Non avremo un altro D10S. Diego Armando Maradona una vita da cinema

Boris Sollazzo
2021-11-24 08:42:39
Non avremo un altro D10S. Diego Armando Maradona una vita da cinema

Boris Sollazzo: «Vi spiego chi è Maradona per i napoletani. E lo faccio con un viaggio nel cinema»

Il critico cinematografico ha scritto una “biografia sentimentale” del Pibe de oro, “Non avremo un altro D10S”

 «Maradona per i napoletani ha rappresentato l’opportunità del riscatto e al tempo stesso il parente più stretto con cui si va d’accordo: Diego era uno di famiglia”. E’ così che Boris Sollazzo spiega cosa El pibe de Oro abbia rappresentato per i napoletani. Una cosa che – secondo il critico cinematografico – non ha molti eguali nella storia dello sport nostrano.
Boris Sollazzo, scrittore, speaker di Radio Rock e Radio 24, direttore del Linea d’ombra FilmFestival di Salerno, sul numero dieci che ha segnato la storia del Napoli ha scritto un libro: “Non avremo un altro d10s”, Diego Armando Maradona una vita da Cinema.
«Quella di Maradona – continua Sollazzo – è una vita da cinema. Io non volevo fare l’ennesima biografia di Maradona, l’hanno scritta in tanti, lui compreso con “Io sono el Diego”. Volevo, tramite tutto quello che so su di lui, grazie ai tanti libri letti e ai tanti film che ho visto, tracciare una biografia emotiva di Diego»
Boris parla di Maradona come potrebbe parlare di un fratello, di un cugino o di un parente. In realtà ci conosciamo da anni, siamo amici, abbiamo parlato di Maradona migliaia di volte. So quanto conti per lui e per i tifosi del Napoli quel genio con la maglia numero 10 sulle spalle.
Ci incontriamo in tarda mattinata in un bar di Talenti, a Prati Fiscali. Lui è già lì quando arrivo, lo trovo seduto con entrambi i figli al tavolo. Sembra sveglio da molto  più di me. E molto probabilmente è così, visto che – da buon papà – sarà sveglio almeno da quattro cinque ore.
Mentre mi racconta tutto questo accanto a lui – impegnato a fare colazione  con noi – c’è Carlo, il primogenito di Boris, che non si chiama Diego per puro caso: è nato qualche mese dopo il cuginetto, Diego. E due “Diego” si sa, in famiglia sarebbero troppi.
Bruno, il secondogenito, dorme placidamente nella culla con il nostro chiacchiericcio e il tintinnio delle tazzine del bar a fargli da fastidiosa ninna nanna.
«La mia presunzione – racconta Boris mentre con il braccio destro culla Bruno e con il sinistro gesticola continuamente – era quella di sanare un senso di colpa che hanno tutti i napoletani»
Quale?
«Non siamo riusciti a salutarlo, non siamo stati in grado di aiutarlo quando ne aveva bisogno, in qualche modo ci sentiamo in colpa come se lo avvessimo abbandonato. Il napoletano non si da pace perché non siamo riusciti nemmeno a salutarlo. Il nostro è un amore interrotto. Arriva in una città in festa, con 80mila persone in delirio per lui al San Paolo. Invece se ne va di notte, quasi fuggendo. E anche questo viene raccontato nella sua “filmografia”.
In molti fanno fatica a capire il legame tra Maradona e Napoli 
«Maradona, e questo lo spiega molto bene Sorrentino nel suo film, lotta per un mese e mezzo con il Barcellona per venire al Napoli. E già questo è incredibile per i napoletani. Lui arriva e – in non poco tempo –  dimostra che a Napoli puoi vincere e che anche in questa città si può far trionfare la bellezza. Diventa il simbolo e il leader che la città non ha mai avuto. Il Masaniello che non si è venduto al Re. Noi amiamo Diego, non ci sarà nessun altro campione che avrà un impatto così su questa città. L’Argentina si è divisa su Maradona, Napoli mai. Ma Anche Alessio Maria Federici (autore della prefazione del libro ndr), con il suo Maradonapoli che in qualche modo mi ha ispirato, racconta bene questo legame».
E per questo viaggio nell’amore tra Napoli e Maradona si è scelto il cinema come filo conduttore.«Si, mi interessava farlo con quello che so meglio, il cinema appunto. Un’idea nata dalla direttrice della collana Fotogrammi  Ilaria Floreano e che io ho accolto con entusiasmo. I film che vedono Maradona protagonista sono una trentina, quelli che lo citano un centinaio. Per fare un raffonto Pele è a quota 5. Maradona è un genere cinematografico».
Un paio di anni fa, in epoca pre-pandemica, ho avuto la fortuna di assistere ad una CineCena: ovvero un format portato avanti da Sollazzo e dallo chef Kaba Corabi, che consiste in uno speciale mix tra cinema e cibo. Le incursioni cinematografiche del critico, con tanto di proiezioni di spezzoni di film, intervallate dai piatti di Kaba. E –  in qualche modo precursore del libro – la Cine Cena dell’ottobre del 2019 – era appunto dedicata a Maradona, tra un racconto sul Diego di Kusturica e l’assaggio della Diego Armando Macedonia. Un piacere per gli occhi, le orecchie e per il palato.
C’è un legame tra quella serata e questo film?
«Sicuramente fu un’occasione per “sistematizzare” tutto quello che sapevo sul Maradona cinematografico. Mettere in ordine pensieri, ricordi, e film che in qualche modo avevano a che fare con lui».
Il libro parte dalla contrapposizione tra Maradona e Diego.Una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde?
«Non proprio. Diego e Maradona sono complementari. Maradona è necessario a Diego per sopportare il successo e da tutto quello che ne deriva. Maradona è quello che parla di sé in terza persona, Diego è quello che spende milioni in beneficienza. E’ come se lui costruisse una sorta di avatar “arrogante” che lo protegge dallo star system, che lui sfrutta da buon ex povero, ma che lui non sopporta. Diego diceva sempre “Il mio sogno è giocare con i bambini in uno stadio di bambini”. Diego non sopporta il mondo che frequenta Maradona. Ed  una delle grandi intuizioni del documentario “Diego Maradona” di Asif Kapadia. E’ qui che Signorini, il suo storico preparatore atletico dice “C’è Diego e Maradona, io amo Diego, non sopporto Maradona”. E Signorini è uno dei pochi che non l’ha tradito».
Tre film che sono fondamentali nella cinemagotrafia di Maradona?
«Partirei dal film di Marco Risi “Maradona – La mano de Dios”. Rimane nella memoria il finale del film: un Diego che sta malissimo, grassissimo, in un letto d’ospedale, interpretato da Marco Leaonardi. Lui qui alla moglie Claudia dice “Qui ci sono persone che dicono di essere Napoleone, e gli credono. Io dico di essere Maradona e tutti ridono. Poi senza dubbio Maradona by Kusturica, perché per la prima e unica volta Maradone e Diego sono insieme, e lui, cantando una canzone, riesce a spiegare che condanna sia stata essere Maradona.
Poi la terza citazione è sicuramente per il film di Sorrentino,”È stata la mano di Dio”, forse quella che mi rappresenta di più. Al protagonista viene chiesto dal fratello se preferisce “una chiavata” con zia Patrizia, che rappresenta il suo immaginario erotico (una splendida Luisa Ranieri ndr) o Maradona al Napoli,  e lui sospirando risponde: “Maradona al Napoli”».
Il libro si chiude proprio con un’intervista a Sorrentino
«Sì. Il film di Sorrentino è fondamentale nella “cinematografia maradoniana” Il Maradona di Sorrentino è Godot che incontra Troisi. E’ un sogno che diventa realtà nell’incredulità. E’ un Dio che scende sulla terra e viene raccontato con la delicatezza e l’ironia di Troisi»
Nel penultimo capitolo tifosi e vip descrivono Maradona in una frase. Insomma: Chi è Maradona?
«Sarebbe facile dire che Maradona è tutto. Maradona è l’educazione sentimentale alla bellezza. Non farei il critico cinematrografico se lui non mi avesse educato alla bellezza».Non avremo un altro D10S, Diego Armando Maradona una vita da Cinema.
Edizioni Bietti, Bietti Fotogrammi, pp. 120, edizione Kindle e cartacea su Amazon (2.69/4.99 euro), ePub su Bietti.it (1.99 euro)

Marco Esposito ©Leggo 24 novembre 2021

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