Torino Artissima
Torino Artissima 2009
Alfredo Pasolino
I numeri: 127 le gallerie italiane e straniere presenti in questa edizione, 45 mila i visitatori tra gli stand del Lingotto, 7 mila gli spettatori del cartellone “Accecare l'ascolto”, con quindici eventi in cinque sale della città.
Le città italiane sono note in tutto il mondo per il patrimonio artistico che custodiscono, segno indelebile che le contraddistingue. Nel medesimo tempo, contemporaneamente, continuano a vivere come fucine creative. Sono luoghi in cui la circolazione delle idee e gli scambi culturali proseguono, grazie al sapere delle loro università, al turismo, alla dinamicità del mercato dell'arte. E' il caso di Torino: rinata dalle ceneri della crisi industriale, si è poi riscoperta città d'arte e cultura, investendo il suo futuro nel nuovo polo turistico, forte delle opere che la abbelliscono e che dànno piena testimonianza di consolidato centro nevralgico nel crocevia culturale europeo, in storia, civiltà e nuove frontiere del sapere scientifico e tecnologico, presentandosi agli appassionati e ai protagonisti dell'arte con
l'edizione 2009 di “Artissima”, la rassegna che coniuga arti visive, nuovi linguaggi dell'immagine video, cinema e teatro, con Arte Basel.
Anche quest'anno l'autunno torinese si è aperto con Artissima, l'unica fiera d'arte moderna e contemporanea, con i patrocini del Comune di Torino e della Regione Piemonte, a riprova di una rinnovante sinergia tra Artissima e le istituzioni. Un legame fondamentale per dare vita a un sistema permettendo al pubblico, durante i giorni della fiera, di calarsi in una vera festa dell'arte. La presenza di gallerie straniere è un investimento su cui Artissima fa molto bene a puntare per rafforzare quel fattore estero che da sempre rappresenta la vera spina nel fianco delle fiere d'arte italiane. Bella mossa e ottimo auspicio, anche quella di ospitare Premi e Fondazioni, istituzioni create da collezionisti, giurie e rappresentanze di rassegne europee, come Arte Basel, la più importante fiera del mondo. Successo dei visitatori tra gli stand del lingotto nelle quattro giornate. Anche se il lavoro di posizionamento sul mercato internazionale è più lento, dal momento che era stato deciso di puntare non su una fiera business ma sulla qualità dei contenuti. “La qualità prima di tutto”, era lo slogan del direttore di Artissima, Andrea Bellini, avendo puntato a un'alta specificità, tra i settori del Moderno, Contemporaneo e design.
Fino a ieri la kermesse aveva sempre sofferto, per usare una metafora calcistica della “sindrome della Juventus”: grandi potenzialità, in virtù di un'organizzazione fieristica di alto prestigio europeo, nella massima concentrazione di gallerie e collezionisti d'Italia. Sono cresciuti i visitatori ma le vendite hanno un po' risentito del periodo di crisi del mercato. Per quanto riguarda gli espositori, gli stand hanno offerto un panorama equilibrato ed esaustivo dei diversi settori dell'arte italiana e internazionale. Il programma di questa edizione 2009, che si è inaugurato con il piatto forte, il cartellone teatrale “Accecare l'ascolto”, con 15 artisti e cinque spazi teatrali, le circa 7 mila presenze che hanno suscitato sia le lodi, l’omaggio al leggendario Carmelo Bene che ha costruito diversi e formidabili ponti tra arte, teatro, performance e la città, come ha dichiarato Ulrich-Obrist, curatore del “Tempo del Postino”, trovando sia critiche che perplessità da parte del pubblico; soprattutto per taluni esordi, ma pure per la celebrazione di Pistoletto, dove non pochi si aspettavano anche la performance “spacca specchi” della recente Biennale di Venezia.
Una grande aspettativa che non è andata delusa. 127 le gallerie italiane e straniere, tra le più quotate, rappresentate da una selezione di opere di alto livello, dall'Espressionismo al Surrealismo, dal Futurismo al Dadaismo, dall'Astrattismo al Cubismo, senza tralasciare lo Spazialismo, l'Informale, la Pop Art, l'Arte Concettuale, il Nouveau Réalisme, l'Arte Povera, il Graffitismo e la Transavanguardia italiana.
Tra gli autori in esposizione, presenti pezzi dei maestri più quotati che hanno segnato l'arte nel secolo passato, che si sono confrontati con artisti nuovi delle nuove gallerie quest'anno presenti in fiera. Un vero crogiolo di epoche e stili diversi, nel quale si incontrano anche le correnti più recenti e innovative, dalla fotografia alla videoarte, proposte da alcune gallerie tra le più affermate. L'obiettivo è stato quello di fornire nuove chiavi di lettura e di interpretazione dell'arte moderna e contemporanea, per confrontare e fare interagire tra loro, i linguaggi delle differenti correnti e tecniche, sia culturali che professionali. Iniziative e Manifestazioni interne alla esposizione, per stimolare la curiosità dei visitatori, con un sovraffollamento di eventi culturali, accompagnandoli nel percorso tra esperti e nomi noti e protagonisti emergenti, e del fatto che gli orari della fiera non si sovrapponevano a quelli degli spettacoli per galleristi, collezionisti e il pubblico.
Eppure, sempre dietro alla grandi rassegne che nella fattispecie sono rappresentate, allineate alle varie “Milanocity” e la Fiera di Bologna, la vecchia Signora del collezionismo, Arte Fiera Padova, Reggio Emilia, “Altissima” da alcuni anni si è aggiudicata lo scettro del mercato delle nuove tendenze. Proprio come lo scudetto calcistico. Però “Altissima” pare sempre più decisa a puntare allo scudetto, e un domani, perché no?, anche alla Champions League.
Soddisfatta si è dichiarata Giovanna Cattaneo, presidente di Torino Musei, che organizza “Altissima”, il cui marchio (paradosso tutto torinese), è di proprietà del Comune e Provincia di Torino e Regione Piemonte. Soddisfatto anche il direttore Andrea Bellini che, con questa edizione chiude il suo triennio ad “Altissima”: è in pole position per la direzione del Museo di Rivoli, chiamato in causa per il Catalogo di “Altissima” (“Tutto quello che avreste voluto sapere su...”), e una sua voluminosa raccolta di interviste a Galleristi).
Concludendo: “Mi è sembrata un'edizione riuscita” - ha detto Patrizia Sandretti, “perché ha riconfermato il ruolo di “altissima” come fiera di ricerca, con un ruolo forse più di modesto contenitore ma importante nel panorama internazionale”. Le opere in vendita erano di qualità, e i prezzi non elevati hanno aperto le porte a un collezionismo comunque trasversale tra il Moderno e il Contemporaneo. Difatti, grande attenzione è stata
dedicata anche a chi era interessato all'acquisto delle opere, stando alle notizie degli esperti di economia. I collezionisti non hanno perso l'occasione di vedere riuniti in un'unica eccezionale esposizione, tanti gioielli dalle origini eterogenee. E il fatto che ci fossero gallerie aperte da poco ha potuto far conoscere, apprezzare e acquistare artisti giovani, che magari in sella, consacrati dalla critica nazionale, diverranno famosi.
Torino potrebbe giustamente ambire ad una fiera di livello europeo, alla pari di una vera “MiArt 2009”, il segreto sta proprio nella strategia: di avere attirato i grandi espositori internazionali, puntando sulla qualità, sugli osservatori dei Paesi anglosassoni, a conferma che a Torino c'è stata una grande aspettativa, e se “ci sono galleristi che non erano in fiera - ha spiegato il suo direttore - la cosa è voluta. Mi è sembrato un modo per coinvolgerli nella prossima edizione”.
Autore: Alfredo Pasolino