La campagna dodio contro il Presidente Berlusconi
La campagna d’odio contro il Presidente Berlusconi e le analogie con la storia italiana
Milano, 13 dicembre 2009. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, viene ferito in un agguato. L’aggressione fisica a Berlusconi, vittima ormai da più di quindici anni di un odio profondo, è figlia di un clima avvelenato, seminato a piene mani da irresponsabili, e che in qualche modo riporta ad altri periodi della storia politica italiana . Si ripropone di seguito un articolo di Vincenzo Merlo, pubblicato il 17 giugno 2005 su “Ragionpolitica.it”. Articolo che appare, anche a distanza di più di quattro anni, straordinariamente attuale. Ad esso segue un commento del 22 dicembre u.s. dello stesso autore.
La sinistra italiana, almeno nelle sue componenti principali, dimostra di essere sempre uguale a se stessa e sembra ricalcare da vicino, anche negli ultimissimi anni, i tratti peggiori della storia del movimento comunista: demonizzazione dell'avversario politico e deformazione della realtà (teorizzate da sempre da Lenin, tanto per citare un nome), sembrano infatti anche oggi prevalere su quelle voci, pur presenti in significativi spezzoni della nostra opposizione, che si sforzano invano di evitare derive estremistiche. Chi si stupisse della criminalizzazione riservata in questi anni alla persona di Silvio Berlusconi, prima che alla sua azione politica, dovrebbe ricordare situazioni che il nostro Paese ha già vissuto, in qualche caso traumaticamente: come non fare paragoni con i cori che si levavano dalle piazze rosse nel 1948 al motto di "Vattene via, odiato cancelliere [De Gasperi], o lo faremo noi a calci nel sedere"?
Sempre contro De Gasperi le sinistre inscenarono fuochi d'artificio a causa dell'adesione del nostro Paese alla Nato ("la D.C. vuole la guerra..."), coniando poi la definizione di "legge truffa" per una riforma della legge elettorale che, se approvata, avrebbe garantito, nel 1953, maggiore governabilità al Paese. Negli anni a seguire le demonizzazioni operate dall'estrema sinistra hanno continuato a riversarsi su esponenti democristiani ed alleati con eguale violenza verbale; nella memoria degli italiani sono rimaste espressioni quali "fanfascismo", "Andreotti capo della mafia", "D.C. amica degli stragisti", "MSI fuorilegge, a morte la DC che lo protegge", socialisti "traditori e banditi" ed altre amenità varie. Il comune denominatore di questi "delinquenti", additati sprezzantemente alla gogna e al pubblico ludibrio? Non stare dalla parte dei "rossi", gli unici "illuminati" in grado, col dito alzato, di stabilire il giusto e l'ingiusto, il bene e il male...
Il crollo del comunismo aveva fatto sperare che anche nel nostro Paese si sarebbe approdati ad un ripensamento critico degli errori storici, delle valutazioni sbagliate, delle criminalizzazioni personali che quella ideologia inevitabilmente recava. Temo che i comportamenti dell'opposizione italiana di questi ultimi anni non incoraggino più speranze in tal senso.
Emblematico di uno dei periodi più feroci nella lotta politica italiana fu senza dubbio il manifesto pubblicato su “L’Espresso”, in tre successive numeri, apparsi in edicola a partire dal 13 giugno 1971. In quel documento, di chiara matrice marxista-leninista, si sosteneva che il commissario Luigi Calabresi (ucciso poi l’anno successivo a Milano), fosse il responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, e si chiedeva inoltre di ricusare i “ commissari torturatori, i magistrati persecutori, i giudici indegni”.
756 intellettuali (!?) aderirono all'iniziativa sottoscrivendo il manifesto. Tra i firmatari c'erano artisti, registi, editori, giornalisti, politici, accademici, filosofi, scienziati, sindacalisti e, in generale, molti tra i più noti esponenti della società e della cultura italiana del tempo.
L'elenco dei firmatari del manifesto de l'Espresso (di cui di seguito pubblichiamo una parte) e le scansioni delle fonti, sono disponibili nel blog www.memore.splinder.com che, a riguardo, risulta tra le poche fonti non parziali in rete.
* Enzo Enriques Agnoletti
* Giorgio Amendola
* Franco Antonicelli
* Giulio Carlo Argan
* Gae Aulenti
* Andrea Barbato
* Franco Basaglia
* Marco Bellocchio
* Giorgio Benvenuto
* Bernardo Bertolucci
* Alberto Bevilacqua
* Norberto Bobbio
* Giorgio Bocca
* Giampiero Borella
* Mauro Calamandrei
* Pierre Carniti
* Andrea Cascella
* Liliana Cavani
* Camilla Cederna
* Lucio Colletti
* Furio Colombo
* Luigi Comencini
* Gillo Dorfles
* Umberto Eco
* Giulio Einaudi
* Federico Fellini
* Inge Feltrinelli
* Franco Fortini
* Giovanni Giudici
* Vittorio Gorresio
* Ugo Gregoretti
* Renato Guttuso
* Margherita Hack
* Vito Laterza
* Carlo Levi
* Primo Levi
* Nanni Loy
* Dacia Maraini
* Carlo Mazzarella
* Paolo Mieli
* Giuliano Montaldo
* Morando Morandini
* Alberto Moravia
* Toni Negri
* Grazia Neri
* Luigi Nono
* Gian Carlo Pajetta
* Pier Paolo Pasolini
* Paola Pitagora
* Fernanda Pivano
* Giò Pomodoro
* Gillo Pontecorvo
* Paolo Portoghesi
* Domenico Porzio
* Folco Quilici
* Giovanni Raboni
* Carlo Ripa di Meana
* Vittorio Ripa di Meana
* Angelo Ripellino
* Carlo Rognoni
* Lalla Romano
* Carlo Rossella
* Salvatore Samperi
* Natalino Sapegno
* Sergio Saviane
* Eugenio ScalfariI
* Enzo Siciliano
* Mario Soldati
* Paolo Spriano
* Vittorio Taviani
* Carlo Taviani
* Paolo Taviani
* Massimo Teodori
* Umberto Terracini
* Tiziano Terzani
* Duccio Tessari
* Ernesto Treccani
* Giuseppe Turani
* Emilio Vedova
* Lucio Villari
* Livio Zanetti
* Cesare Zavattini
* Bruno Zevi"
Certo fa un po’ specie pensare che buona parte di questi (cattivi) “maestri”, lungi dal fare autocritica (un pentimento rispetto alla sottoscrizione di quel manifesto è stato infatti espresso, che ci risulti, solo da Paolo Mieli, Lucio Villari, Massimo Teodori, Carlo Rossella), continui tuttora a pontificare. E forse deve far riflettere che lo stesso settimanale "L'Espresso" (Gruppo Espresso-Repubblica) dopo trentotto anni di distanza, nella copertina del numero del 16 dicembre 2009, scriva di Berlusconi:"Scaduto - I rapporti con i clan mafiosi. Lo scontro con Fini. I guai con la moglie Veronica e con le escort. L'impero conteso tra i figli. L'anno orribile di Silvio Berlusconi".
Come dire?
Questo film l'abbiamo già visto. Non ci è per nulla piaciuto. Non vorremmo rivederlo.
Vincenzo Merlo
Autore: Vincenzo Merlo