senz’altro coinvolgente per gli amanti dei felini, ma che ha tutte le carte in regola per arrivare a un pubblico più ampio, grazie alla qualità dei testi proposti.

Aa.Vv., Il libro dei gatti immaginari, a cura di Gianfranco de Turris, Jouvence, Milano 2016, pp. 392, € 24.

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