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La Biennale di Venezia (bozza)


La 53esima Biennale d'arte veneziana:

fare mondi ... o una babele di sguardi ?

 

Alfredo Pasolino

 

Diretta da Daniel Birnbaum è tornata la Biennale d'arte veneziana con la mostra <Fare mondi>.

E' il tema del suo direttore, con la partecipazione di 77 paesi, il Leone d'oro a Yoko Ono, una

pioniera dell'arte concettuale presente alla Biennale, e a John Baldessari. Smantellata la facciata

di quello che fu il nostro Padiglione "Italia", ora si chiama Palazzo delle Esposizioni della Biennale.

 

 All'Arsenale le mostre si susseguono incalzanti, l'allestimento è più vivace e più mosso fino a diventare talvolta caotico, sotto il segno di un confuso globalismo, una babele di sguardi all'Arsenale, ma molti comunque sono gli elementi stimolanti. L'accurato allestimento dà respiro alle opere che si distinguono per intrinseca qualità. In genere tanta ideologia

e ... assenza di ideologie, vale a dire di scelte di tendenze.

 Come vedere la Vucciaria di Guttuso accanto a un grande Castellani bianco; è un azzardo efficace e funziona. Negli spazi ampliati del Padiglione Italia, 1800 metri quadrati per mettere in evidenza

 l'arte del nostro Paese, e sarebbe difficile non vederla perché la gigantesca scritta <Italia> campeggia all'ingresso.  La pittura dove va ?  Dopo tante polemiche, qui c'è poco di passatista.

Ci sono venti artisti (di cui molti trentenni), alcuni eccellenti, alcuni meno, alcuni innovativi, altri che mediano fra tradizione e futuro. Uniti all'Omaggio a Marinetti, rispondono al tema < Collaudi, Omaggio a Marinetti >. Va sottolineato il tema che aveva generato, forse, altri equivoci, perché qualcuno aveva pensato a qualcosa che somigliasse  a una rassegna pseudo-futurista. E' solo omaggio - spiega il suo Curatore - alla rivoluzionaria idea del Futurismo : la contaminazione di linguaggi. E la pittura ? Solo due artisti con l'idea della pittura-dipinta, che vuole essere una riflessione su alcune opere-chiave. Altri, emblematici  si sono avventurati in una strada completamente divergente. Tanta ideologia, ma l'arte dove'è ? Altri si avventurano in strade completamente divergenti. E' il caso del suggestivo video dei Masbedo (Nicolò Masazza e Jacopo Bedogni) che, in <Schegge d'incanto in fondo al dubbio >, rappresentano con drammatiche immagini monocrome la perenne lotta dell'uomo con la natura. E' il caso di Giacomo Costa con i suoi < Private Gardens >, 24 suggestivi pannelli

luminosi, completamente elaborati al computer, dove alberi e arbusti si inerpicano su macabri edifici

di un industria dismessa, annunciando la disfatta delle costruzioni umane.

Il tema del rapporto uomo-natura è presente anche in altri giovani artisti, come Matteo Basile, con

< Disoriented >, grandi stampe a colori su alluminio e plexiglas, dove i tradizionali concetti di oriente e occidente, si confondono in un sud-est asiatico che perde le sue antiche culture, ma non la speranza di una rinascita. Un'immagine di natura apre anche l'esposizione di " Aurora Occidentale " di Roberto Floreani, pittore informale che sposa preziose tecniche rinascimentali alla bidimensionalità dell'esperienza astrattista : < Il senso della mia pittura - dice l'artista, accennando ai suoi tipici cerchi, ora in un rosa aurorale, ora in una grigia  - Daemmerung, è sempre un messaggio di ascesa spirituale.

Al futurismo si sono ispirati dichiaratamente, il luminoso < Hangar / Baletto plastico > di Marco Lodola, e le mappe coloratissime di Davide Nido, il ritorno all'antico rapporto dell'artista con la sua <bottega>; è al centro il bellissimo lavoro di Bertozzi e Casoni,  geniale coppia  di scultori della  ceramica. La loro grandiosa opera <Composizione finita e non finita> si compone di arte concettuale 500 cassette di pronto soccorso; simbolici contenitori di una folle cosmogonia di volti, mani, teste, fra pennelli e tubetti di colore. Non solo arte ma anche il messaggio umano.

Dal tempo di Casanova, Venezia si sveglia fingendo di essere una città vera, mondiale, anche se lo sanno che esistono solo i turisti.  La verità è che i suoi veri attuali residenti sono le orde di giapponesi con le macchine fotografiche a tracolla, gli americani in luna di miele , i turisti che viaggiano con lo zaino e non tirano fuori un euro, i biennalisti affetti da postumi delle sbronze .. di birra e.d'arte! Una Biennale che si muove in un'ottica di attività permanente deve dotarsi di spazi dedicati ai visitatori. L'Italia dovrebbe tornare a essere il Paese dove gli artisti disegnano gli spazi per la vita,

come l'arte italiana, nei secoli, ha insegnato al mondo.

Tante idee e soprattutto ben confuse, sotto il segno di un confuso globalismo, e fra tante

provocazioni fatte per stupire si sono viste anche opere convincenti: attenzione alle avanguardie

 e spazi di rilievo per il "made in Italy".

C'è un momento, una volta ogni due anni, in cui l'Italia diventa capitale mondiale dell'arte contemporanea. La Biennale di quest'anno si è annunciata nel segno dei grandi numeri, a partire dalla

inaugurazione. Artisti che fra teatro e happening hanno inaugurato la rassegna mettendosi in scena o

allestendo vere e proprie rappresentazioni. Difatti, i giorni dell'apertura ( sette giugno) erano fatti di fascinose ma labili rappresentazioni. Insomma ci sono stati momenti effervescenti, quelli che hanno preceduto l'apertura al pubblico della Biennale (che chiuderà il 22 novembre), giorni chiamati in gergo <preview>, e sono anteprime riservate ad un pubblico eterogeneo di specialisti : di giornalisti, fotografi, critici, mercanti, gli editori, agli <happy few> che riescono essere sempre dappertutto. Quasi 6000 gli accrediti chiesti dai giornalisti, per due terzi stranieri, che all'inaugurazione hanno formato lunghe code davanti all'ufficio stampa, protestando per l'attesa sotto

il sole, rimediando con la distribuzione di bottiglie d'acqua e all'apertura anticipata dei cancelli.

Certo, il caldo veneziano di giugno, soffocante, come direbbe uno dei membri di questo clan dei critici snob accreditati ..., pochi felici, qualche migliaio in realtà !, lo si è potuto fronteggiare facendo ricorso al più interessante degli artisti, che in ogni Biennale la fa sempre da padrone : il Bellini. Fiumi di Bellini, gelati, torrenti di prosecco e succo di pesca, accompagnano ogni installazione, ogni video, ogni performance, ogni festa, ogni party, ogni cocktail ... Insomma, vedi arte a tonnellate - per dirla con Jeffrej, detto Jeff, personaggio di fantasia, protagonista del nuovo romanzo di Geoff Dyer : Amore a Venezia, ospite della precedente Biennale -  vai alla festa, scoli fiumi d'alcool per ore e ore,

 e torni con i postumi di una sbronza, il taccuino vuoto di appunti, e un accenno di herpes. , vedi o spari stronzate per ore e ore e anche opere convincenti, ospitate nel padiglione italiano di <pittura figurativa> e il resto del mondo <avanguardista>. Un'esperienza definitiva e immutabile.

La laguna come specchio dell'arte contemporanea, le isole come approdi in un arcipelago di visioni,

si è trasformata ancora una volta in uno straordinaria <isola felice dei critici snob> . Feste, alcool e ore piccole, ma resta sempre l'ennesima vetrina per sentirsi arrivati. Venezia in una grande vetrina per i linguaggi creativi d'oggi, o di un passato che è appena ieri. Una città che cambia almeno per qualche mese, e una Biennale che si rinnova negli spazi e nei percorsi, nel senso di un grosso arcipelago eterogeneo che rende la situazione complessa e articolata della modernità.  L'edizione 2009 della Biennale è infatti composta da differenti progetti, come isole di un arcipelago, la proposta metodologica atta a rendere la situazione complessa e articolata della contemporaneità, a fornirci diversi punti di vista e a suddividere in più agevoli percorsi di lettura una Biennale tanto ricca di presenze quanto il paradiso dei giornalisti chiamati, accreditati e indaffarati davanti ai tanti buffet imbastiti per le conferenze stampa, in quella che è la città più bella del mondo, Intanto se< sei in nota spese> però  la puoi modificare come vuoi, perché quasi sempre riesci a mangiare gratis. Qui, hai l'idea di far parte degli happy few che parlano solo di arte e di valori.  Arte moderna e nuovi talenti ... da vendere : tra gli specchi rotti dell'artista Michelangelo Pistoletto alle corderie dell'Arsenale e morti annegati in piscina, stile Viale del tramonto, spunta pure l'arte. Tutto il mondo all'Arsenale ! Più sogni che conflitti ? Più conflitti che sogni ! Oltre alle provocazioni fatte per  stupire si sono viste ancora  delle opere convincenti. Al Padiglione Italia vince la contaminazione e i nostri creativi riscoprono la materia. Sudati e piegati da cataloghi che pesano chili e chili e che ci trasciniamo dietro nelle false borse di griffe che ai Padiglioni ti danno gratis, obbligato a privilegiare lo sguardo sui fatti antropologici, sui conflitti sociali e di costume, il riformismo sperimentatore messo in pista da Daniel Birnbaum, tenti così di amalgamare a Venezia tutto e il contrario di tutto <molteplicità, diversità e contraddizioni, una babele di sguardi. Ma per quanto rumorosa e variopinta una <fabbrica di sogni> non sostituisce affatto, e fa rimpiangere la rigorosa <fabbrica dei segni>, in cui consistono l'identità e il valore proprio dell'arte visiva.

 

 

 


Autore: Alfredo Pasolino


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